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"NON ABBASSERO' LE SERRANDE DELLA MIA ATTIVITA', MA SONO IN GINOCCHIO". Giuseppe Morelli, testimone di giustizia lancia un grido di aiuto.


Vibo Valentia. Non lascerà la sua terra e non abbasserà la serranda della sua attività. Quando lo dice gli trema la voce e trapela tutto il disincanto. Perché sono anni che Giuseppe Morelli ha scelto da che parte stare, diventando testimone di giustizia e facendo i conti con la sua scelta, quotidianamente. E ora è un imprenditore isolato e indebitato che chiede solo "una boccata d'ossigeno per poter tenere aperta la sua attività". In una terra dove passare dall'altra parte vuol dire essere segregati. Stigmatizzati. Ma soprattutto soli. "Mi stanno distruggendo nel silenzio" ci dice a denti stretti "ma io non cederò mai". Giuseppe vive nel vibonese, dove ha la sua attività. La sua storia sembra la pellicola di un film americano, dove riecheggia la legge del più forte. Intimidazioni, spari, taniche di benzina. Minacce ai figli. Inseguimenti. Tutto ciò nei confronti di un uomo che voleva solo lavorare in pace. Dignitosamente. La pellicola si riavvolge. Lo scenario è il Far-West calabrese, dove dominano faide e regolamenti di conti. Dov'è lo Stato è difficile dirlo. Qui certe regole sono la normalità e chi le infrange rischia tutto. Oggi Giuseppe è un bersaglio vivente, "un morto che cammina", come lui stesso si definisce in qualche intervista. Ma più di tutto è un esempio di grande coraggio e dignità. Giuseppe è un Uomo libero. Insieme a lui facciamo un salto nel passato. A quando il padre aprì il mulino, nel 1965. Dall' '88 l'attività è sempre più fiorente e Giuseppe ne prende le redini. All'inizio va tutto bene, il suo mulino rifornisce quasi tutti i panifici della provincia e la sua vita scorre tranquilla. Fino a quel maledetto giorno, in cui arrivano "loro". A vederli sembrano una banda di scalmanati, niente di più. Giuseppe non sospetta che siano collusi al malaffare di Polsi, cuore del crimine calabrese. Gli chiedono 35.000 euro subito. Poi 12.000 ogni Natale. Giuseppe i soldi non li ha e non si pone neanche il problema di un eventuale pagamento. All'inizio cerca di mediare, di capire. Poi decide di varcare la soglia e passare dall'altra parte. Lui sa bene che, una volta varcata la soglia, indietro non si torna. Ma non può immaginare quanto quel gesto cambierà la sua esistenza. Così si reca dai carabinieri e denuncia il tentativo di estorsione. Da allora a oggi sono passati più di tre anni. La sua attività è in ginocchio, la sua compagna ha perso un bambino nel corso di un inseguimento minatorio, i suoi figli hanno lasciato la scuola, la sua vita è una lunga e lenta discesa all'inferno. "Non abbiamo più clienti" ci dice "ci hanno isolati. E ci hanno detto che ci uccideranno".


Il copione del film è sempre lo stesso. Prima distruggono la serenità familiare. Poi ti tolgono il lavoro. Alla fine ti ritrovi solo. Cosa spinga un uomo a tenere duro e non arrendersi, in uno scenario come questo, è difficile immaginarlo. Perché nonostante tutto Giuseppe continua la sua battaglia. "Se fra una settimana non chiudi, la tua attività la chiudiamo noi, mi hanno detto così" continua Giuseppe "ma io non voglio abbassare la serranda della mia attività, nonostante ormai sono pieno di debiti. Ho bisogno di una boccata d'ossigeno per il mio mulino, ho bisogno d'aiuto". Se ci fossero più persone con il coraggio di Giuseppe sarebbe la 'ndrangheta a dover abbassare la serranda. Perché Giuseppe non si piega alla legge non scritta del malaffare. In una lettera scritta da Natasha, la sua compagna di vita, a Salvatore Borsellino, c'è scritto: 
"Ci hanno fatto terra bruciata intorno!!!!Nessuno più si serve del Mulino Morelli. Abbiamo lincenziato i nostri dipendenti, ormai siamo solo in due a lavorare, in qualche caso abbiamo provocatoriamente detto di voler regalare la nostra farina, ma ormai da che avevamo 70 forni siamo arrivati a 3!!!! Le chiedo: è questa democrazia? La sfiducia, la paura si possono combattere, sono stati d'animo, ma il lavoro e la protezione rispetto a chi denuncia non sono forse diritti elementari? Se il mio compagno sparisse che cosa mi direbbero le Istituzioni? Che bisogna combattere? Che bisogna lottare? Abbiamo denunciato, abbiamo testimoniato che cosa dobbiamo fare ancora? Dovremmo forse scappare per vivere rintanati in una località protetta e aspettare che le cose cambino? Non abbiamo forse contributio a farle cambiare ? Ma ora?????? "Ora? Questa è la domanda che martella la vita di chi si ritrova con le spalle al muro. Da una parte la 'ndrangheta che ti uccide lentamente, dall'altra il silenzio istituzionale, che uccide ciò in cui credi. "Tutto questo lo faccio per i miei figli, perché mio padre mi ha insegnato che si può vivere anche lavorando onestamente" ci dice Giuseppe, con tono deciso, quasi a far trapelare quel guerriero che c'è in lui. Anche suo zio, in punto di morte, si è rivolto al nipote strappandogli la promessa che non avrebbe mai pagato. Che non si sarebbe mai piegato alle leggi della 'ndrangheta. Leggi che governano la pellicola di questo film. E il protagonista è l'ennesimo eroe solitario che si batte contro tutto e tutti. Giuseppe Morelli, un uomo libero, a cui spetta di diritto poter continuare a vivere e lavorare, insieme alla sua famiglia, nella sua terra. Protetto dalle isituzioni. Sostenuto dalla società civile. Temuto dal malaffare. Perché il finale è ancora tutto da scrivere.

Giulia Zanfino
Mezzoeuro
Foto: internet

Pubblicato il 6/9/2011 alle 16.42 nella rubrica Nel segno del Toro - la Calabria in movimento.

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