Inchieste, reportage e articoli. Tutto questo è Donnelibertadistampa, il blog a quattromani di Valeria Brigida e Giulia Zanfino Donnelibertadistampa | donne libertà di stampa | Il Cannocchiale blog
.
Annunci online

Link

Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

blog letto 1 volte


diritti
"NON SI PUO' MORIRE DI ACIDO MURIATICO". A REGGIO L'8 SETTEMBRE UN SIT IN PER ACCENDERE I RIFLETTORI SU ALCUNE MORTI SOSPETTE.
28 settembre 2011



                           Le donne del movimento "Se non ora quando" di Reggio Calabria

Reggio Calabria. "E ora lo Stato intervenga per tutelare i figli della Cacciola, tutti minorenni!". L'on. Angela Napoli esce dalla Prefettura di Reggio Calabria, mentre sulla città è calata la notte. Insieme a lei un gruppo di donne, tra cui l'on. Maria Grazia Laganà, organizzatrici della manifestazione "Chi collabora non deve morire di acido muriatico". Donne diverse le une dalle altre. Attiviste politiche di Fli, Idv, Pd, le donne del movimento "Se non ora quando?", insegnanti in pensione, studentesse. Donne arrivate in piazza Italia per un'emozione forte. "Abbiamo seguito in poco tempo suicidi di donne con acido muriatico. Tutte donne che erano testimoni di giustizia" afferma Antonia Lanucara, prima firmataria della petizione che verrà presentata alle più alte cariche del Governo, per accendere i riflettori sulla questione dei testimoni di giustizia. "Il problema che ci ha spinto qual'è?" continua la Lanucara "E' che ci si può ammazzare con un tubetto di sonnifero, così ti addormenti serenamente. Invece queste donne ricorrono al suicidio sapendo che soffriranno in maniera terribile. Allora non si tratta solo di suicidio, ma di una volontà auto-assassina. Questa cosa in qualche maniera ci ha fatto pensare. Non so quali fossero le condizioni quando queste donne hanno bevuto l'acido. Voglio pensare a qualunque cosa... Maria Concetta aveva solo 32 anni e 3 figli e aveva deciso di diventare testimone di giustizia". I dubbi sono più che leciti. Testimoni di giustizia e acido è il binomio agghiacciante che sembra governare le sorti delle donne che decidono di schierarsi contro la 'ndrangheta. Maria Concetta Cacciola, Tita Buccafusca, Lea Garofalo. Donne che hanno fatto una scelta difficile, che non lascia scampo: sangue contro sangue, perché il clan è una famiglia. Un sofisticato meccanismo capace di preservare l'endogamia di ceto che costituisce l'ossatura della mafia calabrese, da più di un secolo. Queste tre donne oggi non possono più parlare. La loro morte, certo sospetta, è più simile a un monito. A un messaggio chiaro e netto: chi collabora muore. Di una morte dolorosa. Spietata. "L'obiettivo del nostro sit-in" continua la Lucanara "è quello di mettere mano alla legge che già esiste sui testimoni di giustizia, per fare in modo che le protezioni siano saggiamente guidate". 



Tre giorni prima della morte, Maria Concetta Cacciola aveva richiesto la protezione a cui aveva rinunciato, tornando a Rosarno. Bisognerebbe forse garantire maggiore protezione a chi diventa testimone e quindi rivedere la legge. Sotto il palazzo della Prefettura le donne del movimento "Se non ora quando?" di Reggio Calabria stringono tra le mani gli striscioni. Hanno un bavaglio rosa stretto sul volto. Sopra c'è scritto "Acido", "'Ndrangheta", "Silenzio". Luciana, Teresa, Rosamaria, Consuelo, Rosanna. Donne che si muovono per le donne. Sorridono sotto il bavaglio e si scambiano sguardi complici. Prima di arrivare al sit-in hanno fatto volantinaggio sul Corso, per divulgare l'evento. "Il nostro movimento non fa assistenzialismo. Per ribaltare l'assioma mafioso bisogna sollecitare le coscienze a una presa di posizione netta". Ma Piazza Italia è quasi vuota. I reggini passeggiano sul corso, tra vetrine ammiccanti e palazzi padronali. Forse la presa di coscienza è ancora lontana. Forse si vuole fingere di non vedere. Eppure mai come in questo momento storico, in Calabria, si assiste a un movimento di donne che decidono di schierarsi contro la 'ndrangheta e denunciare la propria famiglia. E c'è da chiedersi se queste morti saranno un deterrente per chi vorrebbe, ma non ha ancora avuto il coraggio di passare dall'altra parte. Perché la scelta di essere testimone di giustizia, in Calabria, ha un costo altissimo. Significa schierarsi contro il marito, i figli, i fratelli, le sorelle. E ritrovarsi soli. Perché il sangue è il cemento di ogni rapporto mafioso e la donna è un capitale sociale inestimabile, bullone di quell'ingranaggio determinante, per muovere il mondo parallelo dominato dai clan. 



                                    L'On. Angela Napoli e Teresa Libri (Fli Calabria)


"Il Prefetto si è fatto carico di segnalare al Ministero dell'Interno questa sollecitazione che proviene dalla società civile, rispetto all'attenzione necessaria per i testimoni di giustizia ed in particolare per le donne" afferma l'on. Angela Napoli. "Donne che decidono di ribellarsi a volte anche perché appartenenti a famiglie mafiose, ma che poi si ritrovano completamente isolate e quindi incoraggiata al suicidio. Abbiamo voluto fare attenzionare al Prefetto la modalità, che deve far preoccupare, dell'uso dell'acido muriatico. Non dimentichiamo che Reggio ha visto anche un'altra donna, funzionaria del Comune, usare l'acido muriatico per il suicidio (Orsola Fallara, ndr). Sono fatti molto, molto strani, che vanno attenzionati e sui quali pretendiamo chiarezza. Lo dobbiamo ai sacrifici di queste donne, per evitare che accadano nuovi fatti di questo genere". L'obiettivo è quello che si riveda la legge sui testimoni di giustizia, per garantire loro una tutela più ampia. Chiediamo all'on. Napoli cosa ne sarà dei figli di Maria Concetta Cacciola. "Lo Stato intervenga per tutelarli" ci risponde l'onorevole. Cosa ne sarà di loro ce lo dirà il tempo. A oggi sono tre minorenni, orfani di madre, in terra di 'ndrangheta.

.


Giulia Zanfino (foto G.Z.)

Fonte: Mezzoeuro


arte
Interrogazione dell'On. Angela Napoli sullo stato di abbandono in cui versa il Convento di Sant'Umile, a Bisignano.
23 febbraio 2011


Interrogazione a rispostascritta


Al Ministro per i Beni ele Attività Culturali – Per sapere - premesso che:


  • nello scorso mese di febbraio 2010, causa incessanti piogge, uno smottamento ha causato danni al Santuario di Sant’Umile nella Città di Bisignano (CS) il luogo più rappresentativo della stessa Città;


  • ad essere interessato dallo smottamento è la parte esterna del Santuario con un dislivello che tocca i 7-8 cm e che molto probabilmente aumenterà il margine di crepa;


  • la parte esterna è preceduta da una piccola area verde che porta direttamente ai servizi igienici del Convento per i turisti;


  • la pioggia ha portato moltissima terra verso il burrone con il conseguente interesse dell’area verde che, gradualmente, è scivolata a valle;


  • i sopralluoghi effettuati dai Vigili del Fuoco e dall’Amministrazione comunale, hanno portato alla chiusura del Santuario al pubblico, sigillando la zona adiacente e soprattutto alla parte esterna che continua a cedere;


  • nel Convento risiedevano tre frati, uno anziano e due giovani postulanti, che a causa della chiusura dello stesso sono stati costretti ad andare via non solo dal Convento ma anche dalla Città di Bisignano;


  • a distanza di un anno, le promesse di due milioni di euro, da parte della Regione Calabria, per il restauro del Convento di Sant’Umile, risultano ancora inattese;


  • ad oggi, infatti, l’acqua continua a penetrare nelle stanze alla minima avvisaglia di pioggia:


  • quali necessari ed urgenti iniziative, il ministro intenda attuare, al fine di garantire gli interventi di restauro del Convento di Sant’Umile e riconsegnare alla Città di Bisignano un pezzo della sua storia.


On.Angela NAPOLI


Roma,22 febbraio 2011



Interrogazione parlamentare della deputata Angela Napoli, in seguito ai fatti di Goiosa Ionica.
1 giugno 2010
Interrogazione a risposta scritta 


Al ministro dell’interno - per sapere- premesso che: 


nonostante l’encomiabile attività di contrasto delle Forze dell’Ordine e della Magistratura, la ‘ndrangheta sta terrorizzando il territorio dell’intera provincia di Reggio Calabria con vili atti intimidatori nei confronti di Magistrati ed Amministratori locali;

è della scorsa settimana la notizia di una lettera minatoria ricevuta dal Procuratore della DDA di Reggio Calabria, Giuseppe Pignatone che con l’intera equipe sta gestendo una importantissima attività di contrasto a tutte le cosche della ‘ndrangheta dell’intero territorio reggino;

persone non identificate hanno compiuto,nella notte del 29 maggio u.s., un attentato incendiario contro l’automobile di proprietà del vice sindaco di Marina di Gioiosa Ionica , Giuseppe Femia;

poco prima, nella stessa nottata del 29 maggio u.s., un attentato incendiario ha distrutto, sempre a Marina di Gioiosa Ionica, uno stabilimento balneare di proprietà del cognato del sindaco della Città, Rocco Femia;

il messaggio inviato dalla ‘ndrangheta è palesemente drastico contro l’Ente comunale di Marina di Gioiosa Ionica che sta tentando di amministrare, pur se con le difficoltà riscontrate da tutti gli Amministratori che operano in territori ad alta densità mafiosa, per soddisfare le problematiche di quella collettività;

nella notte del 30 maggio u.s., ignoti hanno fatto esplodere un ordigno davanti al garage del Sindaco di Sinopoli (R.C.), Luigi Chiappalone, già vittima di numerosi altri danneggiamenti subiti da quando ha assunto la guida della cittadina:

quali urgenti iniziative intende attuare per garantire la sicurezza all’interno dell’intero territorio della provincia di Reggio Calabria;

se non ritenga necessario ed urgente decretare l’attuazione dei progetti “PON Sicurezza per lo sviluppo del Mezzogiorno 2007-2013”, predisposti dai Comuni della provincia di Reggio Calabria, e che prevedono impianti di videosorveglianza per garantire sicurezza e libertà di impresa.

On. Angela NAPOLI 


Roma, 1 giugno 2010
sfoglia
luglio        gennaio