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diritti
Cosenza: scatta lo sgombero dell'occupazione multietnica, in viale Trieste.
4 giugno 2010


Lo sgombero è scattato. E l'occupazione multietnica, che da un mese ha riaperto le porte di palazzo Morelli, su viale Trieste, a Cosenza, in pieno centro cittadino, ha le ore contate. Qui, un folto gruppo di precari, studenti e famiglie, italiane e migranti, aveva preso possesso di quello che, ironia della sorte, un tempo era l' ufficio di collocamento della città. Un edificio imponente, costellato da corridoi, stanze e uffici, di proprietà del Gruppo "BNP Paribas", svuotato ed immerso nel limbo dell'attesa, da ben dieci anni. Un'iniziativa nata dal comitato "Prendocasa" di Cosenza, formatosi sponataneamente in seguito all'occupazione del palazzo, che aveva l'obiettivo di lanciare un messaggio forte all'intera città. Infrangendo il clima di intolleranza che da tempo si respira in tutto il paese. L' occupazione, che si è distinta per il suo carattere multietnico, ha ospitato al suo interno ben trentasei persone, tra cui ventisei nuclei familiari composti da migranti, in gran parte richiedenti asilo politico. E in questo globo terrestre in miniatura, la convivenza di ghanesi, nigeriani, somali, slavi, peruviani e italiani, ha messo a fuoco come queste persone abbiano deciso di far fronte all'emergenza sociale che stanno vivendo insieme, facendo delle diversità un punto di forza. Oltre ai "senza casa" e ai migranti, presso lo sportello per il diritto alla casa, aperto nel palazzo dal comitato, erano confluite anche molte famiglie, che avevano fatto domanda di casa popolare nel 2005 e, atutt'oggi, non hanno ancora ottenuto l'assegnazione di un alloggio. 

(le proteste del comitato davanti alla questura e l'attesa del rilascio dei migranti, trattenuti per l'identificazione)

Prima dello sgombero l'obiettivo del comitato "Prendocasa" era quello di arrivare ad una trattativa con le istituzioni, affinchè il comune requisisse il palazzo occupato. Per poi destinarlo all'emergenza alloggiativa. Ma fino ad oggi il sindaco di Cosenza, Salvatore Perugini, non aveva manifestato nessun interesse a trattare con gli occupanti, e la società proprietaria dell'immobile aveva chiesto da tempo lo sgombero dell'edificio. "Il palazzo è circondato dalle forze dell'ordine" afferma Italo, giovane precario, occupante dell'edificio. "E stanno portando tutti i migranti in caserma". Le origini diverse degli occupanti di Palazzo Morelli, si intrecciano con i loro percorsi, in parte comuni, segnati da precariato e difficoltà economiche. Justice Kujoe è uno di questi. Nel suo paese d'origine era un calciatore. Ed è approdato in Italia, fuggendo dal Ghana a causa delle persecuzioni subite dalla sua famiglia, di religione cristiana. Anche Lukman Basir abitava nel palazzo di viale Trieste. Lui ha lasciato il Togo a causa delle condizioni di miseria in cui viveva la sua famiglia. Il suo viaggio fino all'Italia è durato tre lunghi anni. Sia Justice che Lukman hanno compiuto la lunga traversata nel deserto, fino alla Libia. Hanno solcato il Mediterraneo per approdare a Lampedusa. Sono stati catapultati nel C.A.R.A. di Crotone. E, ad oggi, ambedue sono in cerca di lavoro. Queste le storie raccontate per giorni tra le mura spesse del palazzo. Come quella di Luis Macairo Annaluisa, originario dal Perù, che è approdato a viale Trieste dopo aver perso il lavoro, insieme alla moglie e due bambini. E ancora un folto gruppo di ragazzi di origine somala e tanti precari italiani, che in questo momento potrebbero già essere stati sgomberati.

Giulia Zanfino

© Copyright Redattore Sociale - Foto © Giulia Zanfino

Goodbye Casilino?
14 ottobre 2008

     
                                                          Foto: Giulia Zanfino

La politica italiana sta cambiando, e il campo rom più antico della capitale, di cui non si conosce ancora la sorte, rappresenta un interessante spaccato, capace di offrire vari spunti di riflessione. Gianni Alemanno, sindaco di Roma, come Veltroni prima di lui, tuona da mesi che il campo dev'essere sgomberato al più presto. Curioso che un sindaco di destra ed uno di sinistra siano d'accordo su questioni inerenti le politiche sociali, o sbaglio? L'eurodeputato leghista, Mario Borghezio, afferma che metterà a disposizione il suo fondo europeo per salvare il campo, e quì i ruoli si ribaltano (per quanto poi bisognerà vedere cosa accadrà in concreto, ovviamente)... i Comitati di quartiere chiedono a gran voce la chiusura del campo e le forze di "pseudosinistra" si dividono in chi vuole la chiusura e chi auspica la sua salvezza. Ai rom è stato detto che verrà ripristinata la corrente elettrica e che non ci sarà lo sgombero, i giornalisti scrivono che lo sgombero ci sarà...Intanto, in mezzo a questo grande "valzer tra politici e mass media" ci sono delle persone, che attendono la loro sorte. L'inverno si avvicina e le sorti del campo, così come lo scenario politico italiano, diventano sempre più sfocate. Come l'immagine di un riflesso, dove la realtà si confonde con ciò che l'occhio riesce a vedere.


                                        Foto: Giulia Zanfino

Giulia

diritti
Casilino anno zero
5 agosto 2008

                           
                                                    Foto: Alessandra Quadri
 
Pesanti blocchi di cemento barricano l'entrata. Per passare bisogna scavalcare. Pattuglie di vigili urbani controllano i documenti di chi arriva ed esce, al fine di garantire la "sicurezza" ai cittadini del quartierre. L' elettricità non c'è più da mesi. Ci sono stati tentativi di staccare l'acqua. Casilino 900, atavico campo rom capitolino, ha i giorni ormai contati. Ad innescare la scintilla l'ennesimo incendio partito dal campo. Una coltre di fumo nero che ha intossicato gli abitanti del quartiere, un giorno prima dell'inaugurazione della casa costruita dai rom, in collaborazione con gli
architetti Stalker, per tentare di presentare un progetto al Comune e salvare il campo dallo sgombero. Ma i cittadini sono stanchi della convivenza con i rom e, dopo una grossa manifestazione di protesta dei Comitati di quartiere, è arrivata la dichiarazione del Sindaco Alemanno: Casilino 900 verrà sgomberato. Intanto Nazareno Guarnieri, Presidente dell'Associazione Nazionale Rom e Sinti insieme afferma: " Così non si consegue una vittoria della città sul degrado ma una avvilente sconfitta della civiltà, quella civiltà il cui criterio di giudizio prioritario si esprime nel trattamento riservato ai più deboli, ai più fragili, ai più poveri."

Giulia

SOCIETA'
Giovani proiettati verso l'integrazione
20 aprile 2008

Spesso viene definita una generazione in piena crisi di "ideali", quella dei ragazzi di oggi, mentre a mio avviso quello che manca loro sono solo dei punti di riferimento, che noi "adulti" non siamo in grado di offrirgli. E' terminata oggi l'iniziativa che mi ha portata tra i ragazzi delle scuole medie del Municipio VII del Comune di Roma, a proposito di integrazione tra rom ed italiani. Attraverso la proiezione di un breve documentario, che parte dall'olocausto ed arriva ad oggi abbiamo lanciato il tema della discriminazione. Poi la palla è passata ai ragazzi. Per ben due ore e mezza una prima ed una terza media hanno letteralmente sommerso di domande Naio Adzovic, portavoce del campo rom Casilino 900, attualmente in fase di sgombero. La domanda più ricorrente è stata :"Perchè vi portano via? Dove vi porteranno". I ragazzi, hanno spiegato le maestre, erano molto preoccupati per i loro compagni di scuola provenienti dal campo rom. A queste domande però è difficile rispondere. Quello che segue è il racconto di una donna, e di suo figlio, il giorno dell'inizio dello sgombero a Casilino 900.

Giulia

                       
POLITICA
Inizia lo sgombero a Casilino 900
10 aprile 2008
 
            
             ( foto Giulia Zanfino )


Da due giorni sono cominciate le prime operazioni di sgombero, a Casilino 900, uno dei campi rom più antichi di Roma. La polizia nega che si tratta di un vero e proprio sgombero. Le associazioni invece temono che quello di questi giorni altro non sia che il preambolo di una fine annunciata. Ieri poche baracche sono state buttate giù dalle ruspe, tra la rabbia e lo sconcerto degli abitanti, molti dei quali con regolare permesso di soggiorno. "Sono scappato da una guerra, e mi ritrovo in un'altra!". Marco è fuggito dal Kosovo nel '91 e da allora vive a Casilino. Ha una moglie e cinque figli e non può più tornare nel suo paese. Come lui decine di profughi kosovari si aggirano per il campo come fantasmi. Fuggiti da un conflitto, si sono lasciati alle spalle una casa ed una vita dignitosa, che un Paese come il nostro non  potrà restituirgli. Resta il fatto che il campo va chiuso, in quanto degradato e fatiscente. Cosa succederà e quale sarà la soluzione alternativa proposta per le più di mille persone che popolano Casilino lo vedremo tra poco più di un mese. 


         
          ( foto Giulia Zanfino )

Giulia
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