Inchieste, reportage e articoli. Tutto questo è Donnelibertadistampa, il blog a quattromani di Valeria Brigida e Giulia Zanfino Donnelibertadistampa | donne libertà di stampa | Il Cannocchiale blog
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CULTURA
"Flash Mob un libro per il Colonnello". Gli italiani si mobilitano contro lo svilimento della figura femminile
30 agosto 2010
Regala anche tu un libro a Gheddafi!
Ieri la sfilata delle hostess per il Colonnello!
Oggi, invece, la SFILATA DELLE BELLE RAGAZZE! Una passerella fatta da uomini e donne con in mano libri scritti da donne che hanno fatto la cultura anche di questo Paese: da Sibilla Aleramo a Margherita Hack, Dacia Maraini e chi più ne ha più ne metta! Partecipare a questo flash mob è semplicissimo: basta portate con sè un libro scritto da una donna, italiana o straniera!

Oggi, dunque, uomini e donne si daranno appuntamento alle ore 20.30 per un flash mob molto particolare davanti alla Caserma dei Carabinieri "Salvo D'Acquisto" in Viale Tor di Quinto, 151 (facilmente raggiungibile con i mezzi pubblici).
Qui, infatti, il Colonnello e il Presidente del Consiglio, insieme ad altre centinaia di invitati, si recheranno per assistere al Carosello dei Carabinieri.
Se ieri c'è stata la passerella di centinaia di ragazze, convocate da un'agenzia di casting e rigorosamente "giovani, carine e disposte - per 70 euro - ad ascoltare Gheddafi", NOI OGGI ABBIAMO DECISO DI LANCIARE UNA PASSERELLA TUTTA NOSTRA!

I cittadini, italiani e stranieri, di qualsiasi religione, non rimarranno fermi a guardare l'avvilente show che Gheddafi e Berlusconi stanno mandando avanti!
Oggi, dunque, donne e uomini sfileranno con in mano un libro: ciascuno potrà portare il libro che sente maggiormente rappresentativo della propria personalità.
Seguiranno reading di strada. Ognuno potrà leggere pubblicamente un passo significativo del libro con cui ha deciso di sfilare.
Sarà un modo per far capire al Colonnello e al Presidente del Consiglio che le donne non sono "oggetti di abbellimento" ma sono esseri dotati di una propria personalità, sensibilità, intelligenza, femminilità e, soprattutto, di una propria ricchezza culturale.
Sarà un chiaro messaggio pacifico per rompere un silenzio troppo lungo sullo svilimento della figura femminile in Italia.

"E' in gioco la sopravvivenza della nostra identità. Perché non reagiamo? Perché non ci presentiamo nella nostra verità? Perché accettiamo questa umiliazione continua? Perché non ci occupiamo dei nostri diritti? Di che cosa abbiamo paura?" (Zanardo, "Il Corpo delle donne" http://www.ilcorpodelledon ne.net/?page_id=89).

diritti
Catanzaro: proteste contro i fumi della fabbrica dei veleni "Seteco"
12 agosto 2010

Foto: Emilio Grimaldi (www.emiliogrimaldi.blogspot.com)

Catanzaro. "Un disastro ambientale senza precedenti". Queste le dure affermazioni del comitato "Seteco, la fabbrica dei veleni nascosti", durante l'incontro tenutosi nel Palazzo della Regione Calabria, a Catanzaro, con Sonia Munizzi, vicecapo di Gabinetto del presidente della Regione, Scopelliti. Il comitato, nato dall'esasperazione di un gruppo di cittadini che da anni denuncia invano le esalazioni tossiche sprigionate dal grigio capannone della seteco srl, che giace sotto sequestro nella zona industriale, a ridosso della strada statale dei Due Mari, ha promosso una manifestazione di protesta proprio a Catanzaro. Per accendere i riflettori regionali su quella che è una catastrofe ambientale, che va avanti da ben quattro anni. Siamo in località Marcellinara e dal ciglio della statale 280, all'altezza della zona industriale, chiunque può sentire le folate di cattivo odore che si sprigionano vicino al capannone della Seteco. Le spesse spirali di fumo bianco, frutto del processo di autocombustione di un ammasso di rifiuti accatastati nella struttura, posta sotto sequestro la prima volta già nel duemilasei, la dicono lunga sul grado di pericolosità di queste esalazioni. Provenienti forse dai residui dei fertilizzanti un tempo prodotti dalla Seteco. Ma secondo alcuni "lì dentro c'è qualcosa che non va", perché dal duemilasei il fascicolo gira nelle procure e tra i tavoli istituzionali. Eppure, ad oggi, i rifiuti continuano a bruciare. Proprio per questo, venerdì, il volto coperto da una simbolica mascherina, i membri del comitato "Seteco, la fabbrica dei veleni nascosti", un nutrito gruppo di cittadini, e qualche rappresentante dei partiti politici IDV e i Radicali Italiani, si sono recati a Catanzaro, in piazza Grimaldi, per manifestare la loro indignazione. Grande assente alla manifestazione, l'associazione "Legambiente", che però ha aderito alla battaglia del comitato. 

Foto: Emilio Grimaldi

Grandi assenti i cittadini che vivono e lavorano nelle zone adiacenti al capannone dei veleni, prime vittime di questo scempio silenzioso. "Il fatto che alla manifestazione non ci fosse chi abita vicino all'area colpita dai fumi è segno che le persone hanno paura di esporsi" afferma il comitato. " Se sono quattro anni che il capannone sprigiona fumi nocivi e nulla è stato fatto per porvi rimedio, vuol dire che c'è qualcosa che non và" prosegue il comitato. Ma sono stati assenti anche i rappresentanti politici del Comune di Marcellinara. Nessun delegato del sindaco Scerbo, che ha più volte confermato il suo impegno verso la questione "Seteco", ha partecipato al sit-in. Ennesimo triste segnale della voragine che troppo spesso divide cittadini attivi e loro rappresentanti istituzionali, specchio di una politica che stenta ad uscire dalle stanze dei palazzi padronali, per battersi quotidianamente insieme alla collettività e difenderne il diritto alla salute e alla vita, nelle nostre terre. 


Dopo aver manifestato a colpi di slogan enfatici, tra i quali "Seteco: licenza di uccidere", nel cuore di piazza Garibaldi, una delegazione del comitato è stata ricevuta dalla dottoressa Munizzi, vicecapo di Gabinetto del presidente Scopelliti, che ha sottolineato subito come il presidente fosse stato messo a conoscenza della vicenda solo a seguito della manifestazione. Secondo alcuni, invece, poco dopo il suo insediamnto in Regione, il neo presidente Scopelliti aveva ricevuto un fascicolo contenente il caso "Seteco" e le esalazioni velenose sprigionate dal capannone, per anni. Del resto chiunque attraversa la Due Mari sente le folate di cattivo odore che arrivano dalla zona industriale, ed è curioso immaginare che il presidente della Regione non si sia posto delle domande. Durante l'incontro il comitato ha espresso preoccupazione sia per i cittadini che vivono e lavorano nell'ambiente adiacente al capannone Seteco, sia per la catena alimentare, danneggiata profondamente dalle esalazioni della fabbrica abbandonata. Attorno alla zona industriale ci sono pascoli e coltivazioni. E bisogna cercare di capire quanto sia grave il danno e come farvi fronte. Nell'ambito dell'incontro la dottoressa Munizzi, a cui il comitato ha spiegato dettagliatamente tutta la vicenda, ha affermato: "La vostra è una denuncia giusta e legittima". La vice capo gabinetto si è impegnata a fare in modo che il presidente Scopelliti, in concerto con la Procura, l'Arpacal e Vincenzo Iiritano, curatore fallimentare della Seteco srl, trovi una soluzione per poter intervenire il prima possibile a tutela della salute pubblica del catanzarese. E dopo quattro anni di inerzia sembra toccherà proprio al presidente Scopelliti prendere di petto una situazione letteralmente esplosiva. La prossima settimana il comitato attende notizie sul da farsi. Altrimenti organizzerà una grossa manifestazione, per rompere definitivamente il silenzio che ha avvolto per anni questa torbida vicenda.

Giulia Zanfino

Mezzoeuro 31/07/2010

foto: Emilio Grimaldi

POLITICA
Aiello Calabro. Dibattito su "Dissesto idrogeologico e inquinamento ambientale". Le istituzioni negano l'esistenza delle navi dei veleni
2 agosto 2010


Aiello Calabro. Rassicurare i cittadini e difendere l'economia della stagione balneare. Questo il probabile obiettivo dell'assessore regionale all’Ambiente, on.le Francesco Pugliano, nell'incontro tenutosi giovedì pomeriggio ad Aiello Calabro. Il macroscopico argomento affrontato, del resto, la dice lunga. Perché in, Calabria quando si parla di “Dissesto idrogeologico e inquinamento ambientale”, dire che và tutto bene è diventato un classico. Ed è chiaro che la Regione Calabria deve difendere a tutti i costi il fragile equilibrio su cui è adagiata l'economia della stagione estiva. Così, nell'incontro tenutosi giovedì 29 luglio, ad Aiello Calabro, paese colpito duramente dalle morti di cancro a seguito del quasi certo traffico di rifiuti tossici e radioattivi connessi alla torbida vicenda della Jolly Rosso, l'assessore ha smentito la possibile contaminazione delle nostre terre. Pur parlando a pochi chilometri dalla cava dove giace il cesio 137, uno ione radioattivo pericolosissimo rinvenuto da più di un anno nelle terre circostanti il fiume Oliva. Il tema trattato è certamente tra i più spinosi attualmente in circolazione in Calabria. E il tavolo dei relatori è ricco di geologi esperti, quali il presidente regionale dell’ordine dei geologi Franco Violo , il geologo Gino Merenda già direttore dell’Istituto per la protezione idrogeologica del CNR di Rende. Tra i relatori anche l’ambientalista e giornalista d'inchiesta Francesco Cirillo, oltre ai politici locali quali Michele Bruni, capogruppo consiliare di Alleanza per il progresso di Aiello Calabro, e il consigliere regionale del Pdl, Fausto Orsomarso. La fotografia scattata dai geologi e dell’ambientalista Cirillo è impietosa. Trapela l'immagine di una Calabria duramente ferita da veleni e dissesti idrogeologici. E proprio il geologo Franco Violo sforna dati incredibili, che nella sala fanno calare il gelo, nonostante il caldo afoso di quel pomeriggio estivo. Violo sottolinea come, in Calabria, negli ultimi due anni ci siano state 550 frane ed oltre 1000 smottamenti, e ciò nonostante manchino leggi specifiche per intervenire sul territorio. Manca, infatti, una legge sismica, una legge sulle cave e una sul territorio. Come se non bastasse, per intervenire sui danni subiti dalle nostre terre, occorrerebbero 4 miliardi di euro, e un investimento diretto, da gestire attraverso una rete di geologi che in Calabria c'è già, ma non viene sfruttata nelle sue potenzialità. Durante il dibattito sono state proiettate su uno schermo le inquietanti immagini delle frane avvenute negli ultimi anni in Calabria. E a mettere il dito nella piaga anche le dure affermazioni del dott. Merenda. E' lui che parla di 180 centri storici completamente abbandonati in tutta la nostra terra. 180 centri storici che potrebbero essere recuperati e, invece, sono stati dimenticati dai governi che si sono susseguiti nella regione. Uno su tutti il centro storico di Laino Borgo quasi ancora integro nonostante sia stato abbandonato da un decennio circa. Il dottor Merenda rivela di essersi opposto all’abbandono dell’intero paese di Cavallerizzo e di essere stato estromesso dai studi effettuati sul territorio, perché contrario a operazioni che prevedevano l’utilizzo di fondi europei e nazionali, in operazioni di riqualificazione assolutamente sterili. E sforna una competenza mostruosa condita a una profonda amarezza, per come sono state trattate professionalità come la sua, negli anni pregressi.

Manifestazione per la verità sulle navi dei veleni, 2004

L’intervento di Francesco Cirillo, seguito a quello di Merenda, è stato accolto dall’ applauso di tutti i presenti in sala. Cirillo è conosciuto da tempo nel territorio, per le sue battaglie sulle navi dei veleni, e all’ingresso della sala il banchetto allestito per la vendita del suo ultimo lavoro, è stato preso d'assalto. Il libro tratta proprio della torbida vicenda degli affondamenti di navi cariche di rifiuti radioattivi, nei fondali del Tirreno cosentino. Così “La notte di Santa Lucia”, ultima fatica del giornalista, è andata letteralmente a ruba. Cirillo, nel suo intervento, racconta la sua Calabria, sottolineando la rottura del rapporto fra l’uomo e la natura. Una rottura dovuta da uno sviluppo del territorio, da lui definito “scriteriato”, che ha visto l'edificazione selvaggia deturpare spiagge, fiumi e consegnare il territorio alle ‘ndranghete, che, secondo Cirillo, hanno sotterrato rifiuti tossici ovunque. Cirillo è convinto che i propri fusti tossici trasportati dalla Jolly Rosso non siano una chimera e che quel carico radioattivo sia stato sotterrato sul letto del fiume Oliva, nella cava e nelle briglie adiacenti. Riferisce di quanto detto dalla Procura della repubblica di Paola rispetto ai centomila metri cubi di rifiuti tossici rinvenuti nella valle dell'Oliva, paragonando quella massa di veleni a un Colosseo seppellito nel fiume. E subito dopo il suo intervento sono arrivate le rassicurazioni, offerte al pubblico dai rappresentanti istituzionali. Prima il consigliere regionale Orsomarso, poi l’assessore regionale all’Ambiente, Pugliano, poi il sindaco di Aiello Calabro, Iacucci. I tre sono concordi nell'affermare che le navi dei veleni non ci sono perché lo hanno detto la ministra all’Ambiente e alla tutela del Territorio e dei Mari, Stefania Prestigiacomo e i tecnici della Mare Oceano, l'imbarcazione che ha effettuato i rilievi sulle zone sospette, mesi addietro. Poco importa che il proprietario della Mare Oceano sia, di fatto, quall’Attanasio amico di Berlusconi e testimone al processo Mills; lungo il fiume Oliva non ci sono scorie radioattive perché lo ha affermato l’Ispra (istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale) che è un soggetto legato al Ministero dell’Ambiente. Quindi solo chiacchiere quelle degli ambientalisti catastrofisti. E sia l’assessore Pugliano, che Orsomarso si rivolgono a Cirillo, ritenuto per l'ennesima volta la “Cassandra” della Calabria pulita. Ma ad attenderli non è solo l' infiammata risposta di Cirillo. Vi è anche la reazione dell'intera platea. Diversi cittadini chiedono la parola e rivolgendosi direttamente all’assessore all’ambiente ricordano l'ecatombe silenziosa legata alle morti per tumore, che ha messo in ginocchio l'intero territorio. E ricordano i fiumi di testimonianze susseguitesi negli anni, sui presunti traffici di rifiuti. E’ un fuoco di fila che fa vacillare i rappresentanti delle istituzioni, obbligati a fare i conti, sulla propria pelle, con lo stato di esasperazione esistente nelle popolazioni locale, che vedono svanire la possibilità di raggiungere una qualche verità su quanto è avvenuto lungo il fiume Oliva e nel mare antistante. Il sindaco Iacucci, sollecitato dalla sua minoranza in consiglio, dice che si costituirà parte civile quando finirà tutta la storia e solo se necessario. Adesso Iacucci afferma di non vederne l’urgenza e chiede alla Procura di Paola di sollecitare tutte le procedure riguardo ai prelievi, pe mettere la parola fine a questa dolorosa vicenda. Eppure sembra non siamo ancora vicini alla verità, sulla vicenda delle navi dei veleni. La parola “fine” è lontano dall'esser posta.


Giulia Zanfino

Mezzoeuro 31/07/2010

Foto: internet

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