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Il partito unico c'era al tempo di Mussolini
21 febbraio 2008

da formiche.net
di Valeria Brigida

In una battaglia elettorale dove non conta piú l'ideologia ma la quantità e l'entità dei tagli agli sgravi fiscali, il leader che convince di piú a pelle vince.

Proprio come "l'esportazione della democrazia in Irak" il modello americano sta attecchendo in Italia. Con l'unica differenza che lo sta facendo in assoluto silenzio. Almeno in America si sceglie tra un "giovane" nero e una bionda di mezza età. Ma sempre nell'ambito del partito democratico, nettamente differente e contrapposto al conservatorismo di McCain.

In Italia, invece, non c'è differenza politica tra Berlusconi e Veltroni. Dunque l'elettore, il cittadino, è portato piú a valutare l'aspetto fisico, il portamento, la simpatia, l'affabilità. Ma attenti politici perché i comici possono essere piú simpatici di voi. E se Beppe Grillo, Crozza, Guzzanti ormai sono considerati i ribelli, gli stregoni da mettere al rogo, anche la satira piú embedded inizia a dissentire manifestando un insolito rigurgito di antipolitica. Fiorello ne è stato l'esempio piú eclatante.

Se il comune mortale è posto di fronte all'alternativa "votare uno qualunque perché tanto tutti sono uguali" o "non votare per un gesto di inconsueta ribellione italiana che nasconde un rinascimento del dovere civico", secondo voi, politici, cosa vincerà nel bialnciamento dei valori?

I giovani hanno bisogno di ideologia, di speranza, di tanti e diversi modelli di vita da scegliere e in cui riconoscersi. Questa è la democrazia. È sempre stato cosí. In una società un modello deve esserci. Anche l'assenza totale di ideologie è un'ideologia. Unica. E l'ultima volta che in Italia è venuta a mancare questa molteplicità di alternative libere è stato al tempo di Mussolini.

POLITICA
Non ascoltare Grillo? Un grosso errore
11 febbraio 2008

Pubblichiamo un pezzo uscito oggi su www.formiche.net. Si parla di Grillo e di come sia avventato e ottuso non ascoltarlo.

Anche per Grillo è campagna elettorale
di Valeria Brigida

Mentre su youtube il partenopeo "Toda gioia toda monnezza" (remake tristemente satirico del successo di Roy Paci) è cliccatissimo, i blog sono sempre piú in fermento. A surriscaldare il clima già rovente che circonda l'argomento "emergenza" rifiuti in Campania è ancora una volta lui, il blogger italiano per eccellenza: Beppe Grillo. Il comico genovese scrive un post al giorno. Non si ferma neanche la domenica. E proprio ieri è comparso alle ore 19.24 "Comunicato politico numero uno". Qui si legge: "La monnezza è di Stato. Beppe Grillo parteciperà al Monnezza Day a Napoli il 23 febbraio insieme a esperti e medici per il rilancio della raccolta differenziata e per la salute dei cittadini".

Ed è cosí che ieri è iniziata ufficialmente la campagna elettorale anche per Grillo. L'esordio: "La democrazia puó partire solo dal basso". In dieci righe sono contenute le istruzioni per un "nuovo Rinascimento": per la formazione delle cosiddette liste civiche. Forte la similitudine del Rinascimento italiano che anche qui ha avuto al centro la scoperta del Comune.Poi lancia la sfida. Un comunicato scarno, senza fronzoli. Diretto. Dal blog si puó leggere: "Le elezioni politiche di aprile sono contro la Costituzione. Il cittadino non puó scegliere i propri rappresentanti. I concessionari dello Stato non devono fare politica. I referendum non possono essere cancellati. I referendum non possono essere rinviati. Il risultato delle prossime elezioni è nullo. L'informazione è nelle mani dei gruppi economici e dei partiti". Se non lo si conoscesse per la sua bonarietà sembrerebbe quasi un'inneggiamento al colpo di Stato. Del resto, non riconoscere il risultato elettorale non è proprio questo? In Kenya il mancato riconoscimento della vittoria di Kibaki ha portato a mille morti in poco piú di un mese. Poi ancora: "I partiti hanno occupato la democrazia. I parlamentari non sono eletti, ma nominati. Per essere nominati basta pagare. Un milione di euro un deputato. Tre milioni di euro un senatore. Il conflitto di interessi è un conflitto con il Paese". Tralasciando similitudini, che oltretutto configurano solo ipotesi "fantapolitiche", la realtà grilliana è comunque una realtà che non si puó trascurare. Non si tratta di antipolitica ma, come Sartori l'aveva definita a settembre, di "iperpolitica". I leader che si stanno sfidando sbagliano a cercare di mettere a tacere una voce che ha cosí tanti seguaci sul web, dunque, nella vita "reale" d'oggi. L'unico politico capace di dialogare con Grillo è Di Pietro. Di Pietro sta lanciando prove di dialogo con il Pd. Se il Pd si lascerà sfuggire questa occasione, perderà un treno che non passerà mai piú.

Poi il suo p.s. torna a far capolino nella blogsfera. Stavolta: "I pennarelli sono scarichi. Ripeto: i pennarelli sono scarichi".

televisione
Occhi sulla città. Puntata zero.
1 novembre 2007



Parte questo esperimento di giovani italiani stufi di non esser chiamati "giornalisti italiani" solo per non appartenere all'ordine, quello prestabilito da una casta inaccessibile.
Chiamateli come volete: videomaker, freelance, reporter. Quel che a loro interessa è fare informazione, far parlare chi solitamente viene azzittito, far sentire la voce di un popolo rimasto troppo a lungo nell'oscurità. Questo è giornalismo fatto da chi tocca realmente con mano, tutti i giorni, i problemi di questo martoriato Paese Italia.
Buona visione e ci scuserete per qualche imperfezione, perché noi, di certo, "Non siamo la Rai"!

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