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Aiello Calabro. Dibattito su "Dissesto idrogeologico e inquinamento ambientale". Le istituzioni negano l'esistenza delle navi dei veleni



Aiello Calabro. Rassicurare i cittadini e difendere l'economia della stagione balneare. Questo il probabile obiettivo dell'assessore regionale all’Ambiente, on.le Francesco Pugliano, nell'incontro tenutosi giovedì pomeriggio ad Aiello Calabro. Il macroscopico argomento affrontato, del resto, la dice lunga. Perché in, Calabria quando si parla di “Dissesto idrogeologico e inquinamento ambientale”, dire che và tutto bene è diventato un classico. Ed è chiaro che la Regione Calabria deve difendere a tutti i costi il fragile equilibrio su cui è adagiata l'economia della stagione estiva. Così, nell'incontro tenutosi giovedì 29 luglio, ad Aiello Calabro, paese colpito duramente dalle morti di cancro a seguito del quasi certo traffico di rifiuti tossici e radioattivi connessi alla torbida vicenda della Jolly Rosso, l'assessore ha smentito la possibile contaminazione delle nostre terre. Pur parlando a pochi chilometri dalla cava dove giace il cesio 137, uno ione radioattivo pericolosissimo rinvenuto da più di un anno nelle terre circostanti il fiume Oliva. Il tema trattato è certamente tra i più spinosi attualmente in circolazione in Calabria. E il tavolo dei relatori è ricco di geologi esperti, quali il presidente regionale dell’ordine dei geologi Franco Violo , il geologo Gino Merenda già direttore dell’Istituto per la protezione idrogeologica del CNR di Rende. Tra i relatori anche l’ambientalista e giornalista d'inchiesta Francesco Cirillo, oltre ai politici locali quali Michele Bruni, capogruppo consiliare di Alleanza per il progresso di Aiello Calabro, e il consigliere regionale del Pdl, Fausto Orsomarso. La fotografia scattata dai geologi e dell’ambientalista Cirillo è impietosa. Trapela l'immagine di una Calabria duramente ferita da veleni e dissesti idrogeologici. E proprio il geologo Franco Violo sforna dati incredibili, che nella sala fanno calare il gelo, nonostante il caldo afoso di quel pomeriggio estivo. Violo sottolinea come, in Calabria, negli ultimi due anni ci siano state 550 frane ed oltre 1000 smottamenti, e ciò nonostante manchino leggi specifiche per intervenire sul territorio. Manca, infatti, una legge sismica, una legge sulle cave e una sul territorio. Come se non bastasse, per intervenire sui danni subiti dalle nostre terre, occorrerebbero 4 miliardi di euro, e un investimento diretto, da gestire attraverso una rete di geologi che in Calabria c'è già, ma non viene sfruttata nelle sue potenzialità. Durante il dibattito sono state proiettate su uno schermo le inquietanti immagini delle frane avvenute negli ultimi anni in Calabria. E a mettere il dito nella piaga anche le dure affermazioni del dott. Merenda. E' lui che parla di 180 centri storici completamente abbandonati in tutta la nostra terra. 180 centri storici che potrebbero essere recuperati e, invece, sono stati dimenticati dai governi che si sono susseguiti nella regione. Uno su tutti il centro storico di Laino Borgo quasi ancora integro nonostante sia stato abbandonato da un decennio circa. Il dottor Merenda rivela di essersi opposto all’abbandono dell’intero paese di Cavallerizzo e di essere stato estromesso dai studi effettuati sul territorio, perché contrario a operazioni che prevedevano l’utilizzo di fondi europei e nazionali, in operazioni di riqualificazione assolutamente sterili. E sforna una competenza mostruosa condita a una profonda amarezza, per come sono state trattate professionalità come la sua, negli anni pregressi.

Manifestazione per la verità sulle navi dei veleni, 2004

L’intervento di Francesco Cirillo, seguito a quello di Merenda, è stato accolto dall’ applauso di tutti i presenti in sala. Cirillo è conosciuto da tempo nel territorio, per le sue battaglie sulle navi dei veleni, e all’ingresso della sala il banchetto allestito per la vendita del suo ultimo lavoro, è stato preso d'assalto. Il libro tratta proprio della torbida vicenda degli affondamenti di navi cariche di rifiuti radioattivi, nei fondali del Tirreno cosentino. Così “La notte di Santa Lucia”, ultima fatica del giornalista, è andata letteralmente a ruba. Cirillo, nel suo intervento, racconta la sua Calabria, sottolineando la rottura del rapporto fra l’uomo e la natura. Una rottura dovuta da uno sviluppo del territorio, da lui definito “scriteriato”, che ha visto l'edificazione selvaggia deturpare spiagge, fiumi e consegnare il territorio alle ‘ndranghete, che, secondo Cirillo, hanno sotterrato rifiuti tossici ovunque. Cirillo è convinto che i propri fusti tossici trasportati dalla Jolly Rosso non siano una chimera e che quel carico radioattivo sia stato sotterrato sul letto del fiume Oliva, nella cava e nelle briglie adiacenti. Riferisce di quanto detto dalla Procura della repubblica di Paola rispetto ai centomila metri cubi di rifiuti tossici rinvenuti nella valle dell'Oliva, paragonando quella massa di veleni a un Colosseo seppellito nel fiume. E subito dopo il suo intervento sono arrivate le rassicurazioni, offerte al pubblico dai rappresentanti istituzionali. Prima il consigliere regionale Orsomarso, poi l’assessore regionale all’Ambiente, Pugliano, poi il sindaco di Aiello Calabro, Iacucci. I tre sono concordi nell'affermare che le navi dei veleni non ci sono perché lo hanno detto la ministra all’Ambiente e alla tutela del Territorio e dei Mari, Stefania Prestigiacomo e i tecnici della Mare Oceano, l'imbarcazione che ha effettuato i rilievi sulle zone sospette, mesi addietro. Poco importa che il proprietario della Mare Oceano sia, di fatto, quall’Attanasio amico di Berlusconi e testimone al processo Mills; lungo il fiume Oliva non ci sono scorie radioattive perché lo ha affermato l’Ispra (istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale) che è un soggetto legato al Ministero dell’Ambiente. Quindi solo chiacchiere quelle degli ambientalisti catastrofisti. E sia l’assessore Pugliano, che Orsomarso si rivolgono a Cirillo, ritenuto per l'ennesima volta la “Cassandra” della Calabria pulita. Ma ad attenderli non è solo l' infiammata risposta di Cirillo. Vi è anche la reazione dell'intera platea. Diversi cittadini chiedono la parola e rivolgendosi direttamente all’assessore all’ambiente ricordano l'ecatombe silenziosa legata alle morti per tumore, che ha messo in ginocchio l'intero territorio. E ricordano i fiumi di testimonianze susseguitesi negli anni, sui presunti traffici di rifiuti. E’ un fuoco di fila che fa vacillare i rappresentanti delle istituzioni, obbligati a fare i conti, sulla propria pelle, con lo stato di esasperazione esistente nelle popolazioni locale, che vedono svanire la possibilità di raggiungere una qualche verità su quanto è avvenuto lungo il fiume Oliva e nel mare antistante. Il sindaco Iacucci, sollecitato dalla sua minoranza in consiglio, dice che si costituirà parte civile quando finirà tutta la storia e solo se necessario. Adesso Iacucci afferma di non vederne l’urgenza e chiede alla Procura di Paola di sollecitare tutte le procedure riguardo ai prelievi, pe mettere la parola fine a questa dolorosa vicenda. Eppure sembra non siamo ancora vicini alla verità, sulla vicenda delle navi dei veleni. La parola “fine” è lontano dall'esser posta.


Giulia Zanfino

Mezzoeuro 31/07/2010

Foto: internet

Pubblicato il 2/8/2010 alle 20.9 nella rubrica Nel segno del Toro - la Calabria in movimento.

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