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diritti
"NON SI PUO' MORIRE DI ACIDO MURIATICO". A REGGIO L'8 SETTEMBRE UN SIT IN PER ACCENDERE I RIFLETTORI SU ALCUNE MORTI SOSPETTE.
28 settembre 2011



                           Le donne del movimento "Se non ora quando" di Reggio Calabria

Reggio Calabria. "E ora lo Stato intervenga per tutelare i figli della Cacciola, tutti minorenni!". L'on. Angela Napoli esce dalla Prefettura di Reggio Calabria, mentre sulla città è calata la notte. Insieme a lei un gruppo di donne, tra cui l'on. Maria Grazia Laganà, organizzatrici della manifestazione "Chi collabora non deve morire di acido muriatico". Donne diverse le une dalle altre. Attiviste politiche di Fli, Idv, Pd, le donne del movimento "Se non ora quando?", insegnanti in pensione, studentesse. Donne arrivate in piazza Italia per un'emozione forte. "Abbiamo seguito in poco tempo suicidi di donne con acido muriatico. Tutte donne che erano testimoni di giustizia" afferma Antonia Lanucara, prima firmataria della petizione che verrà presentata alle più alte cariche del Governo, per accendere i riflettori sulla questione dei testimoni di giustizia. "Il problema che ci ha spinto qual'è?" continua la Lanucara "E' che ci si può ammazzare con un tubetto di sonnifero, così ti addormenti serenamente. Invece queste donne ricorrono al suicidio sapendo che soffriranno in maniera terribile. Allora non si tratta solo di suicidio, ma di una volontà auto-assassina. Questa cosa in qualche maniera ci ha fatto pensare. Non so quali fossero le condizioni quando queste donne hanno bevuto l'acido. Voglio pensare a qualunque cosa... Maria Concetta aveva solo 32 anni e 3 figli e aveva deciso di diventare testimone di giustizia". I dubbi sono più che leciti. Testimoni di giustizia e acido è il binomio agghiacciante che sembra governare le sorti delle donne che decidono di schierarsi contro la 'ndrangheta. Maria Concetta Cacciola, Tita Buccafusca, Lea Garofalo. Donne che hanno fatto una scelta difficile, che non lascia scampo: sangue contro sangue, perché il clan è una famiglia. Un sofisticato meccanismo capace di preservare l'endogamia di ceto che costituisce l'ossatura della mafia calabrese, da più di un secolo. Queste tre donne oggi non possono più parlare. La loro morte, certo sospetta, è più simile a un monito. A un messaggio chiaro e netto: chi collabora muore. Di una morte dolorosa. Spietata. "L'obiettivo del nostro sit-in" continua la Lucanara "è quello di mettere mano alla legge che già esiste sui testimoni di giustizia, per fare in modo che le protezioni siano saggiamente guidate". 



Tre giorni prima della morte, Maria Concetta Cacciola aveva richiesto la protezione a cui aveva rinunciato, tornando a Rosarno. Bisognerebbe forse garantire maggiore protezione a chi diventa testimone e quindi rivedere la legge. Sotto il palazzo della Prefettura le donne del movimento "Se non ora quando?" di Reggio Calabria stringono tra le mani gli striscioni. Hanno un bavaglio rosa stretto sul volto. Sopra c'è scritto "Acido", "'Ndrangheta", "Silenzio". Luciana, Teresa, Rosamaria, Consuelo, Rosanna. Donne che si muovono per le donne. Sorridono sotto il bavaglio e si scambiano sguardi complici. Prima di arrivare al sit-in hanno fatto volantinaggio sul Corso, per divulgare l'evento. "Il nostro movimento non fa assistenzialismo. Per ribaltare l'assioma mafioso bisogna sollecitare le coscienze a una presa di posizione netta". Ma Piazza Italia è quasi vuota. I reggini passeggiano sul corso, tra vetrine ammiccanti e palazzi padronali. Forse la presa di coscienza è ancora lontana. Forse si vuole fingere di non vedere. Eppure mai come in questo momento storico, in Calabria, si assiste a un movimento di donne che decidono di schierarsi contro la 'ndrangheta e denunciare la propria famiglia. E c'è da chiedersi se queste morti saranno un deterrente per chi vorrebbe, ma non ha ancora avuto il coraggio di passare dall'altra parte. Perché la scelta di essere testimone di giustizia, in Calabria, ha un costo altissimo. Significa schierarsi contro il marito, i figli, i fratelli, le sorelle. E ritrovarsi soli. Perché il sangue è il cemento di ogni rapporto mafioso e la donna è un capitale sociale inestimabile, bullone di quell'ingranaggio determinante, per muovere il mondo parallelo dominato dai clan. 



                                    L'On. Angela Napoli e Teresa Libri (Fli Calabria)


"Il Prefetto si è fatto carico di segnalare al Ministero dell'Interno questa sollecitazione che proviene dalla società civile, rispetto all'attenzione necessaria per i testimoni di giustizia ed in particolare per le donne" afferma l'on. Angela Napoli. "Donne che decidono di ribellarsi a volte anche perché appartenenti a famiglie mafiose, ma che poi si ritrovano completamente isolate e quindi incoraggiata al suicidio. Abbiamo voluto fare attenzionare al Prefetto la modalità, che deve far preoccupare, dell'uso dell'acido muriatico. Non dimentichiamo che Reggio ha visto anche un'altra donna, funzionaria del Comune, usare l'acido muriatico per il suicidio (Orsola Fallara, ndr). Sono fatti molto, molto strani, che vanno attenzionati e sui quali pretendiamo chiarezza. Lo dobbiamo ai sacrifici di queste donne, per evitare che accadano nuovi fatti di questo genere". L'obiettivo è quello che si riveda la legge sui testimoni di giustizia, per garantire loro una tutela più ampia. Chiediamo all'on. Napoli cosa ne sarà dei figli di Maria Concetta Cacciola. "Lo Stato intervenga per tutelarli" ci risponde l'onorevole. Cosa ne sarà di loro ce lo dirà il tempo. A oggi sono tre minorenni, orfani di madre, in terra di 'ndrangheta.

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Giulia Zanfino (foto G.Z.)

Fonte: Mezzoeuro


diritti
L'Aquila. Dal sisma al G8.
7 aprile 2010

 Riporto un articolo, scritto mesi fa, in occasione del G8 a L'Aquila.

(pubblicato su  Women in the city, la rubrica di Articolo21, fine giugno 2009)

di Giulia Zanfino

L'Aquila. Sono passati quasi centocinquanta giorni. Lunghi. Estenuanti. Ma la ferita al cuore del capoluogo abruzzese è ancora aperta. E da quando, il 6 febbraio, il sisma ha colpito la città, mettendo in ginocchio l'intera regione e lasciandosi alle spalle più di 300 vittime e 65.000 sfollati, la terra non dà tregua. Continua a tremare. Ed a due settimane dal G8, fervono i preparativi di una grande metamorfosi che trasformerà quello che sembra un teatro di guerra, in un grande palcoscenico mediatico. Che sarà sotto gli occhi del mondo. Ma qual'è il costo di questa metamorfosi e soprattutto, qual'è la sua utilità nella ricostruzione della città? E come mai, da settimane, sulla questione abbruzzese sembra essere calato il silenzio mediatico? Perchè il dramma de L'Aquila va ben oltre i cumuli di polvere e cemento, sotto cui è sepolta un'intera città. E continua a mietere vittime. Questa volta nel mondo del lavoro. Infatti, dopo l'approvazione del decreto per la ricostruzione,Stefania Pezzopane, Presidente della Provincia de L'Aquila, esprime la sua amarezza. “Siamo dispiaciuti perchè nel decreto non è finanziata la ricostruzione dell'intera città. Ma anche perchè non ci è stato riconosciuto il danno economico”. Il mancato riconoscimento del danno all'attività produttiva, nel decreto per la ricostruzione, potrebbe segnare la fine di tutte le aziende che gravitavano intorno al capoluogo e che, in seguito al sisma, hanno subito gravi ripercussioni economiche. Una spirale che rischia di inghiottire preziose risorse della regione. E strappare l'ultima possibilità a chi ha già perso tutto. “Sono già migliaia i posti di lavoro persi” continua la Presidente “ma noi non ci arrendiamo. Il veto della Camera non ci debilita. Lo consideriamo un invito ad essere più combattivi!”. Questa donna, minuta e determinata, è divenuta ormai la voce che rivendica i diritti degli sfollati. “Ci hanno promesso che le nostre richieste verranno approvate. Adesso le mettano in finanziaria o facciano le ordinanze!”.


 

Il Summit del G8


 

Intanto Bertolaso, Commissario straordinario per l'emergenza terremoto in Abruzzo, nominato Commissario del G8, ieri, in conferenza stampa, ha svelato i costi del Summit de L'Aquila. La cifra è di 50 milioni di euro. Lelio De Santis, cittadino aquilano, vittima del sisma, abbozza un sorriso e risponde: “Avevamo cercato in molti di conoscere il costo del G8, ma nessuno c'era riuscito. E da quando si prepara l'evento vi è stato un oggettivo rallentamento di tutte le altre opere di ricostruzione. Ad esempio ad Onna c'è ancora un ponte completamente inagibile. Per non parlare dei danni alla Statale 5 Tiburtina, chiusa dal giorno del sisma! E potrei continuare con altri esempi”. Anche Sara Vegni, una delle responsabili del Comitato dei cittadini “3e32” esprime le sue perplessità. “Abbiamo visto l'ampliamento della superstrada che porterà i capi di stato dall'aeroporto di Preturo alla sede del G8, portato a termine in tempo record. Mentre non è ancora stato puntellato il centro storico!”. Lo stesso aeroporto di Preturo è stato sensibilmente ampliato e Luca Spelettini, dalla Protezione Civile, chiarisce che “il finanziamento per l'ampliamento è stato erogato in parte del Comune, prima del terremoto, ed in parte dell'ENAC (Ente nazionale per l'aviazione civile), che non poteva stanziare fondi se non in vista di quest'operazione.” Sono in molti, però, ad esprimere perplessità sull'utilità reale di gran parte delle infrastrutture necessarie ad accogliere i “potenti del pianeta”. La Presidente della Provincia non è tra questi. E sottolinea quanto sia prezioso, anche per i futuri casi di emergenza, l'intervento effettuato sull'aeroporto. Sul resto Stefania Pezzopane non si pronuncia, non essendo al corrente. L'organizzazione del Summit è accentrata presso la Guardia di Finanza e coperta da segreto. “La cosa più sconcertante” aggiunge Lelio De Santis “E' che, riguardo alla progettazione delle infrastrutture per il G8, e delle opere che ospiteranno provvisoriamente gli sfollati, ma che sono destinate ad essere permanenti, non c'è stata concertazione tra Comune, Provincia, e Governo, ma il solo avallo del sindaco. E' stato tutto pianificato dall'alto”. Eppure il sisma ha cambiato lo scenario e la geografia di gran parte della regione, in modo indelebile. E la mancata partecipazione della Provincia alla progettazione di infrastrutture permanenti nel capoluogo potrebbe essere un errore.


 

Le proteste dei cittadini e le restrizioni della libertà nelle tendopoli


 

Intanto, a scandire i giorni che precedono il G8, è l'escalation di polemiche e manifestazioni di cittadini abruzzesi, che denunciano le “promesse non mantenute” dal Presidente del Consiglio Berlusconi. Nel decreto per la ricostruzione non sono stati approvati gli emendamenti, promessi dal Premier, che prevedono la ricostruzione del 100% delle seconde case nel centro storico e dell'80% nelle periferie. Tuttavia circa l'80% degli sfollati abitava in palazzi condominiali. In cui gli appartamenti sono interdipendenti, gli uni dagli altri. Prime case e seconde case. E per la ricostruzione delle seconde, nell'attuale decreto, non è previsto nessun finanziamento. Un vero paradosso, che potrebbe inibire la ricostruzione di interi condomini. Il 16 giugno a Roma centinaia di aquilani si sono riversati per le strade, manifestando la loro rabbia, mentre il Tg1 oscurava la notizia. Ma la protesta è proseguita a L'Aquila, dove il Premier si era recato per placare gli animi. Trovatosi nel bel mezzo di una contestazione però, annullata la conferenza stampa, è andato via in fretta. In elicottero. Senza fermarsi ad ascoltare i lavoratori che manifestavano davanti alla Guardia di Finanza di Coppito. Il Senatore Tancredi, del Pdl, ribatte: “La priorità è quella di togliere le persone da sotto le tende. Per i problemi riguardanti i palazzi composti contemporaneamente da prime e seconde case sarà la Protezione Civile a provvedere, attraverso delle ordinanze. Non mi piace per niente che stampa e politica mettano angoscia negli aquilani che hanno perso tutto!”. Lelio De Santis, però, lancia l'allarme: “Le ordinanze sono provvedimenti amministrativi che, per essere validi, devono essere previsti dalla legge. Dunque il problema resta aperto. E di non poco peso”. E mentre il Ministero delle Pari Opportunità non può rilasciarci una dichiarazione sulla situazione delle tendopoli, a causa di “impegni improrogabili della Ministra” ci rivolgiamo ai cittadini aquilani. “Ci è vietato entrare nelle tendopoli e fare volantinaggio per informare i cittadini di ciò che ci riguarda tutti da vicino” prosegue Sara Vegni “Eppure le persone vorrebbero essere informate! Non ne possiamo più, la città è completamente militarizzata, le tendopoli sono quasi inaccessibili!”. Luca Spelettini della Protezione Civile risponde che queste restrizioni sono imposte nel rispetto delle esigenze e della sensibilità degli abitanti del campo. “Bertolaso ogni giorno visita una delle 150 tendopoli che ospitano gli sfollati, trovandovi un clima di serenità, nei limiti in cui la situazione lo permetta. Per quanto riguarda il volantinaggio”continua “non lo abbiamo mai vietato, ci siamo limitati, a non fare entrare nelle tendopoli i non residenti, per motivi di sicurezza”. Eppure l'onorevole Lolli, del Pd, sembra esprimere le medesime perplessità dei membri del comitato “3e32”. “La situazione nelle tendopoli è esagerata. Non si entra. Non si circola. Eppure c'è una grande voglia dei cittadini che ci vivono di parlare, di ascoltare. E' importante evitare infiltrazioni della microcriminalità e tutelare la sicurezza, in vista del G8” continua l'onorevole “ma non si può impedire ai cittadini di essere informati dai comitati”.


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 


 

CULTURA
Nel giorno dell'anniversario di Piazza Fontana
12 dicembre 2009

Il romanzo delle stragi
di Pier Paolo Pasolini
dal "Corriere della sera" del 14 novembre 1974, ora in Scritti corsari, Garzanti 1975

Io so. Io so i nomi dei responsabili di quello che viene chiamato golpe (e che in realtà è una serie di golpes istituitasi a sistema di protezione del potere). 
Io so i nomi dei responsabili della strage di Milano del 12 dicembre 1969. 
Io so i nomi dei responsabili delle stragi di Brescia e di Bologna dei primi mesi del 1974. 
Io so i nomi del "vertice" che ha manovrato, dunque, sia i vecchi fascisti ideatori di golpes, sia i neofascisti autori materiali delle prime stragi, sia, infine, gli "ignoti" autori materiali delle stragi più recenti. 
Io so i nomi che hanno gestito le due differenti, anzi opposte, fasi della tensione: una prima fase anticomunista (Milano 1969), e una seconda fase antifascista (Brescia e Bologna 1974).

Io so i nomi del gruppo di potenti che, con l'aiuto della Cia (e in second'ordine dei colonnelli greci e della mafia), hanno prima creato (del resto miseramente fallendo) una crociata anticomunista, a tamponare il 1968, e, in seguito, sempre con l'aiuto e per ispirazione della Cia, si sono ricostituiti una verginità antifascista, a tamponare il disastro del referendum

Io so i nomi di coloro che, tra una messa e l'altra, hanno dato le disposizioni e assicurato la protezione politica a vecchi generali (per tenere in piedi, di riserva, l'organizzazione di un potenziale colpo di Stato), a giovani neofascisti, anzi neonazisti (per creare in concreto la tensione anticomunista) e infine ai criminali comuni, fino a questo momento, e forse per sempre, senza nome (per creare la successiva tensione antifascista). Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro a dei personaggi comici come quel generale della Forestale che operava, alquanto operettisticamente, a Città Ducale (mentre i boschi bruciavano), o a dei personaggi grigi e puramente organizzativi come il generale Miceli. 
Io so i nomi delle persone serie e importanti che stanno dietro ai tragici ragazzi che hanno scelto le suicide atrocità fasciste e ai malfattori comuni, siciliani o no, che si sono messi a disposizione, come killers e sicari. 
Io so tutti questi nomi e so tutti questi fatti (attentati alle istituzioni e stragi) di cui si sono resi colpevoli.
Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.

Io so perché sono un intellettuale, uno scrittore, che cerca di seguire tutto ciò che succede, di conoscere tutto ciò che se ne scrive, di immaginare tutto ciò che non si sa o che si tace; che coordina fatti anche lontani, che rimette insieme i pezzi disorganizzati e frammentari di un intero coerente quadro politico, che ristabilisce la logica là dove sembrano regnare l'arbitrarietà, la follia e il mistero.
Tutto ciò fa parte del mio mestiere e dell'istinto del mio mestiere. Credo che sia difficile che il "progetto di romanzo" sia sbagliato, che non abbia cioè attinenza con la realtà, e che i suoi riferimenti a fatti e persone reali siano inesatti. Credo inoltre che molti altri intellettuali e romanzieri sappiano ciò che so io in quanto intellettuale e romanziere. Perché la ricostruzione della verità a proposito di ciò che è successo in Italia dopo il 1968 non è poi così difficile.
Tale verità - lo si sente con assoluta precisione - sta dietro una grande quantità di interventi anche giornalistici e politici: cioè non di immaginazione o di finzione come è per sua natura il mio. Ultimo esempio: è chiaro che la verità urgeva, con tutti i suoi nomi, dietro all'editoriale del "Corriere della Sera", del 1° novembre 1974. 
Probabilmente i giornalisti e i politici hanno anche delle prove o, almeno, degli indizi.
Ora il problema è questo: i giornalisti e i politici, pur avendo forse delle prove e certamente degli indizi, non fanno i nomi. A chi dunque compete fare questi nomi? Evidentemente a chi non solo ha il necessario coraggio, ma, insieme, non è compromesso nella pratica col potere, e, inoltre, non ha, per definizione, niente da perdere: cioè un intellettuale. Un intellettuale dunque potrebbe benissimo fare pubblicamente quei nomi: ma egli non ha né prove né indizi.
Il potere e il mondo che, pur non essendo del potere, tiene rapporti pratici col potere, ha escluso gli intellettuali liberi - proprio per il modo in cui è fatto - dalla possibilità di avere prove ed indizi.
Mi si potrebbe obiettare che io, per esempio, come intellettuale, e inventore di storie, potrei entrare in quel mondo esplicitamente politico (del potere o intorno al potere), compromettermi con esso, e quindi partecipare del diritto ad avere, con una certa alta probabilità, prove ed indizi. Ma a tale obiezione io risponderei che ciò non è possibile, perché è proprio la ripugnanza ad entrare in un simile mondo politico che si identifica col mio potenziale coraggio intellettuale a dire la verità: cioè a fare i nomi. Il coraggio intellettuale della verità e la pratica politica sono due cose inconciliabili in Italia.
All'intellettuale - profondamente e visceralmente disprezzato da tutta la borghesia italiana - si deferisce un mandato falsamente alto e nobile, in realtà servile: quello di dibattere i problemi morali e ideologici. Se egli vien messo a questo mandato viene considerato traditore del suo ruolo: si grida subito (come se non si aspettasse altro che questo) al "tradimento dei chierici". Gridare al "tradimento dei chierici" è un alibi e una gratificazione per i politici e per i servi del potere.
Ma non esiste solo il potere: esiste anche un'opposizione al potere. In Italia questa opposizione è così vasta e forte da essere un potere essa stessa: mi riferisco naturalmente al Partito comunista italiano. È certo che in questo momento la presenza di un grande partito all'opposizione come è il Partito comunista italiano è la salvezza dell'Italia e delle sue povere istituzioni democratiche. Il Partito comunista italiano è un paese pulito in un paese sporco, un paese onesto in un paese disonesto, un paese intelligente in un paese idiota, un paese colto in un paese ignorante, un paese umanistico in un paese consumistico. 

In questi ultimi anni tra il Partito comunista italiano, inteso in senso autenticamente unitario - in un compatto "insieme" di dirigenti, base e votanti - e il resto dell'Italia, si è aperto un baratto: per cui il Partito comunista italiano è divenuto appunto un "paese separato", un'isola. Ed è proprio per questo che esso può oggi avere rapporti stretti come non mai col potere effettivo, corrotto, inetto, degradato: ma si tratta di rapporti diplomatici, quasi da nazione a nazione. In realtà le due morali sono incommensurabili, intese nella loro concretezza, nella loro totalità. È possibile, proprio su queste basi, prospettare quel "compromesso", realistico, che forse salverebbe l'Italia dal completo sfacelo: "compromesso" che sarebbe però in realtà una "alleanza" tra due Stati confinanti, o tra due Stati incastrati uno nell'altro.
Ma proprio tutto ciò che di positivo ho detto sul Partito comunista italiano ne costituisce anche il momento relativamente negativo. La divisione del paese in due paesi, uno affondato fino al collo nella degradazione e nella degenerazione, l'altro intatto e non compromesso, non può essere una ragione di pace e di costruttività. Inoltre, concepita così come io l'ho qui delineata, credo oggettivamente, cioè come un Paese nel Paese, l'opposizione si identifica con un altro potere: che tuttavia è sempre potere. Di conseguenza gli uomini politici di tale opposizione non possono non comportarsi anch'essi come uomini di potere.
Nel caso specifico, che in questo momento così drammaticamente ci  riguarda, anch'essi hanno deferito all'intellettuale un mandato stabilito da loro. E, se l'intellettuale viene meno a questo mandato - puramente morale e ideologico - ecco che è, con somma soddisfazione di tutti, un traditore.
Ora, perché neanche gli uomini politici dell'opposizione, se hanno - come probabilmente hanno - prove o almeno indizi, non fanno i nomi dei responsabili reali, cioè politici, dei comici golpes e delle spaventose stragi di questi anni? È semplice: essi non li fanno nella misura in cui distinguono - a differenza di quanto farebbe un intellettuale - verità politica da pratica politica. E quindi, naturalmente, neanch'essi mettono al corrente di prove e indizi l'intellettuale non funzionario: non se lo sognano nemmeno, com'è del resto normale, data l'oggettiva situazione di fatto. L'intellettuale deve continuare ad attenersi a quello che gli viene imposto come suo dovere, a iterare il proprio modo codificato di intervento.
Lo so bene che non è il caso - in questo particolare momento della storia italiana - di fare pubblicamente una mozione di sfiducia contro l'intera classe politica. Non è diplomatico, non è opportuno. Ma queste categorie della politica, non della verità politica: quella che - quando può e come può - l'impotente intellettuale è tenuto a servire.
Ebbene, proprio perché io non posso fare i nomi dei responsabili dei tentativi di colpo di Stato e delle stragi (e non al posto di questo) io non posso non pronunciare la mia debole e ideale accusa contro l'intera classe politica italiana. E lo faccio in quanto io credo alla politica, credo nei principi "formali" della democrazia, credo nel Parlamento e credo nei partiti. E naturalmente attraverso la mia particolare ottica che è quella di un comunista.
Sono pronto a ritirare la mia mozione di sfiducia (anzi non aspetto altro che questo) solo quando un uomo politico - non per opportunità, cioè non perché sia venuto il momento, ma piuttosto per creare la possibilità di tale momento - deciderà di fare i nomi dei responsabili dei colpi di Stato e delle stragi, che evidentemente egli sa, come me, non può non avere prove, o almeno indizi.
Probabilmente - se il potere americano lo consentirà - magari decidendo "diplomaticamente" di concedere a un'altra democrazia ciò che la democrazia americana si è concessa a proposito di Nixon -  questi nomi prima o poi saranno detti. Ma a dirli saranno uomini che hanno condiviso con essi il potere: come minori responsabili contro maggiori responsabili (e non è detto, come nel caso americano, che siano migliori). Questo sarebbe in definitiva il vero colpo di Stato.
diritti
Fino all'ultima goccia: una moda che non muore mai. A Roma contro la privatizzazione dell'acqua
1 dicembre 2007

di Valeria Brigida

Oggi è il primo dicembre. Oggi è una giornata importante, non solo perché è la giornata simbolo della lotta all’Aids ma anche perché a Roma avrà luogo una manifestazione importante, vitale. Siamo fatti di acqua. L’acqua è la vita. Senza di lei non possiamo esistere. Fin dall’antichità le grandi civiltà si sviluppavano lungo le rive dei corsi d’acqua. Roma, con il suo “biondo Tevere” ne è testimone indiscussa ancora oggi in tutto il mondo.
Alle 14.30 a piazza della Repubblica si riunirà il popolo dell’acqua che,dopo aver raccolto e
consegnato 406.626 firme per promuovere la legge d’iniziativa popolare per la ripubblicizzazione dell’acqua, oggi ne chiede la realizzazione. In particolare questa iniziativa promossa dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua chiede:

a) l’immediata approvazione della moratoria su tutti gli affidamenti del servizio idrico a spa;
b) l’immediata approvazione della legge d’iniziativa popolare;
c) fondi nella finanziaria per il risparmio idrico e per il riammodernamento delle reti idriche;
d) gestione pubblica e partecipata dai lavoratori e dalle comunità locali.

In realtà oggi queste donne e questi uomini che arriveranno da tutta Italia avranno un motivo anche per festeggiare. Proprio qualche giorno fa, infatti, i nostri politici hanno approvato il primo punto: la moratoria sugli affidamenti del servizio idrico spa.
Durante la manifestazione interverranno nomi noti del panorama sociale italiano. Tra questi l’immancabile missionario comboniano Alex Zanotelli,
Marco Bersani di Attac Italia, EmilioMolinari del Comitato italiano contratto mondiale dell’acqua. E, ancora, Sara Vegni di A Sud, Paolo Carsetti del Coordinamento romano acqua pubblica, Corrado Oddi per la Cgil, mentre Vincenzo Miliucci per i Cobas. Come si legge dal sito www.acquabenecomune.org questa iniziativa ha un’importanza storica fondamentale. Se l’acqua, che è un bene comune, della collettività, di cui nessuno, per nessuna ragione, può esser privato, perché essenziale alla sopravvivenza umana, dovesse effettivamente esser privatizzata, si darebbe il via libera all’affermazione che tutti i beni comuni quindi sono assoggettabili al mercanteggio per fini privati. Insomma, sein passato si era abituati a sorseggiare acqua dalle fontanelle pubbliche perle vie della propria città, in un futuro prossimo – che i nostri politici avrebbero individuato entro il 2008 – si correrebbe il rischio di dover pagare fino all’ultima goccia, sempre e comunque. Oltretutto un bene di questo tipo nonpotrebbe mai essere assoggettato alle tendenze del momento rispetto alle vendite: “l’acqua andrà sempre di moda!”.
Noi di donnelibertadistampa ci saremo. Manifesteremo,documenteremo e – perché no – a partire dalle 18.30, quando il corteo terminerà in piazza Farnese, ci godremo la performance teatrale di Stefano Lucarelli ed il concerto di Rodolfo Maltese e dei Funkallisto .

Qui una divertente intervista doppia, stile iene, fatta all’acqua su ArcoirisTv. Davvero imperdibile!

politica estera
Si passa in India per rimanerci. Ma in che modo?
12 febbraio 2007



Oggi su Rivist@ apro una finestra su Nuova Delhi, una finestra che vuol essere una riflessione su ciò che ho visto e su ciò che Romano Prodi ci racconterà al suo ritorno dall'India. Qui trovate le mie parole, qui, invece, il mio sbattito di ciglio.
Valeria Brigida




permalink | inviato da il 12/2/2007 alle 8:20 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (5) | Versione per la stampa
politica interna
U PONTI VULEM!
20 settembre 2006

C'è chi dice "NO"!...C'è chi dice "SI"!
Ma vi siete chiesti cosa ci facevano ieri mattina centinaia di "siculi e calabresi" tutti insieme per le vie della capitale? Io, sì! Che ho fatto? Ho parlato con loro, ho cercato di capire "dal basso" Totò, Lombardo e Fini. Un articolo che trovate in primo piano su
www.rivistaonline.com.
Valeria




permalink | inviato da il 20/9/2006 alle 22:16 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (9) | Versione per la stampa
politica estera
Gaza: fantapolitica della mia mente?
19 maggio 2006

Guardate il video "Forza 17 a torso nudo per le vie di Gaza" su Decoder (Rainews24). Io sospetto che sia stato tutto programmato sin dall'inizio: dalla vittoria di Hamas al congelamento degli aiuti ai palestinesi. Un canovaccio prestabilito, propinatoci troppe volte, fino alla nausea. "Crisi umanitaria sulla striscia di Gaza": quale sarà il prossimo passo? Non mi sorprenderebbe un intervento del buon samaritano statunitense, cugino di Israele. Fantapolitica? Masturbazioni mentali? No, io ritengo che sia solo ingenuità, per non dire superficialità, o peggio ignorante cecità, parlare di crisi naturale di un'autorità palestinese incapace di governare. Mi preparo a vedere nei prossimi mesi le solite immagini disastrose sugli schermi televisivi. Esagerata? Pessimista? Speriamo di si...speriamo che qualcuno non inizi a chiamarmi "Cassandra".
Valeria




permalink | inviato da il 19/5/2006 alle 10:44 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (4) | Versione per la stampa
POLITICA
ELECTION DAY
11 aprile 2006

Quel che è certo è che stanotte la spaccatura di un Paese, in crisi su più fronti, s’è ufficializzata. Piazza Santi Apostoli è gremita di gente, perlopiù giovani che, nelle prime ore della serata cantano e ballano, inneggiando ad una svolta tanto attesa. Verso l’una cala il silenzio, la paura e la perplessità.

Ormai s’attende solo il dato ufficiale, ma quella torta, divisa in due sul maxi schermo, cede il passo allo sconforto. Telecamere e obiettivi da tutto il Mondo, pronti a immortalare l’esito. Chi mangerà quella briciola che porterà al Governo?

Un cronista a disagio: è di Mediaset. Urla, fischi e insulti non gli consentono il mestiere. La perplessità domina la piazza: risultati contraddittori. Finchè Fassino annuncia la vittoria. La folla esulta. Cala il sipario giallo che, fino a qualche minuto prima, ospitava le immagini in diretta nazionale. Spunta l’Unione in carne ed ossa. Sobrietà.

Questo il modo con cui i politici decidono di festeggiare. Sotto al palco qualcuno urla “Dovete ringraziare gli elettori più giovani!”. Il Professore ringrazia. Poi abbraccia la piccola. Giornalisti accalcati nell’avido inseguimento dei nuovi governanti.

Riusciamo ad intervistare solo Craxi che, alla domanda “Che tempi prevede per metter mano alla questione sul conflitto d’interessi?” – forse un tema da affrontare subito, vista la precarietà di questo nuovo assetto - , dopo una lunga pausa risponde “Prima bisogna risolvere questioni più importanti, come quella internazionale”, e se ne va.

Arriviamo sotto Palazzo Grazioli, dove una moltitudine di euforici urla “Siamo Coglioni!”.
Dura poco. Le forze dell’ordine cercano lo scontro, ma non ottengono nulla.

Si inizia a guardare l’orologio. E’ tardi.

Poi, inizia il mormorio della gente che torna a casa “Quanto durerà?”.
(foto e testo di Valeria Brigida)



permalink | inviato da il 11/4/2006 alle 13:21 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (3) | Versione per la stampa
POLITICA
ALLARMANTE: SOS VOTO PULITO!
9 aprile 2006
Siamo nella sede dei verdi, per ultimare le interviste sulle elezioni. Enrico Fontana, alla domanda "come va?" ci ha subito fatto vedere un video. Preoccupanti testimonianze che denunciano la violazione della normativa sulla legge elettorale, nonchè sulla privacy. OSSERVATE BENE E DIFFONDETE!



permalink | inviato da il 9/4/2006 alle 15:42 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
diritti
RIPETO, INACCETTABILE!
7 marzo 2006
E - toc toc..permesso… buongiorno!
F - Si prego
E -cercavo il signor Giulietto Chiesa
F -no,non c’è
E -ah!e ..potrei parlare col signor Minucci?
F -no,non c’è nemmeno lui…
E -capisco. Cortesemente mi può dire quando posso trovarli in redazione?
F -mai
E -come scusi?
F -ha capito bene,non lavorano più qui.
E -mi perdoni se insisto… non capisco.. via degli avvenimenti dell’ altra Italia n. 3… è l’indirizzo esatto, vero? Sa non sono pratica di Roma…
F -sì, l’indirizzo è giusto. Però troverà i signori Minucci e Chiesa in via degli Epurati . Guardi le spiego:da  qui prenda via della Libertà ed eguaglianza, giri per via della Fraternità e la percorra tutta. Si troverà in piazza del diktat bulgaro,a sinistra troverà via degli epurati.
E -grazie mille

 Perdonatemi, vi prego, l’ironia. E’ una costante.. ad avvenimenti (..) “particolarmente poco comuni”  il mio cervello risponde sempre partorendo sarcastiche scenette surreali …credo sia il caso di fare della sana psicoanalisi…Nasce Left-Avvenimenti il settimanale dell’altra Italia : giornalismo d’inchiesta,che guarda ai fatti. Apartitico. D’informazione libera e onesta, di politica e di cultura. DI FATTI. Un ottimo biglietto da visita. Le referenze? Avvenimenti. Ai cittadini spettano verità meno partitiche e meno succubi di meri interessi economici. Tra gli altri, nomi del calibro di Vauro, Vincino,Travaglio,…solo per citare i più noti e a capo di questo  team  Minucci  e Chiesa .Due colonne del giornalismo italiano. Esce il primo numero e a Minucci e a Chiesa (vale a dire al direttore e al condirettore)  i conti non tornano… appare , .come per incanto, un articolo che non avevano mai visto prima,firmato da una persona che mai avevano sentito nominare: Fagioli .Psicoanalista. Mistero...I direttori chiedono spiegazioni (?) alla “Proprietà”. La risposta? Una seconda apparizione- pubblicazione di un altro articolo (nuovamente all’insaputa dei redattori) firmato dallo stesso Fagioli che  rivela un  sogno(freudiano?):collegare Left a Liberazione.Come non bastasse il sogno, l’annuncio che,dal terzo numero, le sue riflessioni sarebbero diventate una rubrica settimanale. 
Domanda: ma il figliolo di Avvenimenti non voleva crescere in una realtà apartitica? Non seguiva solo quel motto … libertà, eguaglianza e fraternità? E’ mai possibile - mi domando - che i direttori di un settimanale  non vengano per lo meno (?) informati di quel che viene pubblicato?
Domanda : qual è il ruolo di un direttore?
Domanda: ma l’ editore e il direttore non elaborano insieme un piano politico-editoriale prima della pubblicazione?
Domanda: ma non era stato approvato un piano editoriale nel dicembre scorso?
Domanda: di fronte alla legge il responsabile del prodotto pubblicato è o no il direttore?
Domande retoriche?!
I due direttori-dopo la seconda prevaricazione-richiedono pertanto il rispetto del piano editoriale concordato e il rispetto della mansioni che competono loro. Il c.d.a. risponde: licenziati.
L’assemblea di redazione risponde : stato di agitazione. Travaglio, Vauro, Novelli, e non solo rispondono: abbandoniamo la redazione.
Domanda: l’intera redazione è fuori di testa oppure in questa vicenda da guinness (..sempre la solita ironia…suscettibile di psicoanalisi) effettivamente qualcosa non torna?

Totale solidarietà a Giulietto Chiesa e Adalberto Minucci. Tutto questo è inaccettabile. Da notare, tristemente: in questi tempi moderni e in questo paese occidentalmente sviluppato se si crede nel vero giornalismo fioccano denunce (uno tra mille Gatti), perquisizioni (il più recente caso Torrealta) epurazioni (Biagi , Santoro…) e infine Chiesa e Minucci. Sarebbe troppo lungo nominarli tutti…purtroppo. Ripeto, inaccettabile.
di Elena Bruni



permalink | inviato da il 7/3/2006 alle 18:58 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (6) | Versione per la stampa
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