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Faccia a faccia tra sunniti e sciiti. In Libano torna la tensione
29 giugno 2009

Beirut. Scontri tra Al Mustaqbal, il partito sunnita del neo premier Saad Hariri, e Amal, il partito sciita di Nabih Berri, nominato per la seconda volta presidente del Parlamento, nonché alleato di Hezbollah. Nelle violenze ha perso la vita una donna di 30 anni, raggiunta da una pallottola vagante, e almeno altre sei persone sono rimaste ferite. L’esercito libanese ha riportato l’ordine dispiegando i carro armati nelle aree più calde della capitale, dove è più alto il rischio di nuovi scoppi di tensione. Il comandante delle forze armate libanesi ha, inoltre, impartito l’ordine di aprire il fuoco contro qualsiasi soggetto armato. La tensione è salita subito dopo che il premier Hariri ha dichiarato di voler “porre fine alle divisioni interne del paese” durante l’incontro con il premier uscente Fouad Saniora. Tuttavia Hariri ha anche sostenuto di “essere pronto ad affrontare tutte le difficoltà nell’interesse del paese”. Le recenti elezioni del 7 giugno scorso non sembrano aver apportato significativi cambiamenti nella politica del Libano. L’opposizione composta da Amal, Hezbollah e il movimento patriottico libero del generale cristiano Aoun è molto forte. Il Partito di Dio non sembra essere disposto a rinunciare al potere di veto sulle decisioni del parlamento, con il blocco totale della politica interna. In Libano cresce il timore di un ritorno agli scontri dello scorso 7 maggio 2008, quando Hezbollah, sceso armato per le strade di Beirut, ha dimostrato la sua forza. In pochi giorni, in quel braccio di ferro contro il governo, persero la vita più di 70 persone. Questa mattina Fares Soiad, segretario generale del 14 Marzo, coalizione della maggioranza in parlamento, ha dichiarato in un’intervista alla radio Voix du Liban che il governo Hariri sta adottando la politica del dialogo nei confronti dell’opposizione. Un’opposizione che invece “fa affidamento sull’imposizione del terrore” e che – ha continuato Fares Soaid – “se otterrà il potere di veto” porterà “all’annullamento dei risultati elettorali”.
La trasparenza sugli esiti delle ultime elezioni era già stata messa in discussione all’indomani del voto, quando la Lebanese Association for Democratic Election aveva denunciato gravi l’irregolarità. Irregolarità ammesse anche da Josè Ignacio Salafranca, capo della missione europea di osservatori elettorali, in un’intervista rilasciata a Valeria Brigida e inserita all’interno di un reportage di approfondimento sulla democraticità del voto alle ultime elezioni del 7 giugno 2009.
 

diritti
Sudan - Darfur: "manifestandoci contro"
21 luglio 2008

A Piazza della Repubblica, a Roma, ieri si è tenuta un'importante manifestazione, indetta dalla comunità sudanese, per manifestare la propria solidarietà al Presidente sudanese, condannato dalla Corte Penale Internazionale per genocidio e crimini di guerra. "Siamo tutti per Al Bashir" era uno degli slogan scanditi dalle poche decine di presenti. Ma i rifugiati politici del Darfur, regione sudanese martoriata dalle milizie del Presidente, hanno protestato contro la manifestazione, in nome delle loro famiglie, vittime del genocidio. Inoltre pare che tra i manifestanti "pro Sudan" ci fossero delle persone che abitano in Italia come rifugiati politici dal Darfur. Una bella contraddizione, che probabilmente verrà chiarita in sede legale.
A seguito un breve video che vuole testimoniare l'accaduto (purtroppo sia la qualità video che l'audio sono pessimi a causa di problemi tecnici).



 


Giulia

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