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diritti
Infiltrazioni mafiose nel Comune di Corigliano? L'On. Angela Napoli interroga il Ministro dell'Interno.
23 febbraio 2011


Pasqualina Straface, sindaco di Corigliano, iscritta nel registro degli indagati per concorso esterno in associazione mafiosa


Interrogazione a risposta scritta


Al Ministro dell’Interno – Per sapere - premesso che:


  • l’ interrogante con atto n. 4/08647 del 20 settembre 2010 ha chiesto di avviare le procedure utili a decretare lo scioglimento del Civico Consesso di Corigliano per infiltrazione e condizionamento di tipo mafioso;


  • il 27 settembre 2010 è approdata nel Comune di Corigliano la Commissione d’Accesso;


  • l’interrogante aveva ritenuto di dover rivolgere la richiesta a seguito dell’operazione denominata “Santa Tecla”, che in data 21 luglio 2010, su disposizione della DDA di Catanzaro, aveva portato a 67 ordinanze di custodia cautelare in carcere a carico di presunti appartenenti e affiliati ad una pericolosa organizzazione ‘ndranghetistica con la base nell’alto Ionio cosentino, ed in particolare nella Città di Corigliano;


  • fra le persone arrestate sono risultate anche Mario e Franco Straface, imprenditori e fratelli del Sindaco di Corigliano, Pasqualina Straface;


  • nel mese di agosto 2010, gli imprenditori Mario e Franco Straface, fratelli del Sindaco di Corigliano, erano stati assegnati al regime di isolamento carcerario (41 bis);


  • dall’inchiesta e dalle relative indagini, era emerso il ruolo dei due fratelli Straface nell’ambito dell’organizzazione malavitosa coriglianese, riuscendo ad ottenere commesse di lavori edili, ma anche sulle elezioni comunali svoltesi a Corigliano nel 2006, nonché sulle elezioni comunali del 2009 che hanno portato all’elezione nella carica di Sindaco, proprio la sorella Pasqualina Straface;


  • sono emersi, altresì, contatti tra il Sindaco, Pasqualina Straface, ed un parente molto stretto di Santo Carelli, boss fondatore della consorteria ‘ndranghetista di Corigliano, oggi condannato all’ergastolo con sentenza definitiva; i contatti risalgono al periodo immediatamente precedente alle ultime elezioni comunali del 2009 e rivelano, tra l’altro, una raccomandazione fatta dal candidato sindaco, Pasqualina Straface, al familiare del “mammasantissima”, per mantenere l’appoggio promesso alla sua candidatura, anche con l’inserimento di un altro parente nelle sue liste, garantendo in cambio il mantenimento per se stessa della delega alla pesca (garanzia poi mantenuta) e tranquillizzando così tutta la marineria coriglianese, storicamente controllata proprio dalla famiglia Carelli;


  • negli ultimi giorni del mese di agosto 2010, anche il Sindaco di Corigliano, Pasqualina Straface, i cui due fratelli Mario e Franco, rimangono sottoposti al regime del 41 – bis, è stata iscritta nel registro degli indagati per concorso esterno in associazione mafiosa;


  • a tutt’oggi, dopo ben 5 mesi, all’interrogante sembra davvero ingiustificabile il silenzio calato sull’esito della Commissione d’Accesso;


  • la lotta alla ‘ndrangheta non può consistere solo nella repressione dell’anima “nera” o nell’attacco ai patrimoni illeciti, occorre abbattere anche quei legami tra politica e crimine impedendo a quest’ultimo di accedere nelle Istituzioni:


  • i motivi per i quali a tutt’oggi, dopo ben 5 mesi dell’insediamento della Commissione d’accesso, il Comune di Corigliano (CS) non sia stato ancora sciolto per infiltrazione mafiosa.


On. Angela NAPOLI


Roma 23 febbraio 2011

arte
Interrogazione dell'On. Angela Napoli sullo stato di abbandono in cui versa il Convento di Sant'Umile, a Bisignano.
23 febbraio 2011


Interrogazione a rispostascritta


Al Ministro per i Beni ele Attività Culturali – Per sapere - premesso che:


  • nello scorso mese di febbraio 2010, causa incessanti piogge, uno smottamento ha causato danni al Santuario di Sant’Umile nella Città di Bisignano (CS) il luogo più rappresentativo della stessa Città;


  • ad essere interessato dallo smottamento è la parte esterna del Santuario con un dislivello che tocca i 7-8 cm e che molto probabilmente aumenterà il margine di crepa;


  • la parte esterna è preceduta da una piccola area verde che porta direttamente ai servizi igienici del Convento per i turisti;


  • la pioggia ha portato moltissima terra verso il burrone con il conseguente interesse dell’area verde che, gradualmente, è scivolata a valle;


  • i sopralluoghi effettuati dai Vigili del Fuoco e dall’Amministrazione comunale, hanno portato alla chiusura del Santuario al pubblico, sigillando la zona adiacente e soprattutto alla parte esterna che continua a cedere;


  • nel Convento risiedevano tre frati, uno anziano e due giovani postulanti, che a causa della chiusura dello stesso sono stati costretti ad andare via non solo dal Convento ma anche dalla Città di Bisignano;


  • a distanza di un anno, le promesse di due milioni di euro, da parte della Regione Calabria, per il restauro del Convento di Sant’Umile, risultano ancora inattese;


  • ad oggi, infatti, l’acqua continua a penetrare nelle stanze alla minima avvisaglia di pioggia:


  • quali necessari ed urgenti iniziative, il ministro intenda attuare, al fine di garantire gli interventi di restauro del Convento di Sant’Umile e riconsegnare alla Città di Bisignano un pezzo della sua storia.


On.Angela NAPOLI


Roma,22 febbraio 2011



diritti
CASO BALTOV: DUE VERITA' CHE STRIDONO SULLA MORTE DEL TREDICENNE ALL'OSPEDALE "PUGLIESE CIACCIO" DI CATANZARO
14 febbraio 2011

 
Foto: emiliogrimaldi.blogspot.com

Una cortina di silenzio è scesa sulla sua morte. Squarciarla è difficile e quando provi a chiedere informazioni trovi solo bocche cucite, porte sbarrate, telefoni che squillano a vuoto. Qualche vecchio comunicato stampa. Frasi cordiali che ti esortano ad aspettare il risultato dell'autopsia. A quattro mesi dalla morte di Baltov Dimitrov Zdravko, il tredicenne di origini bulgare deceduto dopo un'agonia lunga tre giorni e due ricoveri all'ospedale "Pugliese Ciaccio" di Catanzaro, non ha ancora un nome la causa del suo decesso. L'indagine conoscitiva disposta dal sostituto procuratore di Catanzaro, Alberto Cianfarini, che ha iscritto nel registro degli indagati per omicidio colposo sedici medici e otto infermieri del "Pugliese Ciaccio", è ancora in corso. Per fare chiarezza il risultato dell'autopsia sul corpo del piccolo Zdravko è determinante. Un risultato che si fa attendere da quattro mesi, mentre il tarlo del dubbio logora i familiari del ragazzo, di giorno in giorno. Loro vogliono sapere se Zdravko poteva sopravvivere. Se i soccorsi prestatigli al "Pugliese Ciaccio" sono stati adeguati alla sua patologia. La madre, Hadeza Baltova, non fa che ripetere che il figlio era sano. Cha stava bene. Ed è proprio lei, una giovane donna di origine bulgara, a rompere il silenzio lanciando un appello disperato "per conoscere la verità". Perché il dolore di una madre che ha perso il figlio non lo addomestichi. Non si placa. E chissà se la verità può lenirlo. 


 

Foto: emiliogrimaldi.blogspot.com

Hadeza vive in provincia di Catanzaro, a Sellia Marina. La incontriamo lì. L'appuntamento è all'una, in un fazzoletto di terra steso al sole, sulla costa jonica. Come descrivere una madre che ha perso un figlio e non sa perché? Non c'è un modo giusto. Hadeza si racconta da sè. I capelli raccolti, i passi lenti e misurati. Viene a prenderci alla fermata dell'autobus. Vediamo il suo profilo minuto venirci incontro, mentre ci guardiamo intorno. Sellia Marina, incastonata sul ciglio della 106, ha un piglio solitario. Appartato. Strade polverose a perdita d'occhio. Qualche chilometro più in là, il mare. Insieme a Hadeza e al compagno, Antonio Garapetta, tentiamo di mettere insieme i tasselli di questa triste vicenda. Tutto comincia la mattina di giovedì 14 ottobre 2010. Hadeza è al lavoro e Zdravko si sente male a scuola. Ha forti fitte all'addome. E' Antonio a recarsi per primo in Pronto soccorso, ed è lui a mettere al corrente i medici del fatto che il ragazzo, all'età di due anni, ha subito un intervento di ricostruzione esofagea, dopo aver ingerito accidentalmente soda caustica. Zdravko entra al Pronto soccorso del "Pugliese Ciaccio" con il codice giallo, e Antonio racconta: "Al Pronto soccorso gli hanno fatto la radiografia e delle flebo. Mi hanno detto che stava male perché aveva lo stomaco intasato da cibo avariato. Ma la sera prima avevo cucinato pasta fresca e sugo fresco". Antonio ci dice perplesso che, quel giorno, ha sentito un'infermiera riferire a un dottore, mentre inseriva un sondino nel corpo del piccolo Zdravko, "io qui non sento niente, non sento cibo". Tuttavia, il pomeriggio di quel lontano 14 ottobre, secondo i medici, le condizioni del ragazzo migliorano, tanto che alle 18 e 59 viene dimesso. Con la raccomandazione di mangiare frutta e verdura. Ma il giorno dopo Zdravko si sente di nuovo male. Ci guardiamo intorno. La casa di Hadeza è tappezzata dalle foto del figlio. Incorniciate e sistemate con cura, sullo smalto opaco delle pareti. In cucina, in soggiorno. Quel volto da tredicenne, da cui trapelano candore e scaltrezza, non puoi dimenticarlo. "Lo hanno dimesso che ancora si torceva dal dolore" ci dice Hadeza. "Tutta la sera ha sofferto dolori lancinanti allo stomaco". Sul comunicato divulgato dall' Azienda Ospedaliera "Pugliese Ciaccio", invece, c'è scritto tutt'altro. Tra cui: "in esito alla terapiapraticata le condizioni del ragazzo miglioravano, al punto da consentire, alle ore 18:59, la dimissione con esplicita raccomandazione verbale, anche scritta su foglio consegnato all'accompagnatore, di riportare il ragazzo in ospedale, in caso di ricomparsa della sintomatologia". Secondo la ricostruzione dell'Azienda Ospedaliera, i sintomi si erano attenuati. Secondo i familiari, invece, il ragazzo stava ancora male. Le due versioni stridono. Il legale della famiglia Baltov, Giulio Calabretta, afferma:"Hanno dimesso il ragazzo prescrivendogli una cura di lassativi che ha probabilmente complicato la patologia in atto". E aggiunge: "Temiamo che il ragazzo avesse contratto un'infezione all'esofago, che gli era stato ricostruito a due anni. Forse i medici hanno trascurato il dato della pregressa operazione". Rifacciamo un salto indietro nel tempo. Il giorno dopo le dimissioni dall'ospedale, il 15 ottobre, a mezzoggiorno, i dolori allo stomaco accusati da Zdravko sono insopportabili. "E' diventato giallo eha cominciato a sudare" continua la madre. "Ho chiamato una vicina di casa e abbiamo chiamato l'ambulanza". Dopo, il suo racconto è strozzato dal pianto. Hadeza arriva in ospedale e viene accolta da un medico che le dice: "Perché hai portato tuo figlio solo ora! E' troppo tardi! Tuo figlio sta morendo!". Così le viene sbattuto in faccia che Zdravko sta agonizzando. Da lì in poi non lo rivedrà. Due interventi chirurgici eseguiti tempestivamente dai medici non sono bastati a salvarlo. Zrdravko si spegne la mattina del 16 ottobre. Ci rechiamo all'ospedale "Pugliese Ciaccio", nel cuore di Catanzaro. Lo vediamo troneggiare, sulla vetta di una collina. A oriente le pale eoliche tagliano il vento. Il loro profilo ondulato accarezza lo smalto azzurro del cielo. Entriamo in una portineria miserabile, dai vetri sudici. Cerchiamo di parlare con la Direzione sanitaria. Il dottor Pelle, direttore sanitario della struttura, ci consegna un comunicato stampa vecchio di quattro mesi. "Le nostre dichiarazioni riguardo al caso Baltov sono le stesse di allora", ci dice cordialmente. La diagnosi riportata sul comunicato è "infarto intestinale esteso e perforazione ileale in paziente con esiti di pregresso intervento di sostituzione esofagea con trasposizione gastrica". La conclusione è che "la patologia accusata dal ragazzo non era prevedibile nè diagnosticabile in data 14.10.2010". Il dato certo è che i sintomi di un malessere Zdravko li aveva tutti, e per i suoi familiari erano lampanti. Ma solo i risultati dell'autopsia potranno fare chiarezza. E consegnare a Hadeza la verità.

Giulia Zanfino

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