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diritti
Acri: esternalizzazioni senza titoli? Dubbi sulla figura professionale del portavoce acrese.
21 giugno 2010

Lo spoil system è scattato. E palazzo Gencarelli si appresta a diventare il cuore dell'attività dell'Udc acrese. A due mesi dal trionfo di Gino Trematerra, l'amministrazione del neo sindaco di Acri assume contorni sempre più definiti e segna un taglio netto col passato. Come un colpo di scimitarra. Mentre il paese viene tirato a lucido e fervono i preparativi per gli eventi culturali e spettacolari che costelleranno l'estate acrese, la macchina istituzionale spinge sull'acceleratore. Infatti sono state da poco istituite otto commissioni comunali permanenti, contro le sei dell'amministrazione pregressa, sollevando perplessità all'interno dell'opposizione. E nominati tre rappresenatnti alla comunità montana destra Crati. Ma gli occhi di cittadini e politici sono puntati sui lavori per la realizzazione del psc (piano strutturale comunale), che hanno portato recentemente il paese sull'orlo del commissariamento. Tra i protagonisti dei lavori il noto architetto Pier Luigi Cervellati, ascoltato qualche giorno fa ad Acri per la prima volta dalla nuova amministrazione. Il Sindaco, Gino Trematerra, ha più volte dichiarato che per la realizzazione del nuovo psc la sua amministrazione è aperta ai contibuti della collettività. E ad oggi l'attesa è grande. In questo clima rovente il ruolo giocato della comunicazione è determinante. E la scelta dell'amministrazione Trematerra sembra voler dare una forte connotazione politica a quello che sarà il trend della comunicazione istituzionale, che scandirà gli anni del nuovo insediamento politico. Dal cinque giugno, infatti, il sindaco si è dotato di un portavoce, figura che per anni ha avuto dei tratti strettamente politici e che, dal duemila, assume la veste di vera e propria figura professionale. Ad istituire questa figura nel Comune di Acri è una delibera, approvata all'unanimità dalla composizione collegiale. Un atto che sottolinea come, "con l'entrata in vigore della legge 7 giugno 2000, N.150 e l'emanazione del Regolamento di attuazione del 21 settembre 2001" la comunicazione pubblica "cessa di essere un segmento aggiuntivo e residuale delle pubbliche amministrazioni e ne diviene parte integrante". Un concetto importante, che offre vividi spunti di riflessione. Nella legge 7 giugno 2000, N.150, sulla "Disciplina delle attività di informazione e di comunicazione delle pubbliche amministrazioni" viene riportato per la prima volta il ruolo della "figura professionale" del portavoce e l'art. 7 della legge mette a fuoco le sue mansioni, individuate come "compiti di diretta collaborazione ai fini dei rapporti di carattere politico-istituzionale con gli organi di informazione". Inoltre, la direttiva 7 febbraio 2002 sull' "Attivita' di comunicazione delle pubbliche amministrazioni", al punto 4. "Funzioni degli organi dell'informazione e della comunicazione", traccia un netto confine tra la figura professionale svolta dall'ufficio stampa e quella del portavoce. E a tutt'oggi, ad Acri, non esiste alcuna delibera che istituisca un ufficio stampa all'interno del Comune. Infatti la direttiva su citata statuisce che "la stessa legge n. 150/2000 attribuisce all'ufficio stampa, prioritariamente, la gestione dell'informazione in collegamento con gli organi di informazione mezzo stampa, radiofonici, televisivi ed on line. In particolare l'ufficio stampa, coordinato da un direttore di servizio, si occupa: della redazione di comunicati riguardanti sia l'attivita' dell'amministrazione e del suo vertice istituzionale sia quella di informazione, promozione, lancio dei servizi; dell'organizzazione di conferenze, incontri ed eventi stampa; della realizzazione di una rassegna stampa quotidiana o periodica, anche attraverso strumenti informatici; del coordinamento e della realizzazione della newsletter istituzionale e di altri prodotti editoriali", mentre "la figura del portavoce, presente nelle amministrazioni complesse, sviluppa un'attivita' di relazioni con gli organi di informazione in stretto collegamento ed alle dipendenze del vertice "pro tempore" delle amministrazioni".

Il portavoce nominato dall'amministrazione Treamaterra, infatti, in piena armonia con il disposto normativo, viene individuato in una figura esterna all'amministrazione e priva delle competenze necessarie allo svolgimento del ruolo di ufficio stampa, in virtù del "rapporto fiduciario" che lo lega a doppio filo con l'organo che rappresenta. Svincolandosi da uno dei principi normativi del nostro ordinamento giuridico: quello di economicità dell'ente. Tale principio mira a "raggiungere le finalità pubbliche attraverso percorsi che comportano risparmio di attività amministrativa". Che potrebbe ottenersi impiegando personale già interno alla pubblica amministrazione, proprio nelle mansioni necessarie allo svolgimento delle funzioni politiche. Inoltre, da tempo, attorno all'istituzione della figura professionale del portavoce, in Italia, si susseguono dubbi e perplessità. Secondo molti, infatti, la legge che istituisce questa figura professionale, non è del tutto chiara. Ciò succede nell'Italia delle contraddizioni. Lontano dal romanticismo del concetto "chomskyano" di comunicazione. La delibera dell'amministrazione Trematerra, che specifica i compiti del portavoce, contiene, tralaltro, quello di "informare cittadini, gruppi e associazioni, dello sviluppo di questioni che sono state poste al Sindaco, come referente dell'amministrazione comunale e tenere rapporti con i giornalisti per l'informazione relativa a incontri, riunioni e decisioni del Sindaco". Mentre l'art. 3 comma 2, del Regolamento di attuazione L. 150/2000 prevede che "il requisito dell'iscrizione all'albo nazionale dei giornalisti è altresì richiesto per il personale che, se l'organizzazione degli uffici lo prevede, coadiuva il capo ufficio stampa nell'esercizio delle funzioni istituzionali, anche nell'intrattenere rapporti diretti con la stampa e, in generale, con i media". Dubbi sollevati anche da Angela Forte, ex addetta stampa dell'amministrazione pregressa, che si chiede quali siano i confini dei compiti attribuiti alla figura del portavoce. Il rischio è che, in mancanza delle competenze necessarie, qualora non sia individuato un ufficio stampa nell'amministrazione, si finisca per dar vita a una figura simile a un "surrogato della comunicazione istituzionale". Per osmosi. E che nel tempo questo processo provochi un imbarbarimento di quella che è, a tutti gli effetti, una professione chiave nel mondo dell'informazione istituzionale. In questo scenario legislativo il rischio di sconfinare è sempre dietro l'angolo. Innervato nel tessuto dispositivo di queste norme. E sembra proprio che, nell'immenso supermarket della comunicazione istituzionale, ad oggi, il caos regni sovrano. All'etica dell'amministratore spetta, dunque, rimettere ordine.

Giulia Zanfino  -  Mezzoeuro 19/06/2010

Foto © Giulia Zanfino

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