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"NON SI PUO' MORIRE DI ACIDO MURIATICO". A REGGIO L'8 SETTEMBRE UN SIT IN PER ACCENDERE I RIFLETTORI SU ALCUNE MORTI SOSPETTE.
28 settembre 2011



                           Le donne del movimento "Se non ora quando" di Reggio Calabria

Reggio Calabria. "E ora lo Stato intervenga per tutelare i figli della Cacciola, tutti minorenni!". L'on. Angela Napoli esce dalla Prefettura di Reggio Calabria, mentre sulla città è calata la notte. Insieme a lei un gruppo di donne, tra cui l'on. Maria Grazia Laganà, organizzatrici della manifestazione "Chi collabora non deve morire di acido muriatico". Donne diverse le une dalle altre. Attiviste politiche di Fli, Idv, Pd, le donne del movimento "Se non ora quando?", insegnanti in pensione, studentesse. Donne arrivate in piazza Italia per un'emozione forte. "Abbiamo seguito in poco tempo suicidi di donne con acido muriatico. Tutte donne che erano testimoni di giustizia" afferma Antonia Lanucara, prima firmataria della petizione che verrà presentata alle più alte cariche del Governo, per accendere i riflettori sulla questione dei testimoni di giustizia. "Il problema che ci ha spinto qual'è?" continua la Lanucara "E' che ci si può ammazzare con un tubetto di sonnifero, così ti addormenti serenamente. Invece queste donne ricorrono al suicidio sapendo che soffriranno in maniera terribile. Allora non si tratta solo di suicidio, ma di una volontà auto-assassina. Questa cosa in qualche maniera ci ha fatto pensare. Non so quali fossero le condizioni quando queste donne hanno bevuto l'acido. Voglio pensare a qualunque cosa... Maria Concetta aveva solo 32 anni e 3 figli e aveva deciso di diventare testimone di giustizia". I dubbi sono più che leciti. Testimoni di giustizia e acido è il binomio agghiacciante che sembra governare le sorti delle donne che decidono di schierarsi contro la 'ndrangheta. Maria Concetta Cacciola, Tita Buccafusca, Lea Garofalo. Donne che hanno fatto una scelta difficile, che non lascia scampo: sangue contro sangue, perché il clan è una famiglia. Un sofisticato meccanismo capace di preservare l'endogamia di ceto che costituisce l'ossatura della mafia calabrese, da più di un secolo. Queste tre donne oggi non possono più parlare. La loro morte, certo sospetta, è più simile a un monito. A un messaggio chiaro e netto: chi collabora muore. Di una morte dolorosa. Spietata. "L'obiettivo del nostro sit-in" continua la Lucanara "è quello di mettere mano alla legge che già esiste sui testimoni di giustizia, per fare in modo che le protezioni siano saggiamente guidate". 



Tre giorni prima della morte, Maria Concetta Cacciola aveva richiesto la protezione a cui aveva rinunciato, tornando a Rosarno. Bisognerebbe forse garantire maggiore protezione a chi diventa testimone e quindi rivedere la legge. Sotto il palazzo della Prefettura le donne del movimento "Se non ora quando?" di Reggio Calabria stringono tra le mani gli striscioni. Hanno un bavaglio rosa stretto sul volto. Sopra c'è scritto "Acido", "'Ndrangheta", "Silenzio". Luciana, Teresa, Rosamaria, Consuelo, Rosanna. Donne che si muovono per le donne. Sorridono sotto il bavaglio e si scambiano sguardi complici. Prima di arrivare al sit-in hanno fatto volantinaggio sul Corso, per divulgare l'evento. "Il nostro movimento non fa assistenzialismo. Per ribaltare l'assioma mafioso bisogna sollecitare le coscienze a una presa di posizione netta". Ma Piazza Italia è quasi vuota. I reggini passeggiano sul corso, tra vetrine ammiccanti e palazzi padronali. Forse la presa di coscienza è ancora lontana. Forse si vuole fingere di non vedere. Eppure mai come in questo momento storico, in Calabria, si assiste a un movimento di donne che decidono di schierarsi contro la 'ndrangheta e denunciare la propria famiglia. E c'è da chiedersi se queste morti saranno un deterrente per chi vorrebbe, ma non ha ancora avuto il coraggio di passare dall'altra parte. Perché la scelta di essere testimone di giustizia, in Calabria, ha un costo altissimo. Significa schierarsi contro il marito, i figli, i fratelli, le sorelle. E ritrovarsi soli. Perché il sangue è il cemento di ogni rapporto mafioso e la donna è un capitale sociale inestimabile, bullone di quell'ingranaggio determinante, per muovere il mondo parallelo dominato dai clan. 



                                    L'On. Angela Napoli e Teresa Libri (Fli Calabria)


"Il Prefetto si è fatto carico di segnalare al Ministero dell'Interno questa sollecitazione che proviene dalla società civile, rispetto all'attenzione necessaria per i testimoni di giustizia ed in particolare per le donne" afferma l'on. Angela Napoli. "Donne che decidono di ribellarsi a volte anche perché appartenenti a famiglie mafiose, ma che poi si ritrovano completamente isolate e quindi incoraggiata al suicidio. Abbiamo voluto fare attenzionare al Prefetto la modalità, che deve far preoccupare, dell'uso dell'acido muriatico. Non dimentichiamo che Reggio ha visto anche un'altra donna, funzionaria del Comune, usare l'acido muriatico per il suicidio (Orsola Fallara, ndr). Sono fatti molto, molto strani, che vanno attenzionati e sui quali pretendiamo chiarezza. Lo dobbiamo ai sacrifici di queste donne, per evitare che accadano nuovi fatti di questo genere". L'obiettivo è quello che si riveda la legge sui testimoni di giustizia, per garantire loro una tutela più ampia. Chiediamo all'on. Napoli cosa ne sarà dei figli di Maria Concetta Cacciola. "Lo Stato intervenga per tutelarli" ci risponde l'onorevole. Cosa ne sarà di loro ce lo dirà il tempo. A oggi sono tre minorenni, orfani di madre, in terra di 'ndrangheta.

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Giulia Zanfino (foto G.Z.)

Fonte: Mezzoeuro


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EMERGENZA CASA A COSENZA. VIAGGIO TRA CENTRO STORICO E VIA DEGLI STADI.
11 maggio 2011
Palazzo Campanella (CS)

La casa è un sogno. Ma in certi luoghi non riesci neanche più a sognare. Perché resta solo la rabbia, che esplode davanti alla miseria dei senza casa di Cosenza, quando si scontra con interi edifici ristrutturati e sigillati. Palazzi tirati a lucido e abbandonati per anni, nel cuore della città vecchia, che oggi sono immersi nella polvere e nella penombra. Così, dopo anni di attesa della casa popolare, dopo anni che vivi in macchina o in una casa pericolante perché hai perso il lavoro, dopo anni di segnalazioni alle istituzioni che non rispondono concretamente, decidi che la soluzione deve partire da te. Trattieni il respiro, forzi la serratura di uno di quei palazzoni sigillati e varchi la soglia di quel posto chiamato "casa". 


I bambini dell'occupazione

Di storie di intere famiglie senza casa la città di Telesio è piena. E se giri per i vicoli stretti del centro storico fai presto a capire il perché. Alcuni palazzi della città vecchia sono scheletri di pareti. Edifici pericolanti che i proprietari non possono ristrutturare. Case diroccate occupate da giovani senza lavoro, che un tetto forse non lo hanno mai avuto. Antonello fino a ieri dormiva in macchina. E' andata così per sei mesi. Con lui per strada dormivano anche sua moglie e la figlia di tredici anni. Ma la figlia, spesso, fortunatamente andava anche a dormire dalla nonna. "Avevo fatto presente la mia situazione al sindaco e agli assessori comunali, mi hanno detto che mi avrebbero aiutato, ma intanto ho trascorso sei mesi in strada. Ma come si fa a stare in strada con una figlia di 13 anni?". 


L'interno del palazzo, ristrutturato e sigillato da anni

Antonello si racconta un po'. La sua frustrazione è disarmante. Se lo guardi dritto negli occhi, da quello sguardo stanco, trapela tutta l'umiliazione di un padre che non può garantire un tetto ai figli, dopo una vita passata a fare l'imbianchino e il muratore. Ma l'umiliazione dovrebbe essere di chi tiene in mano le chiavi di questi palazzoni ristrutturati e permette che un'intera famiglia dorma in macchina, con una figlia tredicenne, per sei lunghi mesi. Antonello è finito in strada perché un anno e mezzo fa ha avuto un infarto, in una terra dove se ti ammali e non puoi lavorare, sei un uomo finito. Ma perdere il lavoro non basta. Dopo arrivano i tagli ai sussidi per l'affitto, ridotti al 20%. Così un' intera famiglia si è ritrovata a dormire in strada. E dopo il gelido inverno trascorso tra le lamiere della sua automobile Antonello ha deciso di smettere di chiedere "educatamente" aiuto alle istituzioni, che negano l'esistenza di edifici pubblici disponibili per far fronte a situazioni di emergenza. 


Antonello

Così, grazie ai ragazzi del comitato "Prendocasa", ha scoperto che nel centro storico, a pochi passi dalla traversa dove ha dormito per mesi al freddo, c'è un palazzo ristrutturato e sigillato. E insieme ad altre 8 famiglie ha deciso di partecipare all'occupazione di palazzo Cosentini che già da stamane era costellato dall'eco delle voci dei bambini, una decina, che i genitori hanno portato nella loro nuova casa. Palazzo Cosentini è un edificio dell'ATERP che sembra fosse stato assegnato all'Unical, insieme ad altri sei della città vecchia, dopo essere stato ristrutturato con fondi pubblici. Invece eccolo qui, immerso nel limbo dell'attesa per anni. Un destino che accomuna parecchi edifici del Cosentino. Troppi. C'è da chiedersi, dunque, chi abbia un interesse speculativo rispetto a tutta questa storia, che sembra piuttosto torbida.


Via degli Stadi (CS)

Il comitato "Prendocasa" nel suo comunicato stampa sottolinea che le assegnazioni di questi palazzi "continuano a reggersi sul vecchio disegno, ormai fallito, di portare una facoltà universitaria a Cosenza. Basti pensare alla capacità effettiva di Palazzo Bombini, che potrebbe tranquillamente soddisfare il bisogno di 13-14 famiglie, mentre attualmente ospita solo una decina di ricercatori. Otto famiglie accomunate dalla medesima condizione di precarietà abitativa, conseguenza diretta della precarietà economica, che vivono in case pericolanti, in emergenza abitativa, con sfratti esecutivi o in pochi metri quadri fatiscenti da dover condividere con altri nuclei familiari non possono più sottostare a questo come a tanti altri ricatti. Prendocasa ha costruito un percorso reale di riappropriazione dal basso dei bisogni negati". 


Via degli Stadi (CS)

Lasciamo il centro storico e ci rechiamo in Via degli Stadi. Periferia grigia dell'edilizia residenziale pubblica. Una lunga foresta in cemento armato. Su ogni edificio campeggiano slogan enfatici da cui trapela la rabbia e la solitudine di chi ci vive. A Via degli Stadi ci andiamo con Francesca Gabriele, mentre volti curiosi sbirciano dalle finestre e qualche portone si schiude. Anche qui i sogni non arrivano. L'unico punto d'incontro è il bar "Rossoblu", tappezzato da immagini che inneggiano al "Cosenza Calcio", una fede. O qualcosa a cui aggrapparsi per guardare oltre le pareti in cemento armato che ci sovrastano. Un gruppo di giovani sta davanti al bar. Ci soffermiamo a parlare con loro, gli chiediamo cosa vorrebbero nel loro quartiere, cosa manca. "Soldi, lavoro", sono le risposte che vanno per la maggiore. Ma anche non essere stigmatizzati come quelli di Via degli Stadi, che rubano le macchine, che spacciano. "Quelli di Rende hanno tutto e nessuno gli dice nulla. Noi invece siamo visti come i delinquenti!" A. ha gli occhi chiari, sogna di diventare ragioniere e di fare un viaggio a Parigi. "Se cerchi lavoro e dici che sei di Via degli Stadi la gente non ti assume" aggiunge, con un velo di amarezza che poi tenta di dissimulare scherzandoci su. Ma c'è poco da scherzare a Via degli Stadi. Di notte branchi di cani randagi girano per i palazzi e uscire da soli è un'impresa, ma nonostante le segnalazioni nessuno ha risolto il problema. 


Chiarina Magnelli, Via degli Stadi

La signora Chiarina Magnelli ha 82 anni e vive in Via degli Stadi dal 1994. Ci invita nella sua casa. Le pareti del palazzone sono marce, le mura della sua abitazione sono segnate da crepe e umidità. Lei l'affitto della casa popolare non lo paga più perché nessuno riesce a risolvere il problema dell'umidità che impregna le mura della sua casa. "Per ristrutturare il palazzo ci vogliono 20.000 euro a persona, ma qui la gente i soldi non li ha. Quindi i palazzi restano fatiscenti e continuano a degradarsi". Salutiamo la signora Chiarina e lasciamo Via degli Stadi. Un perimetro grigio che uccide la voglia di sognare.

Giulia Zanfino

Mezzoeuro 

Foto: copyright Giulia Zanfino

Ciao Francé
27 aprile 2011

Francesco Mazzei (foto: Giulia Zanfino)


Francesco non c'è più. E' andato via in silenzio. L'ho saputo per caso, oggi, mentre attraversavo la Cosenza "invisibile". Quella terra di frontiera dove lo hanno trovato domenica, esanime. Del centro storico di Cosenza Francesco conosceva ogni centimetro, perché era nato lì. 30 anni ad aspettare la casa popolare. Trent'anni di opportunità negate e quello sguardo malinconico. Profondo. 
Ciao Francè, ti ricordi quella mattina di maggio? Sulla tua terrazza c'era il sole, anche se nella foto non si vede... Ciao.
Giulia


Cosenza vecchia resiste. Storie dimenticate dal centro storico del Cosentino.
17 maggio 2010


Immagini che sembrano scorrere da una bobina cinematografica del secondo dopoguerra. Palazzi sventrati, appesi a un filo, nel cuore del centro abitato. Ponteggi abbandonati. Pareti grondanti. Storie di vite perdute, narrate da un sottoproletariato urbano che persino il cinema contemporaneo sembra aver dimenticato. Siamo nel centro storico di Cosenza, in cui pulsa la storia della nostra terra, incastonata tra pietre asimmetrice e mattoni di terra cotta. Un arcipelago di palazzi antichi e lenzuola appese alle finestre, da cui, tra i lunghi cornicioni, si scorgono scorci di cielo. Così "Cosenza vecchia" sovrasta l'intera città, dall' alto della sua decadente bellezza. 
Francesco ha il volto scarno, solcato da qualche ruga. Un ciuffo arruffato caratterizza la sua figura esile. Attraverso il sottile vetro dei suoi occhiali osserva pensoso Santa Lucia, un tempo noto come quartiere delle "lucciole". Un posto in cui si cresce in fretta e si impara subito come si sta al mondo. "Sono nato qui" ci racconta "da una famiglia numerosa. In tutto eravamo sette fratelli". Francesco è cresciuto nelle viscere del centro storico. Ne conosce ogni centimetro. La sua storia sembra rubata da una delle più struggenti pellicole di Pier Paolo Pasolini. Quelle in cui l'intellettuale, scandagliando il mondo primitivo dei sobborghi capitolini, restituiva un posto nella storia al popolo degli esclusi. "Da piccolo facevo qualche lavoretto per le prostitute. Gli andavo a fare la spesa. Così contribuivo al reddito familiare". Poi l'amore, la famiglia e qualche "errore di gioventù". Francesco si racconta, mentre ci accompagna per i vicoli del suo quartiere. E ci rendiamo conto che le vite di alcune persone del centro storico spesso si somigliano. Sono vite segnate da promesse elettorali mai mantenute, da offerte di lavoro mai concretizzate, dalla disoccupazione dei figli, dal carcere per droga e piccolo spaccio. Eppure siamo in uno dei più bei centri storici d’Italia. Un luogo che pullula di gente, che non si sente per niente “periferia”, ma parte integrante della città. Giannino, un ex operaio, ci raggiunge di lì a poco. Anche lui è nato qui. E da dietro il cappellino che porta sempre, ben saldo sulla testa, vediamo la sua fronte corrugarsi preoccupata. Insieme a Francecso e Giannino continua il nostro viaggio, tra i gironi del centro storico. Lontano dal Paradiso apparente di Corso Telesio e piazza Prefettura. Salendo per i vicoli stretti, in via Messer Andrea, troviamo solo l'Inferno. 


La casa di Francesco è un palazzo antico arroccato sulla collina. Da qui si domina il lato nord della città, da cui il fiume Crati sembra un lungo serpente argentato che si snoda tra la terra battuta e gli edifici sottostanti. Entriamo nel palazzo. Una volta al suo interno ci rendiamo conto che questo posto non è una casa. Già nelle scale ci assale un'aria fetida, mentre scopriamo che i piani superiori sono completamente abbandonati. Ciò che resta delle stanze è un'immensa discarica di oggetti che prima facevano parte della quotidianità. Ora, questi oggetti, sono solo rifiuti arrugginiti, sventrati dalle intemperie. La stanza da letto ha le pareti incrostate di funghi. Il tetto è completamente crollato. "I vigili del fuoco hanno rattoppato il tetto con un telone di plastica, e mi hanno detto che dovevo lasciare la casa". Francesco ricorda il momento in cui il solaio è venuto giù. Eppure vive ancora qui, mentre sua zia, la moglie e i figli hanno trovato una sistemazione più dignitosa. "Non so dove andare" continua "è dagli anni ottanta che ho fatto domanda di casa popolare ma, ora per un errore burocratico, ora per un altro, non so se riuscirò a ottenere l'assegnazione. I servizi sociali, poi, da queste parti non si vedono per niente".



Lasciamo l'inferno di via Messer Andrea e scendiamo giù, a Lungo Crati. Lì Giannino ci mostra quella che un tempo era la sua casa: un enorme palazzo, imploso nel suo interno, colonne portanti comprese. In piedi è rimasto solo uno scheletro di pareti. Dall'esterno si vedono massi e vetri frantumati, accatastati ai piedi della struttura. Anche Giannino ci racconta di aver fatto la richiesta per la casa popolare. Ma non ha ancora avuto nessuna risposta. A pochi metri da quella che un tempo era la sua abitazione ci sono case abitate, ristrutturate dai proprietari con i sacrifici di una vita.
La signora Addolorata Borrello, vive in via Campagna, a ridosso del palazzo diroccato, e ci racconta anni di proteste presso le istituzioni. "Abbiamo raccolto firme, e chiesto l'intervento dell'amministrazione comunale. E dal sindaco Perugini abbiamo avuto una sola risposta: dovete lasciare le vostre case. L'amministrazione non può intervenire". La signora racconta di quanto le sia costato ristrutturare la casa, con i sacrifici di una vita, risparmiando su ogni centesimo dell' unico stipendio percepito. "Ed ora, a causa di questo palazzo che rischia di crollarci addosso" continua la signora " rischiamo di perdere tutto . A casa lavorava solo mio marito, che per anni ha fatto il boscaiolo". La casa è tutto quello che queste persone hanno. Andare via è fuori discussione.
 L'assessore Marco Ambrogio, con delega alle Attività economiche e produttive, da promuovere anche nel centro storico, chiarisce i dubbi, sostenendo che l'amministrazione comunale "non può intervenire su abitazioni private, che presentano problemi strutturali atavici". In compenso, attualmente, l'amministrazione è impegnata in un progetto di "rivitalizzazione turistico-culturale del centro storico". L'apertura del secondo asilo nido "nel bellissimo chiostro del Convento di Santa Maria delle Vergini", l'arrivo degli studenti dell'Unical a Palazzo Bombini, messo a disposizione degli studenti grazie ad un'iniziativa congiunta di Comune, Aterp e Università della Calabria, ne sono solo un esempio. A breve, infatti, la Proloco aprirà una sede, concessa dal comune, a piazzetta Toscano. Ci sarà finalmente un "punto informazione" per i turisti, si potenzierà la sicurezza dei quartieri del centro storico, così come richiesto dai cittadini, e si tenterà di far ripartire la "movida notturna". Se durante una passeggiata al chiaro di luna, però, un turista, uno studente o un semplice cittadino, viene colpito da un calcinaccio, o un intero palazzo viene giù nel bel mezzo della "movida", c'è da chiedersi in capo a chi stia la responsabilità della mancata messa in sicurezza degli edifici pericolanti. Mentre Cosenza si prepara frenetica all'Expo di Shangai, attraversiamo il Ponte Mancini, anello di congiunzione tra il centro storico e il resto della città. Alle nostre spalle "Cosenza vecchia", immersa nel tramonto, si erge maestosa, come un animale ferito . Francesco e Giannino ci accompagnano nella "città nuova". Hanno trovato alloggio presso l’ex ufficio di collocamento in viale Trieste occupato dal Comitato di Lotta per la casa. Sono stanchi di aspettare l'assegnazione di una casa popolare che "chissà se arriverà". Ad oggi, per loro, la soluzione abitativa proviene dal basso.

Giulia Zanfino
foto © Giulia Zanfino
Mezzoeuro 15/05/2010





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Solidarietà al giornalista Emilio Grimaldi - Richiesta di rettifica
11 marzo 2011

In merito al comunicato di Solidarietà al Giornalista Emilio Grimaldi scritto da Agende Rosse Cosenza e Giulia Zanfino e pubblicato sul nostro blog, riceviamo e pubblichiamo la missiva che l'Avv. Ida Francesca Sirianni ci ha cortesemente inviato:

Con riferimento all’oggetto, si invia la presente in nome e per conto dell’Avv. Mario Murone, avendone avuto espresso mandato, per significare quanto segue.

In data 10 febbraio 2010 sul c.d. blog denominato “l’URL di emilio grimaldi”, veniva pubblicato un articolo dal titolo: “Master Antimafia. In Cattedra Murone, fratello del magistrato che assolse il boss dopo averlo sentito al telefono”, firmato con la sigla E.G., chiaramente riconducibile ad Emilio Grimaldi.

Nel testo di tale articolo l’autore, prendendo spunto dal suddetto master avente ad oggetto le misure di prevenzione nella legislazione antimafia, organizzato presso l’Università della Magna Grecia di Catanzaro, faceva esplicito riferimento all’Avv. Mario Murone in quanto: “fratello di Salvatore, procuratore aggiunto di Catanzaro e vice di Mariano Lombardi, quelli che, secondo la Procura di Salerno, remarono sempre contro il loro collega, Luigi De Magistris, per proteggere alcuni loro amici fedelissimi, ma soprattutto quello-Salvatore-che, in qualità di presidente del Collegio del Tribunle di Lamezia Terme, nell’ambito delle indagini sull’omicidio dell’Avv. Torquato Ciriaco, avvenuto nel 2002, assolse il cugino del boss Vincenzo Iannazzo, Francesco, detto Cafarone, dopo averlo sentito al telefono..”.

L’articolo, dall’evidente contenuto diffamatorio, proseguiva affermando che i seminari sulle misure di prevenzione oggetto del sopra detto master erano stati ideati e organizzati dal fratello del magistrato “..già al centro di un’indagine di Luigi De Magistris, in realtà mai aperta per il trasferimento forzato da Catanzaro, su gestioni illecite commesse dalle Università di Catanzaro e di Tor Vergata di Roma..”.

A queste, seguiva una ulteriore gravissima affermazione secondo cui la decisione di assoluzione con formula piena ‘perché il fatto non sussiste’, a fronte di una richiesta del p.m. di 15 anni di carcere, nei confronti del suddetto indagato Francesco Iannazzo- ‘cugino del boss’-sarebbe stata presa dal Giudice Murone il 1 aprile 2005, prima di trasferirsi a Catanzaro, e che dai tabulati di tale Vincenzo Iannazzo, acquisiti dal pm Gerardo Dominjianni il 6 febbraio, ossia due mesi prima circa della sentenza, sarebbe emerso che dalla casa del suddetto boss sarebbe partita “una telefonata per il presidente del collegio giudicante, Salvatore Murone”.

Pertanto, l’autore giungeva, infine, ad affermare: “Sarà lui, Mario Murone, quindi, a insegnare ad avvocati e commercialisti di Catanzaro le misure necessarie da adottare nel campo della legislazione antimafia”.

§ § §

Ora, da quanto sopra evidenziato emerge agevolmente che nella divulgazione via internet delle suddette affermazioni il Grimaldi non ha rispettato i requisiti inerenti il legittimo esercizio del diritto di cronaca e/o di critica, avendo agito in spregio alla verità dei fatti, contrariamente all’interesse pubblico, ed in assoluta assenza di continenza della forma espositiva. Pertanto, l’Avv. Mario Murone ha adito la competente autorità giurisdizionale civile per la tutela dei propri diritti.

In particolare, giusto ai fini di una corretta e completa comprensione della vicenda, si fa rilevare che, quanto al requisito della verità dei fatti, non risponde al vero che, nell’ambito di una indagine su presunte gestioni illecite riguardanti l’Università di Catanzaro e quella di Tor Vergata di Roma, fosse coinvolto anche l’avv. Murone, non essendo quest’ultimo mai stato indagato in tale asserita inchiesta; non risponde a verità, perciò, neppure che tale indagine sarebbe stata ‘tolta’ al suo titolare in quanto ‘costretto’ al trasferimento da Catanzaro. Inoltre, non risponde al vero che il dott. Salvatore Murone avrebbe avuto rapporti con indagati, o che abbia mai ricevuto una telefonata sospetta o di ‘minaccia’ prima di decidere in merito al procedimento a cui si fa riferimento nell’articolo in questione, anche perché la sentenza emessa all’esito di tale procedimento è stata emessa dal Tribunale nella sua composizione collegiale, sulla base dell’istruttoria dibattimentale e nel contraddittorio di tutte le parti processuali, pubblica accusa e difensori.

In merito, poi, agli altri requisiti, non sussiste l’interesse pubblico ad una informazione falsa, ma nemmeno si può parlare di continenza della forma espositiva in quanto, attraverso le modalità grafiche utilizzate (il non causale uso del grassetto e del corsivo), il titolo già di per sé diffamatorio, il sapiente utilizzo di insinuazioni, e l’inserimento delle affermazioni divulgate in un particolare contesto, si è inteso alterare i toni della vicenda e conferire risalto ad affermazioni non vere, risultando la mancanza di obiettività, serenità ed equilibrio.

§ § §

Ciò precisato, naturalmente non è questa la sede per approfondire argomenti di carattere spiccatamente giuridico, né si vuole farlo sebbene sia interesse di tutti i giornalisti e pubblicisti comprendere appieno le modalità per un corretto esercizio di diritti quali quello di cronaca e di critica, ineludibili in un vero sistema democratico e pur tuttavia doverosamente esplicati solo ove rispettino i diritti della persona al nome, alla reputazione, all’onore, al decoro e all’immagine, per come impone, altresì, lo stesso codice deontologico; tanto più da parte di chi non solo si assume il compito di informare-nei cui confronti si instaura spesso un vero e proprio affidamento circa la verità assoluta di quanto pubblicato-ma anche ad opera di chi come il Grimaldi, nello specifico, ponendosi al pari di Einstein e di Giuseppe Fava (richiamati volutamente nel blog), dichiari di condividerne gli ideali di verità e di etica!

In ogni caso, considerato quanto sopra rilevato, l’Avv. Mario Murone, per tutelare la propria reputazione e gli altri diritti della personalità gravemente offesi dall’illegittimo comportamento dell’autore, ha avvertito la necessità di agire civilmente per il risarcimento dei danni causatigli; solo che, a differenza dell’autore dell’articolo in questione, che può decidere di pubblicare ciò che vuole, in assenza di contraddittorio, l’Avv. Murone, nell’esercizio di un diritto riconosciutogli dall’ordinamento giuridico, ha convenuto costui in una sede nella quale gli ha consentito di potersi adeguatamente difendere, con tutte le garanzie previste dalla legge, ed offrendo anche la propria versione dei fatti.

§ § §

Alla luce di quanto evidenziato, appare chiaro che anche il comunicato stampa divulgato su internet in data 7 marzo 2011 da parte di Agende Rosse e Giulia Zanfino, ripreso da numerosi altri blog e riportato in altri siti, contribuisce a dare una impressione distorta del reale accadimento dei fatti in quanto, esprimendo la propria solidarietà ad Emilio Grimaldi, ed invitando addirittura anche tutti i cittadini a fare altrettanto, in correlazione con l’articolo contenuto nel blog del medesimo Grimaldi espressamente richiamato anche attraverso l’apposita creazione di un collegamento via web, non solo ribadisce implicitamente il contenuto diffamatorio del suddetto articolo, dimostrando di condividerlo, ma insinua strumentalmente che il Grimaldi sia stato vittima di una ingiustizia, o meglio, sia stato ingiustamente sottoposto a procedimento (“denunciato per diffamazione”) per avere detto, evidentemente, cose che non avrebbe dovuto dire!

Pertanto, si rende necessario provvedere alla rettifica del suddetto comunicato, in considerazione del fatto che il nostro ordinamento giuridico prevede espressamente, nell’ipotesi di lesività della notizia pubblicata, tale strumento riparatorio.

§ § §

Quanto sopra premesso, con la presente si chiede la rettifica di quanto divulgato via internet in data 7 marzo 2011 nel comunicato a firma Agende Rosse Cosenza e Giulia Zanfino, relativo alla solidarietà a favore del giornalista Grimaldi, specificando, all’interno di tutti gli articoli in cui è presente tale comunicato stampa (contenuti in ‘Antimafia Duemila’, ‘Movimento Agende Rosse’, ‘Donnelibertadistampa-Il Cannocchiale, ZOOMsud ed altri eventualmente non ancora individuati) che:

L’articolo pubblicato nel blog di Emilio Grimaldi non riguarda la vicenda ‘Why Not’ nè riporta alcuna dichiarazione di personaggi accreditati; il Grimaldi non è stato denunciato per diffamazione, ma è stato citato dinanzi al giudice civile per il risarcimento dei danni derivanti da fatto illecito, in quanto si è ritenuto che nell’articolo divulgato non siano stati rispettati i requisiti per il legittimo esercizio del diritto di cronaca, ed in considerazione del fatto che l’Avv. Mario Murone, anche nell’esercizio dell’attività universitaria, ha messo a disposizione esclusivamente la propria professionalità in quanto persona di riconosciute doti scientifiche. Conseguentemente, l’Avv. Murone, per tutelare la propria reputazione e gli altri diritti della personalità ritenuti lesi dall’articolo di Grimaldi, esercitando un diritto riconosciutogli dall’ordinamento giuridico, ha convenuto quest’ultimo dinanzi al giudice civile e, perciò, in una sede nella quale ha comunque consentito al Grimaldi di potersi adeguatamente difendere con tutte le garanzie previste dalla legge, offrendo anche la propria versione dei fatti.”.

Si invitano, quindi, i destinatari della presente a rettificare in virtù di quanto sopra la notizia contenuta nel comunicato, e a darne la medesima divulgazione, con lo stesso risalto e con le stesse modalità, in tutti i siti ed i blog in cui è stata riportata, provvedendo immediatamente o al massimo entro 48 ore dalla presente, onde evitare la tutela urgente dei diritti in sede giudiziaria.

Con osservanza.

Avv. Ida Francesca Sirianni

arte
Interrogazione dell'On. Angela Napoli sullo stato di abbandono in cui versa il Convento di Sant'Umile, a Bisignano.
23 febbraio 2011


Interrogazione a rispostascritta


Al Ministro per i Beni ele Attività Culturali – Per sapere - premesso che:


  • nello scorso mese di febbraio 2010, causa incessanti piogge, uno smottamento ha causato danni al Santuario di Sant’Umile nella Città di Bisignano (CS) il luogo più rappresentativo della stessa Città;


  • ad essere interessato dallo smottamento è la parte esterna del Santuario con un dislivello che tocca i 7-8 cm e che molto probabilmente aumenterà il margine di crepa;


  • la parte esterna è preceduta da una piccola area verde che porta direttamente ai servizi igienici del Convento per i turisti;


  • la pioggia ha portato moltissima terra verso il burrone con il conseguente interesse dell’area verde che, gradualmente, è scivolata a valle;


  • i sopralluoghi effettuati dai Vigili del Fuoco e dall’Amministrazione comunale, hanno portato alla chiusura del Santuario al pubblico, sigillando la zona adiacente e soprattutto alla parte esterna che continua a cedere;


  • nel Convento risiedevano tre frati, uno anziano e due giovani postulanti, che a causa della chiusura dello stesso sono stati costretti ad andare via non solo dal Convento ma anche dalla Città di Bisignano;


  • a distanza di un anno, le promesse di due milioni di euro, da parte della Regione Calabria, per il restauro del Convento di Sant’Umile, risultano ancora inattese;


  • ad oggi, infatti, l’acqua continua a penetrare nelle stanze alla minima avvisaglia di pioggia:


  • quali necessari ed urgenti iniziative, il ministro intenda attuare, al fine di garantire gli interventi di restauro del Convento di Sant’Umile e riconsegnare alla Città di Bisignano un pezzo della sua storia.


On.Angela NAPOLI


Roma,22 febbraio 2011



POLITICA
Scopelliti a Cosenza presenta il Piano di Rientro della Sanità calabrese. Fuori le proteste.
17 ottobre 2010



Impressioni di un'osservatrice

Sabato scorso c'erano tutti, o quasi, quando il Presidente della Regione Calabria, Scopelliti, ha varcato la soglia del teatro Morelli, a Cosenza. C'erano tutti i suoi (apparentemente) fedelissimi, stretti nei loro abiti scuri, con le loro scarpe tirate a lucido e il sorriso scolpito sul volto. Eccoli, gli uomini del Presidente. Eppure dagli occhi di alcuni sembrava trasparire un certo disprezzo, che neanche gli slogan enfatici scanditi nel copione perfetto, nella recita perfetta, sono riusciti a celare. A chi, o a cosa fosse rivolto quel disprezzo, forse sarà il tempo a dirlo. Ma il Pdl che è apparso per la prima volta ai miei occhi, qualche giorno fa, mi è sembrato tutt'altro che spinto da un moto armonico. Intanto il Piano di Rientro della Sanità porterà nelle casse regionali ben 800 milioni di euro. Per cui vale la pena riportare fedelmente quello che ho visto, sentito e sintetizzato. Ciò che segue è semplice cronaca.

La cronaca e le dichiarazioni

Pubblicato su Mezzoeuro

Il Piano di Rientro perla Sanità è scattato, in un clima di fibrillazione politica che vede il Presidente della Regione Scopelliti al centro di una bufera mediatica senza precedenti. Tra i punti cardine del Piano il probabile licenziamento di 1427 persone, attualmente impiegate nel settore sanitario, e la disattivazione e riconversione di 18 presidi ospedalieri. E sulla pregressa gestione sanitaria del cosentino, dalla nuova Giunta, è arrivata una pioggia di critiche accese. Lo slogan "Meno sprechi, più qualità" sovrasta la platea, a Cosenza, in un teatro Morelli gremito, dall'alto dello schermo su cui Scopelliti illustra il piano.

Le dichiarazioni di Scopelliti

 "Non è il momentodi parlare, è quello di fare" afferma il Presidente. E nel clima di grande consenso che lo circonda, Giuseppe Scopelliti presenta quel Piano di Rientro "utile alla causa della crescita e dello sviluppo di questo territorio". Non mancano le critiche agli ex consiglieri Pd, Principe e l'ex consigliere Franco Pacenza, che invitano la nuova Giunta a essere ligia sull'attuazione del Piano. "Quando in questa parte di territorio la Sanità veniva svenduta da logiche perverse, voi dov'eravate?" gli risponde Scopelliti. "In un territorio come quello cosentino, che èstato ampiamente devastato, dove l'autista del manager prendeva 700mila euro di straordinario, figuriamoci il resto. Qui si è realizzata una perdita che è circa il 40% del disavanzo regionale". Scopelliti sottolinea le sue perplessità su un Piano di Rientro calato dall'alto, preparato a tavolino, senza concertazione alcuna, dalla precedente Giunta Loiero. E afferma: "Noi possiamo approfondire il Piano, ma non possiamo modificarlo. Perché ciò porterebbe almeno un anno di ritardo alla sua attuazione e noi non abbiamo più tempo". A causa della disattesa del cronoprogramma nell'attuazione del Piano, infatti, ancora oggi la Regione Calabria è in attesa di ben 800mln di euro, quella premialità che potrà ricevere solo se applicherà tempestivamente quanto previsto. "Abbiamo chiesto al Governo se si puo' avere un anticipo diqueste risorse, perché siamo in una situazione di grande emergenza" continua il Presidente. Altro elemento fondamentale è "produrre in tre anni 1.400 unità in meno, rispetto alle attuali", perché la Sanità ha prodotto 3mila posti di lavoro in più rispetto al suo reale fabbisogno. "Non dobbiamo misurarci più su chi è il meno peggio in Calabria, ma su chi è il più bravo", continua Scopelliti. E nel cuore dell'esposizione del Piano regala al suo pubblico un'interessante notizia: "E'stata fatta una valutazione sbagliata del debito. Riteniamo che forse al 31 dicembre del 2008 il disavanzo della regione Calabria non sia 2miliardi e 166 mln, bensì potrebbe non superare il miliardo e 100". Quindi, nei prossimi mesi, potremmo avere delle sorprese inattese. 

Le dichiarazioni di Pino Gentile, assessore alle Infrastrutture della Regione Calabria

A illustrare le ragioni dell'attuazione del Piano di Rientro anche l'assessore alle Infrastrutture, Pino Gentile, che lo definisce "l'unico modo per ricevere, da parte del Governo gli 800 mln dieuro che la Regione deve avere per la Sanità" e aggiunge: "Ho visto all' ospedale di Cosenza, i medici si stanno rimotivando, hanno voglia di fare, c'è un po' di ordine in più, c'è un po' di spreco in meno, e queste sono le cose importanti! La sanità di prima, non la possiamo più tollerare. Quella soprattutto a Cosenza, sul territorio, era un imbroglio continuo, uno spreco continuo, un atto in dispregio del buon senso e di quella sanità buona che la gente vuole". Gentile non risparmia critiche accese alla stampa, affermando: "La demagogia, sulla nostra terra è quella frequentata di più, sui giornali, nelle piazze, in mezzo alla gente,e però si dimenticano le cose importanti". E aggiunge: "Non si può scherzare con una Sanità che ha fatto dei debiti, ha fatto le cose peggiori, dove i bravi medici sono stati messi da parte e dove ha fatto rumore solo il giornale e i casi eclatanti di malasanità! Io credo che c'è un'ottima Sanità in Calabria, e va portata avanti e migliorata. Non è vero che si vogliono chiudere ospedali! Si riaprono ospedali semichiusi, ospedali che registravano soltanto morti, perché erano messi male. Sono ospedali che vanno riconvertiti". 

Occhiuto, UDC

A Mezzoeuro, anche Occhiuto, UDC, afferma: "Non è più tempo di sprechi. La Sanità non può più essere un baraccone per alimentare clientele. E' necessario intervenire innanzitutto sui problemi strutturali, come per esempio i ricoveri impropri. Si possono tagliare i posti letto laddove sia possibile, e applicare il regime ambulatoriale. Sulle strutture d'eccellenza che sono cristallizzate nell'attesa di essere aperte, ci risponde: "Diamo tempo a chi governa di affrontare tutti i problemi. Sarebbe ingiusto attribuire, a chi sta avendo il coraggio di riformare la Sanità, anche le colpe di chi questo coraggio non ha avuto, negli anni passati". 

Mancini, Pdl

Giacomo Mancini (Pdl), dal palco di teatro Morelli,sottolinea come "Lo scopo è quello di realizzare una sanità efficace, chiamare in servizio i medici migliori, creare strutture altamente competitive. Questo è l'obiettivo posto alla base della nostra azione di governo". 

Chiappetta, Pdl

E ancora, Gianpaolo Chiappetta:"L'importante è creare in Calabria un modello di sviluppo sanitario che metta al centro la persona, cosa che non si è verificata fino a questo momento. Rispetto a questo" continua Chiappetta "non è impegnato solo il Presidente Scopelliti con la sua Giunta, ma siamo impegnati tutti, siete impegnati tutti in prima persona. Abbiamo assolutamente bisogno di abbattere il concetto stereotipato della "Calabria piagnona, ritardataria, parassitaria". 

Magarò, Pdl

E ancora, Magarò(Pdl): "Penso che i cittadini calabresi aspirino a una Sanità efficiente e razionale, in cui la politica faccia un passo indietro rispetto alla gestione. La salute è al primo posto, nel cuore e nella testa dei calabresi, che ambiscono ad esser curati in Calabria, a cambiare le cose, e io penso che questo Piano di Rientro sanitario punti a eliminare gli sprechi, a migliorare la qualità delle prestazioni, ma soprattutto a maggiori investimenti". Sull'apertura dei reparti immersi nel limbo dell'attesa, come quello di degenza ordianaria, del reparto di ematologia dell' Annunziata di Cosenza, Magarò ci risponde: "La fuga dei calabresi verso altre regioni purtroppo è il dato negativo. In Calabria ci sono punti d'eccellenza che meritano di essere valorizzati, questo reparto che lei ha citato qui a Cosenza è diretto da un buon professionista, le famiglie sono entusiaste e contente. Penso che vada potenziato e migliorato. Penso che razionalizzare la spesa non vuol dire non fare investimenti. Gli investimenti devono essere fatti, anche dal punto di vista strumentale, migliorando le attrezzature, e soprattutto premiando coloro i quali riducono le liste di attesa, e penalizzando coloro i quali utilizzano la Sanità per fare politica". 

Tosti, Pdl

E ancora,Roberto Tosti, dirigente del Pdl, afferma che: "Dopo unapolitica di disfattismo e di sprechi, ecco una politica a servizio della Sanità, e non la Sanità a servizio della politica. Cirendiamo conto che in Italia c'è un primo fattore: quello della mancanza della qualità assistenziale, dove c'è tantissima emigrazione sanitaria, dove ci sono degli sprechi e manca la qualità.Speriamo che questa volta abbia buon fine. Certo, il percorso èdifficile, ma suppongo che Scopelliti, insieme alla sua Giunta,raggiungerà un traguardo che sarà utile a tutti i calabresi. Cisaranno anche le eccellenze che non saranno più l'eccellenza sulla carta ma si chiameranno eccellenze perché faranno un alto profilo di qualità assistenziale che in Calabria, oggi, si vede pochissimo".

Le polemiche sulle accuse ricevute da Scopelliti, nell'ambito della trasmissione "Annozero"

Nell'ambito della presentazione del Piano di Rientro Scopelliti fa un cenno alle polemiche che lo hanno investito, dopo la puntata rovente di Annozero. "Gente che fa il parlamentare pensa di poter aggredire la politica" afferma dal palco "ma quando si parla bisogna fare nomi e cognomi e mirare al bersaglio, sapendo ciò che si dice e assumendosi le responsabilità. Su queste cose non si può generalizzare". Poi sottolinea fortemente: "Il tema della Sanità è vitale perché se si supera questo scoglio diventa più agevole operare altre riforme, su altri terreni e altri comparti. Perché per noi la Sanità oggi rappresenta la vera grande sfida sul livello culturale. Riuscire a vincere questa partita significa stravolgere i meccanismi di chi ha sempre pensato che in Calabria le grandi rivoluzioni non si potessero fare".  

Le mie conclusioni

Solo il tempo potrà fornirci gli elementi per valutare se Scopelliti passerà alla storia come l'autore di un'impresa epica, come quella di salvare la Sanità calabrese. Intanto ieri si è registrata l'ennesima morte dubbia, in un ospedale del catanzarese. Baltov Zdravko, tredici anni, di origini bulgare, è morto ieri mattina all'ospedale Pugliese Ciacco. Il giovane era stato dimesso due giorni prima dal Pronto Soccorso. 

Giulia Zanfino


diritti
Catanzaro: proteste contro i fumi della fabbrica dei veleni "Seteco"
12 agosto 2010

Foto: Emilio Grimaldi (www.emiliogrimaldi.blogspot.com)

Catanzaro. "Un disastro ambientale senza precedenti". Queste le dure affermazioni del comitato "Seteco, la fabbrica dei veleni nascosti", durante l'incontro tenutosi nel Palazzo della Regione Calabria, a Catanzaro, con Sonia Munizzi, vicecapo di Gabinetto del presidente della Regione, Scopelliti. Il comitato, nato dall'esasperazione di un gruppo di cittadini che da anni denuncia invano le esalazioni tossiche sprigionate dal grigio capannone della seteco srl, che giace sotto sequestro nella zona industriale, a ridosso della strada statale dei Due Mari, ha promosso una manifestazione di protesta proprio a Catanzaro. Per accendere i riflettori regionali su quella che è una catastrofe ambientale, che va avanti da ben quattro anni. Siamo in località Marcellinara e dal ciglio della statale 280, all'altezza della zona industriale, chiunque può sentire le folate di cattivo odore che si sprigionano vicino al capannone della Seteco. Le spesse spirali di fumo bianco, frutto del processo di autocombustione di un ammasso di rifiuti accatastati nella struttura, posta sotto sequestro la prima volta già nel duemilasei, la dicono lunga sul grado di pericolosità di queste esalazioni. Provenienti forse dai residui dei fertilizzanti un tempo prodotti dalla Seteco. Ma secondo alcuni "lì dentro c'è qualcosa che non va", perché dal duemilasei il fascicolo gira nelle procure e tra i tavoli istituzionali. Eppure, ad oggi, i rifiuti continuano a bruciare. Proprio per questo, venerdì, il volto coperto da una simbolica mascherina, i membri del comitato "Seteco, la fabbrica dei veleni nascosti", un nutrito gruppo di cittadini, e qualche rappresentante dei partiti politici IDV e i Radicali Italiani, si sono recati a Catanzaro, in piazza Grimaldi, per manifestare la loro indignazione. Grande assente alla manifestazione, l'associazione "Legambiente", che però ha aderito alla battaglia del comitato. 

Foto: Emilio Grimaldi

Grandi assenti i cittadini che vivono e lavorano nelle zone adiacenti al capannone dei veleni, prime vittime di questo scempio silenzioso. "Il fatto che alla manifestazione non ci fosse chi abita vicino all'area colpita dai fumi è segno che le persone hanno paura di esporsi" afferma il comitato. " Se sono quattro anni che il capannone sprigiona fumi nocivi e nulla è stato fatto per porvi rimedio, vuol dire che c'è qualcosa che non và" prosegue il comitato. Ma sono stati assenti anche i rappresentanti politici del Comune di Marcellinara. Nessun delegato del sindaco Scerbo, che ha più volte confermato il suo impegno verso la questione "Seteco", ha partecipato al sit-in. Ennesimo triste segnale della voragine che troppo spesso divide cittadini attivi e loro rappresentanti istituzionali, specchio di una politica che stenta ad uscire dalle stanze dei palazzi padronali, per battersi quotidianamente insieme alla collettività e difenderne il diritto alla salute e alla vita, nelle nostre terre. 


Dopo aver manifestato a colpi di slogan enfatici, tra i quali "Seteco: licenza di uccidere", nel cuore di piazza Garibaldi, una delegazione del comitato è stata ricevuta dalla dottoressa Munizzi, vicecapo di Gabinetto del presidente Scopelliti, che ha sottolineato subito come il presidente fosse stato messo a conoscenza della vicenda solo a seguito della manifestazione. Secondo alcuni, invece, poco dopo il suo insediamnto in Regione, il neo presidente Scopelliti aveva ricevuto un fascicolo contenente il caso "Seteco" e le esalazioni velenose sprigionate dal capannone, per anni. Del resto chiunque attraversa la Due Mari sente le folate di cattivo odore che arrivano dalla zona industriale, ed è curioso immaginare che il presidente della Regione non si sia posto delle domande. Durante l'incontro il comitato ha espresso preoccupazione sia per i cittadini che vivono e lavorano nell'ambiente adiacente al capannone Seteco, sia per la catena alimentare, danneggiata profondamente dalle esalazioni della fabbrica abbandonata. Attorno alla zona industriale ci sono pascoli e coltivazioni. E bisogna cercare di capire quanto sia grave il danno e come farvi fronte. Nell'ambito dell'incontro la dottoressa Munizzi, a cui il comitato ha spiegato dettagliatamente tutta la vicenda, ha affermato: "La vostra è una denuncia giusta e legittima". La vice capo gabinetto si è impegnata a fare in modo che il presidente Scopelliti, in concerto con la Procura, l'Arpacal e Vincenzo Iiritano, curatore fallimentare della Seteco srl, trovi una soluzione per poter intervenire il prima possibile a tutela della salute pubblica del catanzarese. E dopo quattro anni di inerzia sembra toccherà proprio al presidente Scopelliti prendere di petto una situazione letteralmente esplosiva. La prossima settimana il comitato attende notizie sul da farsi. Altrimenti organizzerà una grossa manifestazione, per rompere definitivamente il silenzio che ha avvolto per anni questa torbida vicenda.

Giulia Zanfino

Mezzoeuro 31/07/2010

foto: Emilio Grimaldi

POLITICA
Aiello Calabro. Dibattito su "Dissesto idrogeologico e inquinamento ambientale". Le istituzioni negano l'esistenza delle navi dei veleni
2 agosto 2010


Aiello Calabro. Rassicurare i cittadini e difendere l'economia della stagione balneare. Questo il probabile obiettivo dell'assessore regionale all’Ambiente, on.le Francesco Pugliano, nell'incontro tenutosi giovedì pomeriggio ad Aiello Calabro. Il macroscopico argomento affrontato, del resto, la dice lunga. Perché in, Calabria quando si parla di “Dissesto idrogeologico e inquinamento ambientale”, dire che và tutto bene è diventato un classico. Ed è chiaro che la Regione Calabria deve difendere a tutti i costi il fragile equilibrio su cui è adagiata l'economia della stagione estiva. Così, nell'incontro tenutosi giovedì 29 luglio, ad Aiello Calabro, paese colpito duramente dalle morti di cancro a seguito del quasi certo traffico di rifiuti tossici e radioattivi connessi alla torbida vicenda della Jolly Rosso, l'assessore ha smentito la possibile contaminazione delle nostre terre. Pur parlando a pochi chilometri dalla cava dove giace il cesio 137, uno ione radioattivo pericolosissimo rinvenuto da più di un anno nelle terre circostanti il fiume Oliva. Il tema trattato è certamente tra i più spinosi attualmente in circolazione in Calabria. E il tavolo dei relatori è ricco di geologi esperti, quali il presidente regionale dell’ordine dei geologi Franco Violo , il geologo Gino Merenda già direttore dell’Istituto per la protezione idrogeologica del CNR di Rende. Tra i relatori anche l’ambientalista e giornalista d'inchiesta Francesco Cirillo, oltre ai politici locali quali Michele Bruni, capogruppo consiliare di Alleanza per il progresso di Aiello Calabro, e il consigliere regionale del Pdl, Fausto Orsomarso. La fotografia scattata dai geologi e dell’ambientalista Cirillo è impietosa. Trapela l'immagine di una Calabria duramente ferita da veleni e dissesti idrogeologici. E proprio il geologo Franco Violo sforna dati incredibili, che nella sala fanno calare il gelo, nonostante il caldo afoso di quel pomeriggio estivo. Violo sottolinea come, in Calabria, negli ultimi due anni ci siano state 550 frane ed oltre 1000 smottamenti, e ciò nonostante manchino leggi specifiche per intervenire sul territorio. Manca, infatti, una legge sismica, una legge sulle cave e una sul territorio. Come se non bastasse, per intervenire sui danni subiti dalle nostre terre, occorrerebbero 4 miliardi di euro, e un investimento diretto, da gestire attraverso una rete di geologi che in Calabria c'è già, ma non viene sfruttata nelle sue potenzialità. Durante il dibattito sono state proiettate su uno schermo le inquietanti immagini delle frane avvenute negli ultimi anni in Calabria. E a mettere il dito nella piaga anche le dure affermazioni del dott. Merenda. E' lui che parla di 180 centri storici completamente abbandonati in tutta la nostra terra. 180 centri storici che potrebbero essere recuperati e, invece, sono stati dimenticati dai governi che si sono susseguiti nella regione. Uno su tutti il centro storico di Laino Borgo quasi ancora integro nonostante sia stato abbandonato da un decennio circa. Il dottor Merenda rivela di essersi opposto all’abbandono dell’intero paese di Cavallerizzo e di essere stato estromesso dai studi effettuati sul territorio, perché contrario a operazioni che prevedevano l’utilizzo di fondi europei e nazionali, in operazioni di riqualificazione assolutamente sterili. E sforna una competenza mostruosa condita a una profonda amarezza, per come sono state trattate professionalità come la sua, negli anni pregressi.

Manifestazione per la verità sulle navi dei veleni, 2004

L’intervento di Francesco Cirillo, seguito a quello di Merenda, è stato accolto dall’ applauso di tutti i presenti in sala. Cirillo è conosciuto da tempo nel territorio, per le sue battaglie sulle navi dei veleni, e all’ingresso della sala il banchetto allestito per la vendita del suo ultimo lavoro, è stato preso d'assalto. Il libro tratta proprio della torbida vicenda degli affondamenti di navi cariche di rifiuti radioattivi, nei fondali del Tirreno cosentino. Così “La notte di Santa Lucia”, ultima fatica del giornalista, è andata letteralmente a ruba. Cirillo, nel suo intervento, racconta la sua Calabria, sottolineando la rottura del rapporto fra l’uomo e la natura. Una rottura dovuta da uno sviluppo del territorio, da lui definito “scriteriato”, che ha visto l'edificazione selvaggia deturpare spiagge, fiumi e consegnare il territorio alle ‘ndranghete, che, secondo Cirillo, hanno sotterrato rifiuti tossici ovunque. Cirillo è convinto che i propri fusti tossici trasportati dalla Jolly Rosso non siano una chimera e che quel carico radioattivo sia stato sotterrato sul letto del fiume Oliva, nella cava e nelle briglie adiacenti. Riferisce di quanto detto dalla Procura della repubblica di Paola rispetto ai centomila metri cubi di rifiuti tossici rinvenuti nella valle dell'Oliva, paragonando quella massa di veleni a un Colosseo seppellito nel fiume. E subito dopo il suo intervento sono arrivate le rassicurazioni, offerte al pubblico dai rappresentanti istituzionali. Prima il consigliere regionale Orsomarso, poi l’assessore regionale all’Ambiente, Pugliano, poi il sindaco di Aiello Calabro, Iacucci. I tre sono concordi nell'affermare che le navi dei veleni non ci sono perché lo hanno detto la ministra all’Ambiente e alla tutela del Territorio e dei Mari, Stefania Prestigiacomo e i tecnici della Mare Oceano, l'imbarcazione che ha effettuato i rilievi sulle zone sospette, mesi addietro. Poco importa che il proprietario della Mare Oceano sia, di fatto, quall’Attanasio amico di Berlusconi e testimone al processo Mills; lungo il fiume Oliva non ci sono scorie radioattive perché lo ha affermato l’Ispra (istituto superiore per la protezione e ricerca ambientale) che è un soggetto legato al Ministero dell’Ambiente. Quindi solo chiacchiere quelle degli ambientalisti catastrofisti. E sia l’assessore Pugliano, che Orsomarso si rivolgono a Cirillo, ritenuto per l'ennesima volta la “Cassandra” della Calabria pulita. Ma ad attenderli non è solo l' infiammata risposta di Cirillo. Vi è anche la reazione dell'intera platea. Diversi cittadini chiedono la parola e rivolgendosi direttamente all’assessore all’ambiente ricordano l'ecatombe silenziosa legata alle morti per tumore, che ha messo in ginocchio l'intero territorio. E ricordano i fiumi di testimonianze susseguitesi negli anni, sui presunti traffici di rifiuti. E’ un fuoco di fila che fa vacillare i rappresentanti delle istituzioni, obbligati a fare i conti, sulla propria pelle, con lo stato di esasperazione esistente nelle popolazioni locale, che vedono svanire la possibilità di raggiungere una qualche verità su quanto è avvenuto lungo il fiume Oliva e nel mare antistante. Il sindaco Iacucci, sollecitato dalla sua minoranza in consiglio, dice che si costituirà parte civile quando finirà tutta la storia e solo se necessario. Adesso Iacucci afferma di non vederne l’urgenza e chiede alla Procura di Paola di sollecitare tutte le procedure riguardo ai prelievi, pe mettere la parola fine a questa dolorosa vicenda. Eppure sembra non siamo ancora vicini alla verità, sulla vicenda delle navi dei veleni. La parola “fine” è lontano dall'esser posta.


Giulia Zanfino

Mezzoeuro 31/07/2010

Foto: internet

POLITICA
Interrogazione parlamentare dell'on. Angela Napoli: i rapporti tra mafia e politica.
1 luglio 2010

Comunicato stampa


Personalmente sono stata sempre convinta del fatto che addebitare le stragi del ’92 solo a Cosa Nostra rappresentava un alibi utile a nascondere i connubi di questa con la politica.

Così come mi sono sempre chiesta se mai i Servizi avessero avuto un qualche ruolo nelle stragi, non foss’altro per la scomparsa dell’Agendarossa di Paolo Borsellino.

Oggi voglio dare atto al sen. Giuseppe Pisanu , Presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, di aver messo in luce tutto ciò nella relazione presentata in Plenaria.

Sicuramente sul tema si aprirà un grande dibattito che, peraltro, non potrà non tener in considerazione anche il lavoro che la Magistratura inquirente siciliana sta effettuando in merito.

Ma sarebbe da veri illusi nascondere e quindi non aiutare a comprovare i rapporti, sempre esistenti, tra politica e mafia, così come sarebbe peccare di ingenuità immaginare che tali rapporti non permangano  tutt’oggi.

On. AngelaNAPOLI

Componente Commissione Parlamentare Antimafia

Roma, 30 giugno 2010


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