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diritti
Alla sbarra gli imputati del processo "Marlane".
27 novembre 2010
di Giulia Zanfino

Redattore Sociale

Paola. Alla sbarra i tredici imputati del processo "Marlane", la tristemente nota "fabbrica dei veleni" del Tirreno cosentino. Sarà dunque un processo in piena regola a mettere a fuoco la controversa vicenda del lanificio di Praia a Mare dove, per anni, morti e malattie sospette tra gli operai, hanno sollevato dubbi sulle misure di sicurezza adottate nel processo produttivo della fabbrica. Tra gli imputati spicca la dirigenza del vicentino Gruppo Marzotto, difesa dal noto avvocato Niccolò Ghedini. E proprio venerdì, dopo 5 ore di camera di consiglio, il Gup del Tribunale di Paola, Salvatore Carpino, ha rinviato a giudizio gli imputati, a vario titolo, per omicidio colposo plurimo, aggravato dall' omissione delle cautele sul lavoro, lesioni colpose gravissime, omissione dolosa delle cautele antinfortunistiche, disastro ambientale doloso. Nonostante la richiesta di "non luogo a procedere perché il fatto non sussiste", avanzata dall'intero pool difensivo. E il Procuratore del Tribunale di Paola, Bruno Giordano, afferma: "Auspico che sia fatta giustizia. Se ci sono delle responsabilità, com'è convinzione dell''ufficio di Procura, convinzione dimostrata da consulenze, oltre che attraverso le testimonianze delle vittime e degli operai che lavoravano in fabbrica, auspico che sia fatta giustizia e che non si ripropongano situazioni di questo tipo, da Terzo Mondo". Il 19 aprile, data fissata per la prima udienza, prenderà il via il più importante processo, in materia di Lavoro, di tutto il Meridione d'Italia. Qui verranno ripercorsi e scandagliati 40 anni di storia aziendale di una fabbrica, considerata vero e proprio "fiore all'occhiello" dell'industria tessile meridionale. Tra i grandi protagonisti del processo anche l'ENI, tra le aziende proprietarie della "fabbrica dei veleni", fino alla prima metà degli anni '80. A costituirsi parte civile, insieme agli operai ammalati e ai familiari delle vittime, l'associazione Legambiente, il WWF, i sindacati CISL, Slai Cobas, Si Cobas e altre realtà radicate sul territorio, sensibili alle sorti di un processo che squarcia il velo del silenzio su un'ecatombe silenziosa, durata decine di anni. Natalia Branda, avvocato di parte civile di ben 50 tra operai ammalati ed eredi degli operai deceduti, si pronuncia sul risultato ottenuto. "Sono estremamente soddisfatta, ma la vera battaglia, per il processo "Marlane", inizierà ad aprile". E sottolinea come l'ombra della prescrizione sia dietro l'angolo. Proprio nel corso dell'udienza preliminare, infatti, è stata dichiarata con sentenza la prescrizione di una contravvenzione, limitatamente al capo di "discarica abusiva". Quindi, il tempo stringe. Tra i familiari delle vittime, presenti in aula al momento della sentenza, grande commozione. "Nel novembre del 1995 ho fatto il mio primo ricorso, quando mi sono ammalato di cancro" racconta Luigi Pacchiano, operaio della Marlane, che per anni ha lavorato tra le mura della fabbrica, a ridosso della tintoria, "reparto killer" da cui si propagavano i fumi tossici. "Dop 15 anni dall'inizio della mia battaglia, oggi finalmente posso sperare di avere giustizia". Pacchiano è il coordinatore calabrese del sindacato SI Cobas, anch'esso costituitosi parte civile nel processo. Tra gli imputati eccellenti di questo processo spicca il nome di Carlo Lomonaco, attuale sindaco di Praia a Mare. Proprio su Lomonaco, ex chimico dell'azienda, responsabile del reparto tintoria dal 1973 al 1988, sono puntati i riflettori regionali. Il suo attuale ruolo istituzionale sembra testimoniare in modo incontrovertibile quanto la "fabbrica dei veleni" abbia inciso sugli equilibri politico-amministrativi del territorio. Ora non resta che aspettare il 19 aprile.

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