Inchieste, reportage e articoli. Tutto questo è Donnelibertadistampa, il blog a quattromani di Valeria Brigida e Giulia Zanfino Donnelibertadistampa | donne libertà di stampa | Il Cannocchiale blog
.
Annunci online

Link

Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

blog letto 1 volte


BISIGNANO SI RIBELLA AI NUOVI TRIBUTI CONSORTILI: ZERO SERVIZI UGUALE PAGAMENTO
25 luglio 2011



Consorzi nati con debiti astronomici. Una valanga di tasse su cui urge fare chiarezza. Una gestione fallimentare premiata e riconfermata, con cui è difficile interloquire. Le tasse arrivano dal Consorzio di Bonifica Integrale dei Bacini Meridionali del Cosentino, nato dal Consorzio di bonifica Sibari-Crati, in liquidazione con 36 milioni di passivo e commissariato per 55 anni. E nella sua gestione c'è un nome che ritorna spesso: il dott. Salvatore Gargiulo, già commissario straordinario del Consorzio di bonifica Sibari-Crati, nonché commissario ad acta per gli adempimenti finalizzati al risanamento della situazione debitoria dello stesso Consorzio, oggi eletto presidente del neo Consorzio dei bacini Meridionali del Cosentino. La stessa fase elettorale dei componenti del Consiglio dei delegati , nel 2009, stride letteralmente con il concetto che il Consorzio sia gestito dagli agricoltori. Su 10.232 elettori sparsi tra tutti i comuni il cui territorio, interamente o parzialmente, fa parte del Consorzio, dai verbali si deduce che abbiano votato solo in 708, un'unica lista presentata da Cia e Coldiretti. Tutti d'accordo, meno che l' Unione Provinciale degli agricoltori, che ha abbandonato il tavolo delle trattative, perché preoccupata dalla possibile "politica del deficit" della nuova gestione. Detto, fatto. Da qualche mese, infatti, a Bisignano sono arrivate una pioggia di tasse percepite dai cittadini come ingiustificate. E il paese non ci sta e promette di far sentire il suo dissenso. Laddove il servizio, di fatto, è inesistente la domanda sorge spontanea: perché un cittadino dovrebbe pagare? Inoltre un mare magnum di terreni impervi e scoscesi, inaccessibili talvolta agli stessi proprietari, aree colpite selvaggamente dal dissesto idrogeologico, dirupi, terreni in cui l'irrigazione consortile è inesistente, sono stati ricompresi nel nuovo Consorzio dei Bacini Meridionali e tassati pesantemente. Qui profitto degli enti e benessere dei cittadini corrono in direzioni opposte. Da una parte un sistema fallimentare, che rinasce come la Fenice, dalle sue ceneri. Dall'altra i cittadini, costretti a pagare le colpe degli altri. Si annuncia dunque una ribellione profonda. Il banco di prova è Bisignano, paese che taglia in due la Valle del Crati, stagliandosi maestoso sui suoi sette colli. Già una commissione, di cui fa parte anche Umile Bisignano, sindaco del paese, cerca di aprire un tavolo di trattative per far fronte al malcontento generale e pare che l'assessore regionale all'Agricoltura, Trematerra, sia disponibile ad ascoltare le istanze dei cittadini. Di fatto, però, ad oggi sembra non sia ancora avvenuto un incontro ufficiale per siglare quest'impegno. Così il comitato "Unione Comitati Cittadini Liberi", un gruppo di cittadini sensibili alle problematiche del territorio, ha deciso di tenere un incontro aperto al pubblico per trattare questa spinosa questione. Il professore Mario Palermo, Alberto De Luca, Giorgio Berardi e l'avvocato Antonio Ammirata hanno tenuto un dibattito introduttivo, per spiegare ai cittadini presenti le zone d'ombra su cui fare chiarezza, dei nuovi contributi consortili. L'invito è stato quello di non pagare i contributi ritenuti ingiusti dalla popolazione, prima delle le trattative con la Regione. Lo stesso Umile Bisignano, sindaco del paese, è intervenuto, manifestando la sua disponibilità per intavolare una discussione con la Regione Calabria, per cambiare la legislazione che permette l'esistenza di alcune di queste imposte. Ma il sindaco ha anche esortato i cittadini a pagare, perché altrimenti il Consorzio non sopravviverà, a causa di quel debito di 6 milioni di euro cui deve far fronte. "I tributi, oltre a essere previsti in mancanza di servizi, sono passati da 20 a 90 euro!", affermano alcuni cittadini. "E i terreni più vasti, che attingono al servizio di irrigazione con consumi esosi, pagano molto meno dei piccoli terreni", continuano altri. Giovedì sera la piazza era piena di volti intagliati dal tempo e sembrava di aver fatto un salto in un passato non troppo lontano. Quello della Bisignano ribelle delle lotte contadine, che riecheggia la storia di una terra che non si piega ai suoi governanti. Alle loro miserabili clientele. Ai loro privilegi. "Io prendo 500 euro di pensione al mese, ho 70 anni e 3 figli disoccupati a casa. Come posso pagare dei tributi sulle mie terre quando i servizi del Consorzio neanche ci arrivano?!?", chiede un pensionato ai presenti. Maria Toscano, Presidente dell'Unione Provinciale degli Agricoltori, afferma: "Eravamo contrari ad accollare ai nuovi consorzi agrari i debiti della gestioe commissariale del Sibari-Crati" e aggiunge "noi vorremmo che i consorzi svolgessero semplicemente la loro funzione nel modo più economico ed efficace: cioè fornire acqua agli agricoltori, a un costo compatibile con l'attuale redditività dell'agricoltura".


di Giulia Zanfino



POLITICA
Se non ci resta più neanche aspettare che ci scappi il morto, cosa ci rimane?
7 luglio 2010

C’è chi oggi si sorprende e si chiede: “Come siamo arrivati a questo?”

Già. Come siamo arrivati a immagini come quelle che poche ore fa hanno prima fatto un giretto su internet e che poi sono state, per forza di cose, riprese anche dalle tv nazionali? Sono le immagini delle migliaia di persone (qualcuno sostiene centinaia!) che oggi si sono ritrovate davanti a Montecitorio. Tre manifestazioni slegate fatte di gente che reclamava la stessa cosa: dignità. La dignità. Ormai in piazza si scende per la dignità. Non più per la libertà. Siamo un popolo che reclama dignità. Io lo devo ammettere: non sono rimasta affatto sorpresa alla vista di quella testa grondante di sangue. Me lo aspettavo. Lo avevo avvertito molto tempo fa. Quando ancora ero a Oriente e osservavo l’Italia violentata da lontano, dall’altra parte del Mediterraneo. E che per questo avevo deciso di tornare. Perché mai avrei potuto lasciare la mia Italia in mano a questa gente. Lo avevo poi sentito, per l’ennesima volta e drammaticamente, quella strana notte del 10 giugno 2010. Quando centinaia di giovani e non più giovani si erano timidamente ritrovati a leggere spontaneamente la Costituzione italiana davanti alla nostra casa: davanti a Montecitorio. Una serata incredibile dove chi c’era ha respirato l’energia, la vitalità, la magia di una ribellione non preparata da un terzo a tavolino. Il 10 giugno 2010: una serata che mi è ancora troppo difficile da raccontare. Soprattutto a chi non era con me per i vicoli che da Montecitorio portano a Palazzo Grazioli. Quella notte c’erano soprattutto i “giovani-adulti” italiani, una categoria che all’estero farebbe ridere. E che forse, a pensarci bene, risulta un po’ grottesca anche qui. Ma come definire la generazione dei trentenni o quasi trentenni di oggi? Quella generazione fatta di persone che hanno studiato, di persone che non hanno mai firmato un contratto a tempo indeterminato? Quella generazione che conosce il concetto di “a tempo indeterminato” solo applicato alla propria precarietà esistenziale? Eppure quella notte, mentre eravamo stesi a terra e in silenzio ci riappropriavamo della piazza, guardavamo il cielo scuro pensando e sperando che un piccolo passo si fosse compiuto. Che una piccola prima luce fosse stata accesa. Quella notte, per i vicoli del centro di Roma, urlavamo: “Basta!”, “Berlusconi al 41bis!”, “Resistenza!”. E non erano slogan vuoti, no. Erano certezze. Erano speranze. Perché? Che c’è di male a sperare che un criminale un giorno possa essere consegnato alla giustizia? Oggi leggevo i commenti su face book alla notizia della carica della polizia contro i manifestanti aquilani. Tra questi ne ho letti molti che chiedevano: “Cosa dobbiamo aspettare: i morti?”

Purtroppo penso al fatto che non dobbiamo aspettare più neanche quelli. Perché già ci sono stati. E, molti di questi, ancora non sono stati raccontati. È strano vedere le immagini delle rivolte. Leggere di morti sospette e ritornare con la mente ai racconti di una Allende che sembra tanto lontana ma che forse è più vicina di quel che si possa credere. Che forse si allontana solo perché fa paura. Perché parla di dittatura. Quel 10 giugno 2010 dissi a un mio amico che l’epoca in cui stiamo vivendo è assai peggiore del fascismo. Almeno nei racconti della Petacci trapela un Mussolini che sostiene di non poter mettere bocca sulla Giustizia. E noi? Possiamo dire la stessa cosa del Capo di Governo attuale? No. Ma quel mio amico sorrise chiedendomi di essere meno drammatica. Allora io gli chiesi di dirmi almeno una libertà in più che oggi abbiamo rispetto a quell’epoca. Lui mi rispose: “Possiamo ancora liberamente radunarci in piazza”. Quanto accaduto oggi dimostra il contrario.

Il ministro Maroni promette un’indagine su quanto accaduto oggi. Furbo, lui! Un buon modo per non dover dare le dimissioni. Ma come si risolverà? Ecco che mi torna in mente lo spettro di Stefano Cucchi. Quello stesso Stefano Cucchi che non mi è stato permesso di raccontare in un programma di approfondimento pubblico che dovrebbe invece dedicarsi a questi temi. Quello stesso Stefano Cucchi ritratto morto in foto scattate di nascosto e che la mia redazione apostrofava con: “Un drogato non fa notizia! Non appassiona il pubblico! Agli italiani non interessano queste cose!”

Personalmente sono stanca. Sono nauseata. Nel dirlo, nel ripeterlo, nello scriverlo, sicuramente non sono originale. Sicuramente questo è quanto avverte la maggior parte della popolazione italiana che inizia seriamente a pensare di scappare da qui o che lo sta già progettando. Ma fa paura andar via. Soprattutto se non è la prima volta.  Soprattutto se si è tornati con l’illusione di poter cambiare qualcosa. Ma cambiare che cosa? Anche io inizio a pensare che il problema di fondo non sia la nostra “classe dirigente” ma un sistema di pensiero che ci governa. Che, purtroppo, ci appartiene e che è entrato a far parte del nostro DNA. Ma non rinuncerò a scrivere e a comunicare il mio dissenso. Non rinuncerò a urlare o a sussurrare ciò che è giusto e ciò che è sbagliato. E non rinuncerò a questo piccolo spazio di libertà creato anni fa, proprio in occasione della prima censura che subii a Roma. Non rinuncerò a difendere la mia libertà d’espressione. Cosa può fare un piccolo blog come questo? Forse nulla. Certamente aiuterà questo mio senso d’insoddisfazione a uscire fuori, allo scoperto. Certamente mi aiuterà a non sentirmi più isolata dal resto della mia gente.

Donna B

Caffè delle Arti, domenica due appuntamenti su Giuseppe Valarioti e Massimiliano Carbone. Saranno presentati un libro e un documentario.
12 giugno 2010

                       

             (Giuseppe Valarioti)                                        (Massimiliano Carbone) 

Per i 30 anni dalla morte di Giuseppe Valarioti la programmazione del Caffè delle Arti al Centro polivalente di via Fontana Vecchia – servizio attivato in collaborazione con l’Assessorato alla Cultura del Comune di Catanzaro - ospiterà domenica 13, con inizio alla ore 21.00, una manifestazione in omaggio al politico ucciso negli anni ’80. La serata del Caffè delle Arti prevede la presentazione di un libro inchiesta e di un documentario realizzati da giovani autori calabresi. Il primo per ricordare il movimento antimafia degli anni Settanta con la vicenda di Giuseppe Valarioti a Rosarno. Il secondo per dare una testimonianza attuale di resistenza civile all’oppressione mafiosa, con la storia di Liliana Carbone, madre coraggio di Locri. 


                                              (Liliana Esposito Carbone)

Domenica 13 giugno, con una serata dedicata all’impegno contro la ‘ndrangheta, il Caffè delle Arti di Catanzaro ospiterà la presentazione del libro “Il caso Valarioti – Così la ‘ndrangheta uccise un politico (onesto) e diventò padrona della Calabria. Un processo a metà”, Round Robin Editrice, dei giornalisti Danilo Chirico e Alessio Magro. Nel corso della serata sarà proiettato in anteprima anche il documentario indipendente “Oltre l’inverno”, che ricostruisce la battaglia quotidiana della maestra elementare Liliana Carbone per chiedere giutizia e verità sull’omicidio del figlio Massimiliano, ucciso nel 2004 in un agguato a Locri all’età di 30 anni. Al dibattito interverranno gli scrittori Alessio Magro, Danilo Chirico e Mauro Minervino, il caporedattore di Ansa Calabria Filippo Veltri. Saranno presenti anche gli autori del documentario: il regista catanzarese Massimiliano Ferraina, la sceneggiatrice Claudia Di Lullo e la giornalista Raffaella Cosentino (Redattore Sociale/Il Manifesto).

L’evento è stato organizzato con la collaborazione di alcune associazioni di giovani: Confine Incerto di Catanzaro, daSud Onlus di Reggio Calabria e Metasud di Soverato. I casi Valarioti e Carbone sono le storie di due trentenni assassinati dalla ‘ndrangheta. Peppe perché a 25 anni aveva scelto consapevolmente la strada dell’impegno politico contro le ‘ndrine, Massimiliano semplicemente perché viveva una vita normale e onesta in un contesto pervaso dalla violenza mafiosa. Due omicidi senza colpevoli. Due nomi dimenticati che il silenzio ha ucciso per la seconda volta. Dopo le celebrazioni dell’11 giugno a Rosarno, nel trentennale della morte anche il capoluogo riporta in vita la memoria di Giuseppe Valarioti, l’Impastato calabrese. Il giovane professore e segretario della sezione del Pci di Rosarno è stato ucciso dalla ‘ndrangheta l’11 giugno del 1980 dopo la vittoria alle elezioni amministrative. Il libro di Alessio Magro e Danilo Chirico ricostruisce la lunga vicenda giudiziaria sul primo omicidio politico della nuova ‘ndrangheta, che tre decenni fa entrò nei gangli del potere. L’ incontro sarà un’occasione aperta per discutere anche della fase delicata che vive oggi la Calabria. Il 2010 si è aperto con la rivolta dei migranti di Rosarno contro la violenza delle ‘ndrine. Nei mesi seguenti una scia di omicidi ha insanguinato la zona jonica catanzarese e l’alta locride. Una nuova guerra di ‘ndrangheta che ha fatto contare già 8 morti in 11 mesi, a partire dall’omicidio di Vincenzo Varano a Isca sullo Ionio a luglio del 2009 fino a quello di Giovanni Bruno a Vallefiorita a metà maggio.

( COMUNICATO STAMPA)

diritti
La normalità
10 dicembre 2009




Dovrebbe essere preoccupante. Invece non lo è. E' diventato "normale". Così una bancarella che vende magliette contenenti scritte a sfondo xenofobo non preoccupa più nessuno.

Giulia

Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. razzismo fascisti estrema destra

permalink | inviato da Donnelibertadistampa il 10/12/2009 alle 17:32 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa
Faccia a faccia tra sunniti e sciiti. In Libano torna la tensione
29 giugno 2009

Beirut. Scontri tra Al Mustaqbal, il partito sunnita del neo premier Saad Hariri, e Amal, il partito sciita di Nabih Berri, nominato per la seconda volta presidente del Parlamento, nonché alleato di Hezbollah. Nelle violenze ha perso la vita una donna di 30 anni, raggiunta da una pallottola vagante, e almeno altre sei persone sono rimaste ferite. L’esercito libanese ha riportato l’ordine dispiegando i carro armati nelle aree più calde della capitale, dove è più alto il rischio di nuovi scoppi di tensione. Il comandante delle forze armate libanesi ha, inoltre, impartito l’ordine di aprire il fuoco contro qualsiasi soggetto armato. La tensione è salita subito dopo che il premier Hariri ha dichiarato di voler “porre fine alle divisioni interne del paese” durante l’incontro con il premier uscente Fouad Saniora. Tuttavia Hariri ha anche sostenuto di “essere pronto ad affrontare tutte le difficoltà nell’interesse del paese”. Le recenti elezioni del 7 giugno scorso non sembrano aver apportato significativi cambiamenti nella politica del Libano. L’opposizione composta da Amal, Hezbollah e il movimento patriottico libero del generale cristiano Aoun è molto forte. Il Partito di Dio non sembra essere disposto a rinunciare al potere di veto sulle decisioni del parlamento, con il blocco totale della politica interna. In Libano cresce il timore di un ritorno agli scontri dello scorso 7 maggio 2008, quando Hezbollah, sceso armato per le strade di Beirut, ha dimostrato la sua forza. In pochi giorni, in quel braccio di ferro contro il governo, persero la vita più di 70 persone. Questa mattina Fares Soiad, segretario generale del 14 Marzo, coalizione della maggioranza in parlamento, ha dichiarato in un’intervista alla radio Voix du Liban che il governo Hariri sta adottando la politica del dialogo nei confronti dell’opposizione. Un’opposizione che invece “fa affidamento sull’imposizione del terrore” e che – ha continuato Fares Soaid – “se otterrà il potere di veto” porterà “all’annullamento dei risultati elettorali”.
La trasparenza sugli esiti delle ultime elezioni era già stata messa in discussione all’indomani del voto, quando la Lebanese Association for Democratic Election aveva denunciato gravi l’irregolarità. Irregolarità ammesse anche da Josè Ignacio Salafranca, capo della missione europea di osservatori elettorali, in un’intervista rilasciata a Valeria Brigida e inserita all’interno di un reportage di approfondimento sulla democraticità del voto alle ultime elezioni del 7 giugno 2009.
 

televisione
Elogio dell'omologazione
20 giugno 2009

 

(Foto Giulia Zanfino)

 Roma. E' stata accesa ed emblematica, l'ultima puntata di "Tetris", il programma d'informazione di Luca Telese, che ha affrontato il tema delle ronde. Accesa perchè, come è giusto che sia, c'erano pareri discordanti. Emblematica perchè sul tema cardine, quello dell'integrazione tra italiani e stranieri, Telese ed i suoi ospiti sono scivolati sulla buccia di banana. Inevitabilmente. Nessuno escluso. Riportando come esempio di integrazione dei rom in Italia il vincitore del Grande Fratello. Un ragazzo montenegrino, di origine rom, arrivato in Italia con un gommone che, ad oggi, si ritiene italiano, veste come un borghese radical chic, parla con uno spiccato accento milanese ed ha reciso qualsiasi legame con la sua cultura d'origine, per quanto riguarda il suo attuale stile di vita. Insomma, un eccezionale esempio di ciò cui i rom fanno generalmente più resistenza: omologazione totale alla cultura del paese che li ospita. La scelta del giovane montenegrino è assolutamente lecita. Ma l'integrazione è cosa ben diversa. Non significa "resettare" la propria vita. Tantomeno cedere all'ansia di conformismo cui il mondo della globalizzazione ci sottopone quotidianamente. Significa convivere nel rispetto delle diversità. A mio avviso più utile alla causa dell'integrazione sarebbe stato invitare in trasmissione un ragazzo di origine rom integrato, che non appartenesse al circo della spettacolarizzazione mediatica. Ma che raccontasse una storia probabile. E che, soprattutto, rappresentasse il “diverso”. Ripenso al film tedesco The Wave (L'Onda). Provo un brivido. Perchè quella che è una grande lezione di cinema è anche una perfetta analisi critica della società contemporanea. E del mondo dei media tradizionali. E rieccheggiano le parole di Pier Paolo Pasolini "...il fondo del mio insegnamento costituirà nel convincerti a non temere la sacralità e i sentimenti, di cui il laicismo consumistico ha privato gli uomini, trasformandoli in stupidi automi adoratori di feticci..."

 Giulia

UN GIORNO DI ORDINARIA FOLLIA METROPOLITANA
2 dicembre 2008

Viaggio sull'autobus alla scoperta del bisogno di giustizia cittadino: la legge è uguale per tutti

In una mattina di fine novembre a Roma può accadere di assistere a inaspettati spettacoli. La scena si svolge sull'autobus numero 30. Saliamo alla fermata di fronte al Campidoglio e, mettendoci in fila per timbrare il biglietto, vediamo che a bordo quattro giovani controllori stanno chiedendo di esibire il titolo di viaggio a tutti passeggeri. Tutti si affannano a cercarlo. È strano come di fronte a una divisa, seppur si è in regola, si sviluppi uno strano senso d'irregolarità interiore che porta all'agitazione. A chi non è mai capitato? Ma c'è qualcuno che non si lascia scomporre dalla legittima richiesta. Una signora sulla cinquantina, molto curata e ben vestita, tira fuori il suo biglietto non obliterato. Il controllore, una ragazza sulla trentina, le fa notare che possedere un biglietto obliterato equivale a non averlo, ma di fronte alla storia della macchinetta rotta le sfila il biglietto dalle mani e lo inserisce nel marchingegno. Sorpresa: funziona! Tutto l'autobus a questo punto è in silenzio e vuol vedere cosa inventerà la signora che, messa alle strette, sferra il contrattacco: "Sono una funzionaria del Comune di Roma!". Il controllore spiega che poco importa ma che se proprio insiste lo può esibire per fornire i suoi dati. La signora, allora, dice di averlo dimenticato in ufficio, in Campidoglio, ma "comunque" – insiste – " io lavoro con il Sindaco". "Signora – la guarda rassegnata il controllore – mi dia un documento: se paga subito la multa è di 50 euro. Altrimenti le arriva a casa raddoppiata!".  Il silenzio nell'autovettura si trasforma in un brusio divertito. "Ma io devo scendere alla prossima fermata!". Il controllore: "E allora scendiamo insieme così scrivo meglio la multa". "Ma il suo collega l'altra volta ha chiuso un occhio: lei non sa chi sono io!". "Signora – risponde il controllore – lei è una persona che non ha pagato il biglietto". Il brusio di sottofondo cresce fino a esplodere in "un applauso scrosciante del pubblico pagante". C'è chi ride, chi si lascia andare a commenti ad alta voce: "Bravi!", "Basta con i privilegi!", "Devono pagare come tutti i normali cittadini!", "Almeno non dica che lavora col Sindaco: ci fa ancora più brutta figura". La signora non arrossisce neanche un po'. Rimane in silenzio come una statua che aspetta solo l'arrivo della propria fermata. Una ragazza ringrazia i controllori e uno di questi le risponde: "Lo sai quante ne vediamo ogni giorno? C'è chi dice di essere l'assistente del politico Tizio, il segretario di Caio… inutile arrabbiarsi con chi ha immeritati privilegi se chi deve controllare non fa il suo dovere". "Giusto" – fa eco una studentessa dai capelli rasta – solo così possiamo iniziare a cambiare veramente le cose in questo Paese". Le porte si aprono, i "quattro eroi metropolitani" ringraziano la platea e scendono dall'autobus con la funzionaria del Comune di Roma. Una signora sbuffa e indignata ammonisce: "Che c'è da rallegrarsi? Se la prendono con gli italiani e – guardando prima un rumeno, poi una peruviana di fronte a lei, continua – non fanno niente agli zingheri, agli immigrati!". Quello strano fervore dell'autobus si riaccende all'improvviso: "Ma che c'entra?" dice uno. Un altro incalza: "Signora tutti i presenti hanno esibito il titolo di viaggio valido". Infine un altro ammonisce: "E stia attenta alle parole che usa perché la discriminazione razziale è reato e qui ci sono parecchi testimoni delle sue affermazioni!". La signora si sistema al suo posto: "State attenti voi, perché non sapete con chi state parlando!".

Valeria Brigida

Goodbye Casilino?
14 ottobre 2008

     
                                                          Foto: Giulia Zanfino

La politica italiana sta cambiando, e il campo rom più antico della capitale, di cui non si conosce ancora la sorte, rappresenta un interessante spaccato, capace di offrire vari spunti di riflessione. Gianni Alemanno, sindaco di Roma, come Veltroni prima di lui, tuona da mesi che il campo dev'essere sgomberato al più presto. Curioso che un sindaco di destra ed uno di sinistra siano d'accordo su questioni inerenti le politiche sociali, o sbaglio? L'eurodeputato leghista, Mario Borghezio, afferma che metterà a disposizione il suo fondo europeo per salvare il campo, e quì i ruoli si ribaltano (per quanto poi bisognerà vedere cosa accadrà in concreto, ovviamente)... i Comitati di quartiere chiedono a gran voce la chiusura del campo e le forze di "pseudosinistra" si dividono in chi vuole la chiusura e chi auspica la sua salvezza. Ai rom è stato detto che verrà ripristinata la corrente elettrica e che non ci sarà lo sgombero, i giornalisti scrivono che lo sgombero ci sarà...Intanto, in mezzo a questo grande "valzer tra politici e mass media" ci sono delle persone, che attendono la loro sorte. L'inverno si avvicina e le sorti del campo, così come lo scenario politico italiano, diventano sempre più sfocate. Come l'immagine di un riflesso, dove la realtà si confonde con ciò che l'occhio riesce a vedere.


                                        Foto: Giulia Zanfino

Giulia

"Ammazzatecitutti.org" non deve essere chiuso
25 settembre 2008

 Come un urlo di libertà, dal cuore di un paese sommerso dalla 'ndrangheta, da tre anni www.ammazzatecitutti.org analizza, racconta e denuncia il malaffare, nel complesso mondo del "far west calabrese". Un Consiglio Regionale con ben trentatrè inquisiti, un giro d'affari illeciti globale e ramificato, un territorio che si manifesta in tutta la sua profonda arretratezza, urbana e morale. Di calabria si parla poco, e male, e forse ad oggi nessuno è riuscito realmente a quantificare il grado di devastazione materiale e culturale sulla quale la 'ndrangheta, in molti paesi, ha plasmato intere generazioni. La calabria tace, sconfitta ed annichilita, inetta e disarmata, complice e vittima di se stessa. Eppure un tentativo è stato fatto, un coraggioso, improbabile, caparbio tentativo di sbattere il pugno sul tavolo, di dar voce ad un sud "ribelle" che continua a tacere, di dimostrare che la 'ndrangheta può essere messa con le spalle al muro, che non è più forte di noi, che possiamo riprenderci la nostra terra e la nostra vita e viverla dignitosamente, senza avere paura. Questo tentativo ha tanti volti e nomi, di ragazzi e ragazze, di giovani calabresi e non, che da tre anni sono il vero volto della lotta alla 'ndrangheta in calabria. Ad oggi questa coraggiosa e democratica iniziativa potrebbe scomparire, a causa di problemi finanziari dovuti all'indipendenza della testata stessa. In un paese che celebra il proprio esercito, non è accettabile che chi va "al fronte" contro la mafia sia lasciato solo . In un paese che scandisce slogan a suon di "Sicurezza" e "Legalità" non può non farsi chiarezza sulla collusione tra politica e malaffare in calabria. In un paese che si definisce civile non dobbiamo permettere che la 'ndrangheta ci infligga una così grande sconfitta. Aiutiamoli.
Giulia

SOCIETA'
Giovani proiettati verso l'integrazione
20 aprile 2008

Spesso viene definita una generazione in piena crisi di "ideali", quella dei ragazzi di oggi, mentre a mio avviso quello che manca loro sono solo dei punti di riferimento, che noi "adulti" non siamo in grado di offrirgli. E' terminata oggi l'iniziativa che mi ha portata tra i ragazzi delle scuole medie del Municipio VII del Comune di Roma, a proposito di integrazione tra rom ed italiani. Attraverso la proiezione di un breve documentario, che parte dall'olocausto ed arriva ad oggi abbiamo lanciato il tema della discriminazione. Poi la palla è passata ai ragazzi. Per ben due ore e mezza una prima ed una terza media hanno letteralmente sommerso di domande Naio Adzovic, portavoce del campo rom Casilino 900, attualmente in fase di sgombero. La domanda più ricorrente è stata :"Perchè vi portano via? Dove vi porteranno". I ragazzi, hanno spiegato le maestre, erano molto preoccupati per i loro compagni di scuola provenienti dal campo rom. A queste domande però è difficile rispondere. Quello che segue è il racconto di una donna, e di suo figlio, il giorno dell'inizio dello sgombero a Casilino 900.

Giulia

                       
sfoglia
luglio