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Acri: esternalizzazioni senza titoli? Dubbi sulla figura professionale del portavoce acrese.
21 giugno 2010

Lo spoil system è scattato. E palazzo Gencarelli si appresta a diventare il cuore dell'attività dell'Udc acrese. A due mesi dal trionfo di Gino Trematerra, l'amministrazione del neo sindaco di Acri assume contorni sempre più definiti e segna un taglio netto col passato. Come un colpo di scimitarra. Mentre il paese viene tirato a lucido e fervono i preparativi per gli eventi culturali e spettacolari che costelleranno l'estate acrese, la macchina istituzionale spinge sull'acceleratore. Infatti sono state da poco istituite otto commissioni comunali permanenti, contro le sei dell'amministrazione pregressa, sollevando perplessità all'interno dell'opposizione. E nominati tre rappresenatnti alla comunità montana destra Crati. Ma gli occhi di cittadini e politici sono puntati sui lavori per la realizzazione del psc (piano strutturale comunale), che hanno portato recentemente il paese sull'orlo del commissariamento. Tra i protagonisti dei lavori il noto architetto Pier Luigi Cervellati, ascoltato qualche giorno fa ad Acri per la prima volta dalla nuova amministrazione. Il Sindaco, Gino Trematerra, ha più volte dichiarato che per la realizzazione del nuovo psc la sua amministrazione è aperta ai contibuti della collettività. E ad oggi l'attesa è grande. In questo clima rovente il ruolo giocato della comunicazione è determinante. E la scelta dell'amministrazione Trematerra sembra voler dare una forte connotazione politica a quello che sarà il trend della comunicazione istituzionale, che scandirà gli anni del nuovo insediamento politico. Dal cinque giugno, infatti, il sindaco si è dotato di un portavoce, figura che per anni ha avuto dei tratti strettamente politici e che, dal duemila, assume la veste di vera e propria figura professionale. Ad istituire questa figura nel Comune di Acri è una delibera, approvata all'unanimità dalla composizione collegiale. Un atto che sottolinea come, "con l'entrata in vigore della legge 7 giugno 2000, N.150 e l'emanazione del Regolamento di attuazione del 21 settembre 2001" la comunicazione pubblica "cessa di essere un segmento aggiuntivo e residuale delle pubbliche amministrazioni e ne diviene parte integrante". Un concetto importante, che offre vividi spunti di riflessione. Nella legge 7 giugno 2000, N.150, sulla "Disciplina delle attività di informazione e di comunicazione delle pubbliche amministrazioni" viene riportato per la prima volta il ruolo della "figura professionale" del portavoce e l'art. 7 della legge mette a fuoco le sue mansioni, individuate come "compiti di diretta collaborazione ai fini dei rapporti di carattere politico-istituzionale con gli organi di informazione". Inoltre, la direttiva 7 febbraio 2002 sull' "Attivita' di comunicazione delle pubbliche amministrazioni", al punto 4. "Funzioni degli organi dell'informazione e della comunicazione", traccia un netto confine tra la figura professionale svolta dall'ufficio stampa e quella del portavoce. E a tutt'oggi, ad Acri, non esiste alcuna delibera che istituisca un ufficio stampa all'interno del Comune. Infatti la direttiva su citata statuisce che "la stessa legge n. 150/2000 attribuisce all'ufficio stampa, prioritariamente, la gestione dell'informazione in collegamento con gli organi di informazione mezzo stampa, radiofonici, televisivi ed on line. In particolare l'ufficio stampa, coordinato da un direttore di servizio, si occupa: della redazione di comunicati riguardanti sia l'attivita' dell'amministrazione e del suo vertice istituzionale sia quella di informazione, promozione, lancio dei servizi; dell'organizzazione di conferenze, incontri ed eventi stampa; della realizzazione di una rassegna stampa quotidiana o periodica, anche attraverso strumenti informatici; del coordinamento e della realizzazione della newsletter istituzionale e di altri prodotti editoriali", mentre "la figura del portavoce, presente nelle amministrazioni complesse, sviluppa un'attivita' di relazioni con gli organi di informazione in stretto collegamento ed alle dipendenze del vertice "pro tempore" delle amministrazioni".

Il portavoce nominato dall'amministrazione Treamaterra, infatti, in piena armonia con il disposto normativo, viene individuato in una figura esterna all'amministrazione e priva delle competenze necessarie allo svolgimento del ruolo di ufficio stampa, in virtù del "rapporto fiduciario" che lo lega a doppio filo con l'organo che rappresenta. Svincolandosi da uno dei principi normativi del nostro ordinamento giuridico: quello di economicità dell'ente. Tale principio mira a "raggiungere le finalità pubbliche attraverso percorsi che comportano risparmio di attività amministrativa". Che potrebbe ottenersi impiegando personale già interno alla pubblica amministrazione, proprio nelle mansioni necessarie allo svolgimento delle funzioni politiche. Inoltre, da tempo, attorno all'istituzione della figura professionale del portavoce, in Italia, si susseguono dubbi e perplessità. Secondo molti, infatti, la legge che istituisce questa figura professionale, non è del tutto chiara. Ciò succede nell'Italia delle contraddizioni. Lontano dal romanticismo del concetto "chomskyano" di comunicazione. La delibera dell'amministrazione Trematerra, che specifica i compiti del portavoce, contiene, tralaltro, quello di "informare cittadini, gruppi e associazioni, dello sviluppo di questioni che sono state poste al Sindaco, come referente dell'amministrazione comunale e tenere rapporti con i giornalisti per l'informazione relativa a incontri, riunioni e decisioni del Sindaco". Mentre l'art. 3 comma 2, del Regolamento di attuazione L. 150/2000 prevede che "il requisito dell'iscrizione all'albo nazionale dei giornalisti è altresì richiesto per il personale che, se l'organizzazione degli uffici lo prevede, coadiuva il capo ufficio stampa nell'esercizio delle funzioni istituzionali, anche nell'intrattenere rapporti diretti con la stampa e, in generale, con i media". Dubbi sollevati anche da Angela Forte, ex addetta stampa dell'amministrazione pregressa, che si chiede quali siano i confini dei compiti attribuiti alla figura del portavoce. Il rischio è che, in mancanza delle competenze necessarie, qualora non sia individuato un ufficio stampa nell'amministrazione, si finisca per dar vita a una figura simile a un "surrogato della comunicazione istituzionale". Per osmosi. E che nel tempo questo processo provochi un imbarbarimento di quella che è, a tutti gli effetti, una professione chiave nel mondo dell'informazione istituzionale. In questo scenario legislativo il rischio di sconfinare è sempre dietro l'angolo. Innervato nel tessuto dispositivo di queste norme. E sembra proprio che, nell'immenso supermarket della comunicazione istituzionale, ad oggi, il caos regni sovrano. All'etica dell'amministratore spetta, dunque, rimettere ordine.

Giulia Zanfino  -  Mezzoeuro 19/06/2010

Foto © Giulia Zanfino

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Ritorno nei sobborghi di Cosenza.
16 giugno 2010


Foto © Giulia Zanfino

C'è un sottile confine che divide la "Cosenza bene", quella dei grattacieli, dei wine bar e dell'Expo di Shangai dal resto della città bruzia. Attraversare ponte Mancini vuol dire varcare quel confine. Da lì in poi ci si ritrova immersi nel centro storico. Quello che anni di opportunità negate hanno trasformato in un mosaico di luci e ombre, dove antichi ruderi, miseria e fatalismo convivono con il sogno accantonato di un "rinascimento" ormai troppo lontano. Qui la presenza di sacche di povertà ed emarginazione sociale è schiacciante. La si percepisce, ma non la si mette subito a fuoco. E' nascosta tra le case centenarie che sovrastano la Valle del Crati, o tra i volti dei migranti, che appaiono fugaci tra i sobborghi della città vecchia, per poi scomparire, inghiottiti dai vicoli stretti. 

Foto © Giulia Zanfino

Addolorata Borrello vive qui, in uno dei palazzi antichi che si affacciano su via Campagna, ed appartiene al folto gruppo di cittadini che denuncia anni di inerzia istituzionale, nei riguardi delle problematiche del quartiere. Mentre fioccano le iniziative di riqualificazione della città vecchia, tra cui la recente inaugurazione del nuovo Auditorium "Antonio Guarasci", le famiglie disagiate del cosentino sono in attesa di un bonus previsto dal comune di Cosenza a sostegno delle situazioni di povertà. Dal mese di febbraio. "Qualche mese fa ho presentato la domanda per ottenere il bonus" afferma la signora Borrello. "Da allora non ho saputo più nulla, e sono ancora in attesa". Il marito della signora Borrello è un boscaiolo in pensione. Quei contributi potrebbero essere utili alla famiglia intera. Dalla segreteria dei Servizi sociali del comune arriva la conferma: l'amministrazione sta valutando le domande. Ne sono arrivate ben duemila. Intanto il tempo scorre. La signara Addolorata ci mostra la situazione di precarietà, in cui si trova la sua abitazione, a pochi metri da un palazzo sventrato, di cui è rimasto solo uno scheletro di pareti, che si erge in pieno centro abitato, senza nressuna messa in sicurezza. Nonostante la raccolta di firme inviata dagli abitanti del quartiere, dalle stanze municipali la risposta è stata netta: "Il sindaco Perugini ci ha detto che dobbiamo andare via da casa, che non si può fare nulla" continua la signora "ma per ristrutturarla abbiamo speso tutti i risparmi di una vita. Noi non ce ne andiamo!". Anche Francesco Mazzei, invalido civile che percepisce una pensione di duecentosessanta euro al mese, è uno dei cittadini del cosentino che vive una situazione abitativa drammatica. "Negli anni ottanta ho fatto la prima domanda per la casa popolare" racconta "e da allora ancora oggi non ho ottenuto risposte". Francesco vive in un palazzo antico dalle pareti marce. Il tetto è venuto giù in seguito all'ondata di maltempo che ha investito l'intera regione. "I vigili del fuoco mi hanno detto che devo lasciare la casa, ma non so dove andare. I servizi sociali poi, chi li vede da queste parti?". Francesco racconta la sua storia, costellata da una serie di "errori di gioventù", come quella di tanti degli abitanti del centro storico di Cosenza. Disoccupazione, piccolo spaccio, sfruttamento e vessazione fanno parte della quotidianeità di questi luoghi. Anche Francesco aspetta di sapere se otterrà il sussidio comunale. La piccola pensione d'invalidità che percepisce, ogni mese, non gli basta per vivere dignitosamente. Intanto continua a vivere tra la casa diroccata di Via Messer Andrea e qualche alloggio di fortuna, nell'attesa di una casa popolare. Un'attesa che dura da trent'anni.

Giulia Zanfino © Copyright Redattore Sociale 04/04/2010

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Al mare col bavaglio
14 giugno 2010
Donnelibertadistampa sono andate al mare per capire se gli italiani temono le intercettazioni. Se il ddl intercettazioni fortemente voluto da Berlusconi sia effettivamente una normativa voluta dai cittadini.

http://www.youtube.com/watch?v=ribjPZJHFJs



permalink | inviato da Donnelibertadistampa il 14/6/2010 alle 23:13 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Caffè delle Arti, domenica due appuntamenti su Giuseppe Valarioti e Massimiliano Carbone. Saranno presentati un libro e un documentario.
12 giugno 2010

                       

             (Giuseppe Valarioti)                                        (Massimiliano Carbone) 

Per i 30 anni dalla morte di Giuseppe Valarioti la programmazione del Caffè delle Arti al Centro polivalente di via Fontana Vecchia – servizio attivato in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Catanzaro - ospiterà domenica 13, con inizio alla ore 21.00, una manifestazione in omaggio al politico ucciso negli anni ’80. La serata del Caffè delle Arti prevede la presentazione di un libro inchiesta e di un documentario realizzati da giovani autori calabresi. Il primo per ricordare il movimento antimafia degli anni Settanta con la vicenda di Giuseppe Valarioti a Rosarno. Il secondo per dare una testimonianza attuale di resistenza civile all’oppressione mafiosa, con la storia di Liliana Carbone, madre coraggio di Locri. 


                                              (Liliana Esposito Carbone)

Domenica 13 giugno, con una serata dedicata all’impegno contro la ‘ndrangheta, il Caffè delle Arti di Catanzaro ospiterà la presentazione del libro “Il caso Valarioti – Così la ‘ndrangheta uccise un politico (onesto) e diventò padrona della Calabria. Un processo a metà”, Round Robin Editrice, dei giornalisti Danilo Chirico e Alessio Magro. Nel corso della serata sarà proiettato in anteprima anche il documentario indipendente “Oltre l’inverno”, che ricostruisce la battaglia quotidiana della maestra elementare Liliana Carbone per chiedere giutizia e verità sull’omicidio del figlio Massimiliano, ucciso nel 2004 in un agguato a Locri all’età di 30 anni. Al dibattito interverranno gli scrittori Alessio Magro, Danilo Chirico e Mauro Minervino, il caporedattore di Ansa Calabria Filippo Veltri. Saranno presenti anche gli autori del documentario: il regista catanzarese Massimiliano Ferraina, la sceneggiatrice Claudia Di Lullo e la giornalista Raffaella Cosentino (Redattore Sociale/Il Manifesto).

L’evento è stato organizzato con la collaborazione di alcune associazioni di giovani: Confine Incerto di Catanzaro, daSud Onlus di Reggio Calabria e Metasud di Soverato. I casi Valarioti e Carbone sono le storie di due trentenni assassinati dalla ‘ndrangheta. Peppe perché a 25 anni aveva scelto consapevolmente la strada dell’impegno politico contro le ‘ndrine, Massimiliano semplicemente perché viveva una vita normale e onesta in un contesto pervaso dalla violenza mafiosa. Due omicidi senza colpevoli. Due nomi dimenticati che il silenzio ha ucciso per la seconda volta. Dopo le celebrazioni dell’11 giugno a Rosarno, nel trentennale della morte anche il capoluogo riporta in vita la memoria di Giuseppe Valarioti, l’Impastato calabrese. Il giovane professore e segretario della sezione del Pci di Rosarno è stato ucciso dalla ‘ndrangheta l’11 giugno del 1980 dopo la vittoria alle elezioni amministrative. Il libro di Alessio Magro e Danilo Chirico ricostruisce la lunga vicenda giudiziaria sul primo omicidio politico della nuova ‘ndrangheta, che tre decenni fa entrò nei gangli del potere. L’ incontro sarà un’occasione aperta per discutere anche della fase delicata che vive oggi la Calabria. Il 2010 si è aperto con la rivolta dei migranti di Rosarno contro la violenza delle ‘ndrine. Nei mesi seguenti una scia di omicidi ha insanguinato la zona jonica catanzarese e l’alta locride. Una nuova guerra di ‘ndrangheta che ha fatto contare già 8 morti in 11 mesi, a partire dall’omicidio di Vincenzo Varano a Isca sullo Ionio a luglio del 2009 fino a quello di Giovanni Bruno a Vallefiorita a metà maggio.

( COMUNICATO STAMPA)

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Sabato 12 giugno Rossano manifesta contro la centrale a carbone. E contro le vittime di cancro.
11 giugno 2010

Rossano. Sarà alto centocinquanta metri. Un camino mastodontico che sovrasterà l'intera piana di Rossano, producendo radionuclidi naturali, sotto forma di polveri sottili. Questo quanto pianificato nel progetto dell'Enel, che prevede la riconversione dell'attuale centrale elettrica presente sul territorio, in centrale a carbone. Un vero e proprio salto nel passato per questo fazzoletto di terra, incastonato nella fascia orientale della piana di Sibari, tra le montagne della Sila e il mar Jonio. Mentre i paesi europei puntano allo sviluppo delle fonti di energia rinnovabile, con sempre maggior dinamicità, la Calabria continua ad essere bersagliata da progetti privi di portata ecosostenibile. Ma l'intera regione è pronta alla mobilitazione contro la riconversione della centrale elettrica Enel, attraverso la promozione di due imponenti iniziative, che si terrano sabato, nel cuore della città calabrese. La prima promossa dal basso, l'altra dal partito politico dei Verdi. Alle quattro di sabato, infatti, presso la sala dell'ex delegazione comunale, il movimento di cittadini calabresi "Forum ambientalista regionale", terrà un incontro nel quale si discuterà di tutela della salute e dell'ambiente in Calabria, e in particolare di come far fronte al rischio della riconversione della centrale Enel di Rossano, in centrale a carbone. Qui confluiranno i rappresentanti dei movimenti dell'intera regione, che da mesi stanno lavorando alla realizzazione di un "Libro bianco" sulle devastazioni ambientali subite da queste terre e la Calabria avvelenata tornerà a far sentire la sua voce. Dal basso. L' incontro confluirà poi, alle diciannove, nella manifestazione "No al carbone, si all'energia pulita", organizzata dalla federazione nazionale e locale dei Verdi, in piazza Bernardino Le Fosse. L'evento si preannuncia determinante, per l'alto numero di adesioni riscosse. Dal presidente della Provincia di Cosenza, on. Mario Oliverio, al WWF nazionale e locale, al Consigliere regionale IDV Mimmo Talarico, al Comitato per la difesa e lo sviluppo sostenibile della Sibaritide e tante altre realtà presenti sul territorio. Ma Rossano è una città già provata dalla probabile malagestione della centrale elettrica. Decine di morti di cancro hanno decimato interi quartieri, dove i cavi elettrici della centrale Enel corrono da anni a bassa quota tra i tetti e i comignoli delle case abitate. Fatti noti nell'intera provincia, che hanno suscitato proteste accese da parte della popolazione locale. Più volte sono state presentate richieste all'ENEL, perchè provvedesse all'interramento dei cavi ad alta tensione. Ma purtroppo, nel tempo, nulla è cambiato. Tra le contrade circondate da grovigli di fili ad alta tensione, la popolosa Piragineti è una delle più colpite. Intere famiglie sterminate dai tumori, in anni di silenzio istituzionale. "Stiamo cercando da tempo di sollevare l'attenzione mediatica su questo massacro" afferma Sonia Tedesco, giovane ragazza che vive a ridosso della centrale ENEL "ma sembra che quello che succede nelle nostre contrade non interessi nessuno. Abbiamo creato addirittura un comitato chiamato "Mattanza Rossano", perchè quella di cui siamo vittime è una vera e propria mattanza". Infatti sono tanti i membri della famiglia di Sonia colpiti dal cancro. Sabato gli occhi saranno puntati sulla centrale Enel di Rossano. Cittadini e politici calabresi manifesteranno contro la riconversione della centrale elettrica in centrale a carbone. E il "Forum ambientalista regionale" si farà portatore anche dell'istanza del comitato "Mattanza Rossano". Quest'ecatombe dev'essere fermata.

Giulia Zanfino © Copyright Redattore Sociale

POLITICA
Manifestazione spontanea nel cuore di Roma: "La Costituzione non si tocca!"
11 giugno 2010
Ho da poco ricevuto una telefonata dalla capitale. Mi dicono che a Roma si è appena tenuta una manifestazione spontanea, partita dalla "veglia alla Costituzione" organizzata dal Popolo Viola. Dalla veglia è nato un corteo spontaneo di uomini e donne (alcuni pare dell'IDV, altri semplici cittadini e passanti) che, senza averlo programmato, si sono incrociati per le strade e diretti verso palazzo Grazioli. E proprio sotto il palazzo, sono stati tanti gli slogan gridati dalla folla. Tra questi, uno in particolare mette a fuoco il clima di tensione che il paese sta vivendo: "La Costituzione non si tocca, la difenderemo con la lotta!". Dalle macchine che passavano accanto al corteo sono stati in tanti a suonare il clacson, in segno di sostegno ai manifestanti.  Del resto questo corteo spontaneo è un segnale forte. Di cosa lo scopriremo nei giorni a venire. Sta di fatto che in questo momento le forze dell'ordine hanno circondato le vie d'accesso alla piazza e cominciato a schedare i manifestanti. Alcuni dei presenti affermano che "la situazione non sembra per niente tranquilla". Non ho altre informazioni.

Giulia Zanfino
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Il business del rubinetto: Acri si mobilita contro la privatizzazione dell'acqua.
10 giugno 2010


La fornitura di acqua potabile è un business. Un affare che trasferisce il controllo delle concessioni per i servizi idrici in mani private, facendo lievitare i prezzi e producendo un fatturato milionario, che va a ingrossare le casse delle multinazionali, stritolando cittadini e amministrazioni comunali nella morsa del vertiginoso aumento dei prezzi. Nel nome del libero mercato. Eppure, nella tradizione liberale pura, alla privatizzazione di un settore corrisponde l'abbassamento del prezzo e una maggiore efficienza del servizio. Tuttavia, in Italia non è così, e come afferma il noto economista Luigi Zingales, "laddove l'amministrazione è inefficiente e corrotta, il monopolio pubblico è il male minore".

L'Italia scende dunque in campo e si mobilita per difendere l'acqua dalle grinfie delle multinazionali. E nello scacchiere calabrese anche Acri gioca un ruolo importante. Proprio ad Acri, infatti, si è tenuto uno dei primi incontri della campagna di sensibilizzazione contro la privatizzazione dell'acqua, organizzato dal blog "Acri a gonfie vele" e dal comitato di base "Acqua no profit". In quell'occasione padre Alex Zanotelli aveva sottolineato l'importanza di difendere questo bene dalla privatizzazione. "Stiamo capendo che se perdiamo sull’acqua, perderemo sulla sanità, sulla scuola, sui diritti dei cittadini", ha infatti affermato in più occasioni il missionario comboniano. L'obiettivo degli organizzatori dell'iniziativa è quello di difendere i beni comuni dalla colonizzazione che potrebbe avvenire nel nostro territorio, da parte dei colossi industriali. E sensibilizzare i cittadini verso quello che è il concetto di "beni comuni e diritti fondamentali del cittadino". I tre quesiti referendari promossi dal "Forum italiano dei movimenti per l'acqua" che in Calabria prende il nome di "Bruno Arcuri", vogliono evitare sia la privatizzazione, che la liberalizzazione del commercio dell'acqua. E proprio grazie all'impegno di questo gruppo di cittadini, a dicembre ad Acri, la precedente amministrazione comunale aveva approvato la delibera, proposta dagli autori del blog "Acri a gonfievele", in cui si stabilisce che l'acqua è un bene privo di rilevanza economica. In seguito al cambio di amministrazione, però, il contenuto di questa delibera non è ancora stato inserito nello statuto del comune. Intanto, nel cuore del paese e nelle sue frazioni, giorno dopo giorno, si moltiplicano le iniziative per la raccolta firme a tutela dell' "oro blu". 

Ad Acri i referenti per la raccolta firme dei quesiti sono proprio gli autori del blog "Acri a gonfie vele" e il comitato di base "Acqua no profit". Quello che questo gruppo di cittadini attivi, che si prodiga senza tregua per la causa della tutela dei beni comuni, vuole combattere è "il modo di mercanteggiare di chi legifera senza scrupoli, poiché l’acqua, oltre che un bene comune, è principalmente fonte di vita e vitale per l’uomo" come sottolinea Angelo Sposato, membro del comitato e autore del blog promotore della raccolta. "Le risorse idriche in tutto il mondo scarseggiano" continua Angelo "e si vuole, attraverso delle leggi criminali, vendere il diritto alla vita e determinarlo dietro tariffe molto alte, dirette ad incrementare i profitti di società private che, in poche parole, andranno a lucrare sulla nostra sete". Il rischio è che ci sia un sostanziale aumento dei prezzi. E laddove i comuni non riescano a pagare, si chiuda il rubinetto. Una "farsa senza sconti" che rieccheggia gli scenari di un'Africa subsahariana disseminata di campi profughi. Quelli del Chad o del Darfur. Lì centinaia di donne, strette nelle vesti variopinte, formano lunghe file, sulle strisce di deserto che delimitano le zone di approviggionamento dell'acqua potabile. Nonostante siamo lontani dai teatri di guerra africani o mediorientali, anche nelle nostre terre sembra crescere la percezione di quanto questo monopolio naturale sia prezioso. E di come la colonizzazione economica di queste risorse produrrebbe un effetto domino devastante per l'intera economia del paese. Infatti sono in molti a sostenere che, da un anno a questa parte, dopo l'ingresso nei giochi della So.Ri.Cal., in qualità di soggetto affidatario della gestione del complesso delle “Opere Idropotabili Regionali”, in Calabria le bollette abbiano subito un'impennata corposa. Secondo alcuni l'aumento si aggira intorno al 40%. Se così fosse l'acqua rischia di diventare un lusso. E questo sembra quasi un paradosso, perchè le nostre sono terre ricche di fonti d'acqua potabile. Una potenziale ricchezza di cui potrebbe beneficiare l'intera collettività. Basterebbero delle amministrazioni lungimiranti, e soprattutto competenti. Ciò che emerge, invece, è la tendenza delle amministrazioni locali, ad affidare determinate competenze a società private. Anche la semplice riscossione delle bollette, che ad Acri è stata affidata all' Equitalia ETR S.p.a., per le riscossioni coattive, e quelle delle bollette di acqua, fogna, depurazione e t.a.r.s.u. La percezione è che, ad oggi, a causa dell'incapacità delle amministrazioni pubbliche di gestire i beni comuni, li si affidi ad aziende private. Il rischio è quello dell'aumento del prezzo, che potrebbe manifestarsi nel lungo periodo. Proprio la questione della privatizzazione dell'acqua, infatti, porta alla ribalta il conflitto che le nostre terre vivono, da sempre. Qui interesse individuale e benessere collettivo si scontrano selvaggiamente. E a pagarne le spese è sempre il cittadino. Secondo il comitato "Acri a gonfie vele" sarebbe auspicabile che, a gestire questi preziosi beni comuni siano i cittadini, insieme agli amministratori. Proprio per tutelare a trecentosessanta gradi gli interessi della collettività. Quindi l'invito è a una gestione partecipata di questi beni. E sebbene questa proposta possa sembrare una chimera, ad oggi la forte mobilitazione dei cittadini contro la privatizzazione dell'acqua, la rende quasi palpabile. Tuttavia, anche ad Acri la battaglia contro la privatizzazione dell'acqua si gioca su due fronti: quello della raccolta firme per i quesiti referendari del "Forum italiano dei movimenti per l'acqua", fortemente incentrata sul concetto di beni comuni come patrimonio della collettività, e la raccolta firme promossa dall'IDV che , sebbene abbia contenuti completamente diversi, ha un punto in comune con i questiti del "Forum": quello che si scaglia contro il decreto "Ronchi". Sul fronte IDV, Giacomo Fuscaldo, presidente del circolo IDV di San Giacomo d'Acri, anch'esso impegnato, in parte, nella raccolta firme contro la privatizzazione dell'acqua, afferma: "con la privatizzazione dell'acqua e con il conseguenziale aumento delle tariffe, diventerà facilissimo sospendere l'erogazione del servizio, in caso di ritardi nei pagamenti delle bollette, alle fasce più deboli della società". "Anche l'acqua così" continua Fuscaldo "a quel punto, non essendo più un bene pubblico, diventerà un lusso che potranno permettersi solo i ricchi. Nell'appaltare la gestione della rete idrica alle multinazionali, inoltre, i profitti verranno reinvestiti all'estero sfruttando così le risorse del nostro bel paese". Ad Acri ora gli occhi sono puntati sull'amministrazione Trematerra. L'UDC acrese, infatti, aveva dato voto favorevole all'approvazione della delibera contro la privatizzazione dell'acqua, votata a dicembre, in consiglio comunale. Ora, però, bisogna passare ai fatti. Il contenuto della delibera, per avere efficacia legale, dev' essere inserito nello statuto comunale. Forse nel prossimo consiglio comunale conosceremo quali saranno le sue sorti.


Giulia Zanfino

Mezzoeuro 05/06/2010

Foto: blog "gonfievele.blogspot.com"

CULTURA
A Cosenza la Presentazione di "Terroni", il discusso libro di Pino Aprile.
8 giugno 2010



"Io non sapevo che i piemontesi fecero al Sud quello che i nazisti fecero a Marzabotto. Ma tante volte, per anni. E cancellarono per sempre molti paesi, in operazioni "anti-terrorismo", come i marines in Iraq. Non sapevo che, nelle rappresaglie, si concessero la libertà di stupro sulle donne meridionali...".  (Pino Aprile)
E' un pugno nello stomaco il libro di Pino Aprile, che narra "tutto quello che è stato fatto perché gli italiani del sud diventassero meridionali". E mette a nudo ferite ancora aperte sull' epidermide delle nostre terre, attraverso un fiume d' inchiostro, che ricostruisce la ferocia con cui il sud Italia è stato colonizzato e violentato, in nome dell'unità d'Italia. Personalmente ero a conoscenza del fatto che il Regno delle due Sicilie fosse il paese più industrializzato, dopo Inghilterra e Francia, prima dell'invasione, e che l'organismo finanziaro di cui era dotato, sotto il dominio dei borboni, era invidiato dagli stessi piemontesi. Ma non conoscevo un dato imprescindibile per la lettura della storia del Meridione. L'invasione del sud Italia, così come sostengono fortemente più autori, tra cui lo stesso Pino Aprile nel suo dettagliato racconto, è stata pianificata anche su decisione della massoneria inglese e francese. E sono tanti altri i dati che emergono dal libro "Terroni" , frutto della lunga e caparbia ricerca dell'autore. Di tutto ciò non c'è traccia nei libri di storia. Ma qualsiasi italiano dovrebbe conoscere questi fatti, per leggere in chiave più completa la vituperata "questione meridionale". 



Giulia Zanfino
Foto © Giulia Zanfino
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Cosenza: scatta lo sgombero dell'occupazione multietnica, in viale Trieste.
4 giugno 2010


Lo sgombero è scattato. E l'occupazione multietnica, che da un mese ha riaperto le porte di palazzo Morelli, su viale Trieste, a Cosenza, in pieno centro cittadino, ha le ore contate. Qui, un folto gruppo di precari, studenti e famiglie, italiane e migranti, aveva preso possesso di quello che, ironia della sorte, un tempo era l' ufficio di collocamento della città. Un edificio imponente, costellato da corridoi, stanze e uffici, di proprietà del Gruppo "BNP Paribas", svuotato ed immerso nel limbo dell'attesa, da ben dieci anni. Un'iniziativa nata dal comitato "Prendocasa" di Cosenza, formatosi sponataneamente in seguito all'occupazione del palazzo, che aveva l'obiettivo di lanciare un messaggio forte all'intera città. Infrangendo il clima di intolleranza che da tempo si respira in tutto il paese. L' occupazione, che si è distinta per il suo carattere multietnico, ha ospitato al suo interno ben trentasei persone, tra cui ventisei nuclei familiari composti da migranti, in gran parte richiedenti asilo politico. E in questo globo terrestre in miniatura, la convivenza di ghanesi, nigeriani, somali, slavi, peruviani e italiani, ha messo a fuoco come queste persone abbiano deciso di far fronte all'emergenza sociale che stanno vivendo insieme, facendo delle diversità un punto di forza. Oltre ai "senza casa" e ai migranti, presso lo sportello per il diritto alla casa, aperto nel palazzo dal comitato, erano confluite anche molte famiglie, che avevano fatto domanda di casa popolare nel 2005 e, atutt'oggi, non hanno ancora ottenuto l'assegnazione di un alloggio. 

(le proteste del comitato davanti alla questura e l'attesa del rilascio dei migranti, trattenuti per l'identificazione)

Prima dello sgombero l'obiettivo del comitato "Prendocasa" era quello di arrivare ad una trattativa con le istituzioni, affinchè il comune requisisse il palazzo occupato. Per poi destinarlo all'emergenza alloggiativa. Ma fino ad oggi il sindaco di Cosenza, Salvatore Perugini, non aveva manifestato nessun interesse a trattare con gli occupanti, e la società proprietaria dell'immobile aveva chiesto da tempo lo sgombero dell'edificio. "Il palazzo è circondato dalle forze dell'ordine" afferma Italo, giovane precario, occupante dell'edificio. "E stanno portando tutti i migranti in caserma". Le origini diverse degli occupanti di Palazzo Morelli, si intrecciano con i loro percorsi, in parte comuni, segnati da precariato e difficoltà economiche. Justice Kujoe è uno di questi. Nel suo paese d'origine era un calciatore. Ed è approdato in Italia, fuggendo dal Ghana a causa delle persecuzioni subite dalla sua famiglia, di religione cristiana. Anche Lukman Basir abitava nel palazzo di viale Trieste. Lui ha lasciato il Togo a causa delle condizioni di miseria in cui viveva la sua famiglia. Il suo viaggio fino all'Italia è durato tre lunghi anni. Sia Justice che Lukman hanno compiuto la lunga traversata nel deserto, fino alla Libia. Hanno solcato il Mediterraneo per approdare a Lampedusa. Sono stati catapultati nel C.A.R.A. di Crotone. E, ad oggi, ambedue sono in cerca di lavoro. Queste le storie raccontate per giorni tra le mura spesse del palazzo. Come quella di Luis Macairo Annaluisa, originario dal Perù, che è approdato a viale Trieste dopo aver perso il lavoro, insieme alla moglie e due bambini. E ancora un folto gruppo di ragazzi di origine somala e tanti precari italiani, che in questo momento potrebbero già essere stati sgomberati.

Giulia Zanfino

© Copyright Redattore Sociale - Foto © Giulia Zanfino

Interrogazione parlamentare della deputata Angela Napoli, in seguito ai fatti di Goiosa Ionica.
1 giugno 2010
Interrogazione a risposta scritta 


Al ministro dell’interno - per sapere- premesso che: 


nonostante l’encomiabile attività di contrasto delle Forze dell’Ordine e della Magistratura, la ‘ndrangheta sta terrorizzando il territorio dell’intera provincia di Reggio Calabria con vili atti intimidatori nei confronti di Magistrati ed Amministratori locali;

è della scorsa settimana la notizia di una lettera minatoria ricevuta dal Procuratore della DDA di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone che con l’intera equipe sta gestendo una importantissima attività di contrasto a tutte le cosche della ‘ndrangheta dell’intero territorio reggino;

persone non identificate hanno compiuto,nella notte del 29 maggio u.s., un attentato incendiario contro l’automobile di proprietà del vice sindaco di Marina di Gioiosa Ionica , Giuseppe Femia;

poco prima, nella stessa nottata del 29 maggio u.s., un attentato incendiario ha distrutto, sempre a Marina di Gioiosa Ionica, uno stabilimento balneare di proprietà del cognato del sindaco della Città, Rocco Femia;

il messaggio inviato dalla ‘ndrangheta è palesemente drastico contro l’Ente comunale di Marina di Gioiosa Ionica che sta tentando di amministrare, pur se con le difficoltà riscontrate da tutti gli Amministratori che operano in territori ad alta densità mafiosa, per soddisfare le problematiche di quella collettività;

nella notte del 30 maggio u.s., ignoti hanno fatto esplodere un ordigno davanti al garage del Sindaco di Sinopoli (R.C.), Luigi Chiappalone, già vittima di numerosi altri danneggiamenti subiti da quando ha assunto la guida della cittadina:

quali urgenti iniziative intende attuare per garantire la sicurezza all’interno dell’intero territorio della provincia di Reggio Calabria;

se non ritenga necessario ed urgente decretare l’attuazione dei progetti “PON Sicurezza per lo sviluppo del Mezzogiorno 2007-2013”, predisposti dai Comuni della provincia di Reggio Calabria, e che prevedono impianti di videosorveglianza per garantire sicurezza e libertà di impresa.

On. Angela NAPOLI 


Roma, 1 giugno 2010
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