Inchieste, reportage e articoli. Tutto questo è Donnelibertadistampa, il blog a quattromani di Valeria Brigida e Giulia Zanfino Donnelibertadistampa | donne libertà di stampa | Il Cannocchiale blog
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Sono tornata in Libano
27 dicembre 2008

L’ho rifatto. Sono nuovamente in Libano. Esattamente da 13 giorni. Eoggi per puro caso mi imbatto nel sito www.informazionecorretta.it cheriporta:

SulRIFORMISTA di oggi, 20/12/2008, a pag.15, un servizio di Valeria Brigida daltitolo " Hezbollah in piazza per sostenere Hamas ", L'abbiamo lettocon un senso di fastidio e stupore. Ci chiediamo come un giornale come il RIFORMISTA,dalla chiara linea filoccidentale, pubblichi dei servizi ambigui coe questo daBeirut, L'autrice non distingue, nell'impostazione del suo pezzo, le differenzeprofonde fra terroristi e democrazia, le azioni di Hezbollah sono equiparate aquelle di Israele, del quale viene persino messo in dubbio il diritto adifendersi. Lo stato ebraico viene presentato in tutto l'articolo in mododecisamente ostile. Chiediamo ai nostri lettori di segnalarlo al direttoreAntonio Polito, chiedendogli se il pezzo di Valeria Brigida esprime laposizione del suo giornale. Ecco l'articolo:

Beirut. «Freedom for Gaza». Libertàper Gaza: questo lo slogan che ieri dominava l'imponente corteo per le stradedei sobborghi di Beirut sud. E, proprio ieri, le brigate Qassam, braccio armatodi Hamas, hanno ufficialmente dichiarato la fine della tregua iniziata loscorso 19 giugno con Israele, grazie alla mediazione egiziana. In un comunicatodiffuso via internet si legge: «Il cessate-il fuoco non sarà rinnovato perchéil nemico sionista non ha rispettato le condizioni».?Accuse reciproche, quelletra Israele e Hamas, per aver violato gli accordi di sei mesi fa. Hamas èintenzionato a rispondere a ogni attacco israeliano sulla Striscia di Gaza. «Sela situazione lo richiede - ha dichiarato il ministro della Difesa israeliano,Ehud Barak - noi agiremo». Il Libano non è rimasto a guardare. Decine dimigliaia di persone sono accorse da tutto il Paese al richiamo lanciato loscorso lunedì dal segretario generale di Hezbollah, Sayyed Hassan Nasrallah.Anziani, adolescenti e addirittura bambini spinti in carrozzina da donneavvolte, da capo a piedi, in pesanti vesti nere. Libanesi e palestinesi,insieme in un'unica marcia. «La gente di Gaza - urlava Sheikh Naim Kassem,numero due del Partito di Dio - non sarà mai sconfitta perché ha scelto ilpatto della Resistenza». «E - ha proseguito - noi siamo con la Resistenza». Una"resistenza regionale", dunque, non più solo nazionale.?La sua voce,diffusa attraverso gli innumerevoli altoparlanti posti a tutti gli angoli dellestrade, sembrava inferocita. Infervorata. Un fiume umano trascinava bandierepalestinesi ed hezbollah lungo le strade di Dahiye (Beirut sud). Quindi,confluito a Sayyed al Shouhadaa', quartiere che ancora porta i segni dei pesantibombardamenti israeliani del 2006, gridava: «I palestinesi rimarranno inPalestina, i sionisti saranno gli unici a essere cacciati!». E, ancora: «Morteall'America, morte a Israele». La scena si ripeteva in più punti del Libano, danord a sud. La voce di Kassem incalzava, ma non proveniva da un palcoscenico.Lo sceicco, infatti, ha deciso di non apparire in pubblico e di diffondere ilsuo messaggio "live", contemporaneamente in tutti i luoghi diraccolta, da un luogo segreto.?Intanto a Gaza i militanti palestinesilanciavano razzi e mortai su numerosi villaggi israeliani, gli aerei con lastella di David rispondevano con «raid punitivi». Da Beirut Naim Kassem hacriticato «il sospettoso silenzio arabo e internazionale» sul trattamentoriservato agli abitanti di Gaza. E ha puntato il dito anche contro il Consigliodi Sicurezza dell'Onu, «colpevole» d'inerzia di fronte all'assedio di Gaza.Molti manifestanti raccontano al Riformista che l'intento è quello di fareanzitutto pressione sul governo egiziano affinché siano riaperte le frontieredi Rafah, unica «valvola d'ossigeno» per la crisi umanitaria in atto a Gaza.Quindi, di scuotere l'opinione pubblica araba e internazionale. Un ragazzo piùscettico e cinico ci rivela il suo stupore di fronte a quella massa accorsa insolidarietà al popolo palestinese, perché «anche in Libano i palestinesi sonoun problema, un peso per la società». «L'unica spiegazione - ha continuato - èIsraele: il nemico unico». «Vergognoso rimanere inerti a guardare Gaza sottoassedio, per questo - ha annunciato Kassem - è necessario tornare in Palestinacon aiuti e armi».

Perinviare al Riformista la propria opinione, cliccare sulla e-mailsottostante.

info@ilriformista.it

 

Proprio perché fortemente sostenitrice del principio democratico, chesempre più spesso viene calpestato nella nostra Patria, mi sono permessa dirispondere in questo modo. Ora non rimane che attendere e vedere se la replicaverrà pubblicata.

“Gentile redazione sono Valeria Brigida, l'autrice dell'articoloapparso sul Riformista il 20 dicembre e da voi fortemente criticato. Devoammettere che sono io che provo stupore nel leggere questi commenti. Io sonouna giornalista. Riporto quel che vedo e sento. Non commento. Questo lo lascioagli opinionisti. E, data la mia umiltà e la mia giovane età, non voglioarrogarmi la presunzione di simili arti. Pertanto vi chiedo di astenervi dasimili critiche gratuite che offendono il mio lavoro. È chiaro che se sto inLibano e vado di persona a una manifestazione di Hezbollah non potrò mairiportare di aver letto striscioni con scritte "I LOVE ISRAEL".Esorto, dunque, a rileggere quanto da me scritto, facendo attenzione allecitazioni e alle dichiarazioni o ai virgolettati che nella lingua italianavengono adoperati proprio per prendere con professionalità le distanze daaffermazioni fatte da terzi che ogni buon giornalista ha il dovere diriportare. La notizia era la reazione del mondo arabo rispetto a quanto staaccadendo nella Striscia di Gaza. Grazie comunque per l’attenzione mostrata neimiei confronti. Umanamente, mi permetto di dare un consiglio sperando di nonesser tacciata di scarsa umiltà. È ciò che anche io cerco di ricordare ognigiorno a me stessa: prima di giudicare bisogna leggere e osservareattentamente. Compito arduo, ne sono consapevole. Pena la disinformazione o ladiffamazione. Confido nella serietà e nelle note capacità di apertura mentalidel direttore Antonio Polito. Proprio per questo mi sento serena.

diari di viaggio
"Un tremendo sforzo che va celebrato"
3 dicembre 2008

Questa mattina sono uscita da casa molto presto. Chissà perché - forse il freddo - ho ripensato al vento caldo del Libano. Mi è tornato in mente uno tra i tanti articoli che non mi sono stati pubblicati durante la mia permanenza in Medio Oriente. E, allora, ho deciso che non sarebbe stato giusto mantenerlo, insieme alle foto scattate, "nel cassetto" della scrivania del mio computer ...

La marina italiana in Libano: "Un tremendo sforzo che va celebrato".

Così il generale Claudio Graziano, comandanteUnifil, saluta la prima task force navale a supporto di una missione di peacekeeping della Nazioni Unite.

Beirut, 1 Settembre. "L'allarme delle minacce è bianco!". È l'ora di salpare. Sono passate da poco le 9 del mattino e Beirut, vista dalla nave "Scirocco", appare in tutto il suo splendore decadente. A bordo ogni più piccolo dettaglio è pronto: la forza navale italiana passa le consegne a quella francese attraverso una grande cerimonia. Lo scenario è il mare aperto. A largo delle coste libanesi, dove per sei mesi l'ammiraglio Ruggiero Di Biase è stato a comando della task force navale di UNIFIL (United NationsInterim Force in Lebanon). Dal 20 febbraio a oggi, infatti, sono stati proprio gli italiani a condurre le operazioni a supporto e implementazione delle risoluzioni numero 1701 e 1773 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Assistere le Laf (forze armate libanesi) nel monitorare le acque territoriali libanesi con lo scopo ultimo di impedire l'entrata di armi senza il consenso delle autorità nazionali. Questo il compito primario, a cui si aggiunge quello, altrettanto arduo, di aiutare le Laf ad affinare le proprie capacità operative per poter arrivare ad affermare la propria sovranità marittima. Italia, Francia, Spagna e Portogallo, che insieme costituiscono Euromarfor (EuropeanMaritime Force), sono quattro grandi esperte nel settore della marina militare. Insieme costituiscono una forza multinazionale composta da 37 unità navali che dal mare cerca di fronteggiare la minaccia del terrorismo globale. Per la prima volta le Nazioni Unite hanno deciso di utilizzare anche questo strumento all'interno del teatro libanese. Negli ultimi sei mesi "abbiamo garantito il pieno controllo dell'area delle operazioni marittime", spiega l'ammiraglio Di Biase. Infatti, su circa 4400 imbarcazioni incrociate durante la missione, più di 80 sono state dichiarate sospette e ispezionate dalle forze libanesi. Sì, perché, anche in mare, bisogna fare attenzione a non scivolare sull'essenza delle regole d'ingaggio: solo il Libano può intervenire nel caso di "sospetto". Sulla nave "Scirocco" è presente anche il generale Claudio Graziano che definisce questa nuova forza navale multinazionale "un vitale strumento per Unifil" che "assiste il Libano nel diventare capace a controllare i confini delle sue acque territoriali".  Il problema del controllo delle acque libanesi non è questione recente. Da sempre è stato motivo di lunghe contese regionali perché storicamente quelle coste rappresentano lo sbocco tra oriente e occidente. Senza quella "valvola d'ossigeno" molti paesi a ridosso del Libano soffrono economicamente, socialmente e culturalmente. La delicata questione si è aggravata quando nell'estate del 2006 gli israeliani hanno imposto un blocco navale, con lo scopo principale di impedire il traffico di armi in Libano: un punto su cui lo stato ebraico ha sempre fondato il suo timore sia via terra che via mare. Ed effettivamente, se i confini dell'entroterra sono visibilmente porosi, quelli via mare sono assai meno controllabili. Per tale motivo Graziano ha sottolineato gli sforzi che italiani, francesi, spagnoli e portoghesi stanno sostenendo nell'aiutare il Libano a diventare totalmente sovrano nel fronteggiare quelle che costituiscono, anche per sé, minacce alla stabilità interna, oltre che regionale. Per questo, la solennità della cerimonia di passaggio delle consegne: nelle tiepide acque mediterranee le navi delle quattro nazioni si sono alternate in una inusuale danza. Questi giganti del mare hanno salutato silenziosamente il "vecchio" comandante italiano e il "nuovo" francese. Qui in Libano la missione continua. Ma l'equipaggio italiano, salutata Beirut, ha già  preso il largo. Direzione: Taranto. E, ora, naviga in acque più sicure.

Valeria 

UN GIORNO DI ORDINARIA FOLLIA METROPOLITANA
2 dicembre 2008

Viaggio sull'autobus alla scoperta del bisogno di giustizia cittadino: la legge è uguale per tutti

In una mattina di fine novembre a Roma può accadere di assistere a inaspettati spettacoli. La scena si svolge sull'autobus numero 30. Saliamo alla fermata di fronte al Campidoglio e, mettendoci in fila per timbrare il biglietto, vediamo che a bordo quattro giovani controllori stanno chiedendo di esibire il titolo di viaggio a tutti passeggeri. Tutti si affannano a cercarlo. È strano come di fronte a una divisa, seppur si è in regola, si sviluppi uno strano senso d'irregolarità interiore che porta all'agitazione. A chi non è mai capitato? Ma c'è qualcuno che non si lascia scomporre dalla legittima richiesta. Una signora sulla cinquantina, molto curata e ben vestita, tira fuori il suo biglietto non obliterato. Il controllore, una ragazza sulla trentina, le fa notare che possedere un biglietto obliterato equivale a non averlo, ma di fronte alla storia della macchinetta rotta le sfila il biglietto dalle mani e lo inserisce nel marchingegno. Sorpresa: funziona! Tutto l'autobus a questo punto è in silenzio e vuol vedere cosa inventerà la signora che, messa alle strette, sferra il contrattacco: "Sono una funzionaria del Comune di Roma!". Il controllore spiega che poco importa ma che se proprio insiste lo può esibire per fornire i suoi dati. La signora, allora, dice di averlo dimenticato in ufficio, in Campidoglio, ma "comunque" – insiste – " io lavoro con il Sindaco". "Signora – la guarda rassegnata il controllore – mi dia un documento: se paga subito la multa è di 50 euro. Altrimenti le arriva a casa raddoppiata!".  Il silenzio nell'autovettura si trasforma in un brusio divertito. "Ma io devo scendere alla prossima fermata!". Il controllore: "E allora scendiamo insieme così scrivo meglio la multa". "Ma il suo collega l'altra volta ha chiuso un occhio: lei non sa chi sono io!". "Signora – risponde il controllore – lei è una persona che non ha pagato il biglietto". Il brusio di sottofondo cresce fino a esplodere in "un applauso scrosciante del pubblico pagante". C'è chi ride, chi si lascia andare a commenti ad alta voce: "Bravi!", "Basta con i privilegi!", "Devono pagare come tutti i normali cittadini!", "Almeno non dica che lavora col Sindaco: ci fa ancora più brutta figura". La signora non arrossisce neanche un po'. Rimane in silenzio come una statua che aspetta solo l'arrivo della propria fermata. Una ragazza ringrazia i controllori e uno di questi le risponde: "Lo sai quante ne vediamo ogni giorno? C'è chi dice di essere l'assistente del politico Tizio, il segretario di Caio… inutile arrabbiarsi con chi ha immeritati privilegi se chi deve controllare non fa il suo dovere". "Giusto" – fa eco una studentessa dai capelli rasta – solo così possiamo iniziare a cambiare veramente le cose in questo Paese". Le porte si aprono, i "quattro eroi metropolitani" ringraziano la platea e scendono dall'autobus con la funzionaria del Comune di Roma. Una signora sbuffa e indignata ammonisce: "Che c'è da rallegrarsi? Se la prendono con gli italiani e – guardando prima un rumeno, poi una peruviana di fronte a lei, continua – non fanno niente agli zingheri, agli immigrati!". Quello strano fervore dell'autobus si riaccende all'improvviso: "Ma che c'entra?" dice uno. Un altro incalza: "Signora tutti i presenti hanno esibito il titolo di viaggio valido". Infine un altro ammonisce: "E stia attenta alle parole che usa perché la discriminazione razziale è reato e qui ci sono parecchi testimoni delle sue affermazioni!". La signora si sistema al suo posto: "State attenti voi, perché non sapete con chi state parlando!".

Valeria Brigida

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