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diritti
"In Darfur rischio Srebrenica!" Italians for Darfur lancia l'allarme
27 febbraio 2009

  "Non è un problema locale". Il Senatore a vita Andreotti si pronuncia sul genocidio in Darfur. E la sua presenza alla conferenza stampa indetta da Italians for Darfur presso la Fnsi, non è casuale. E' vero che il Senatore è un politico lungimirante e la sua battuta sul conflitto in Darfur lo testimonia. Mentre gli occhi del mondo erano puntati su Gaza nella regione si è registrata l' ennesima escalation di violenza. Nel silenzio. Da sei anni ad oggi i riflettori si sono accesi solo sporadicamente su questo emblematico conflitto. Eppure gli occhi di diverse potenze sono puntate sul Darfur. Ieri Italians for Darfur, che da anni si batte per una maggior attenzione dell'informazione nei riguardi del conflitto, presenta il suo “Rapporto 2008 sulla crisi in Darfur”, stilato attingendo ai dati pervenuti dalle ONG presenti nella regione. “Quello del Darfur è un conflitto complesso, che va ben oltre lo scontro tra etnie e realtà diverse”. Ad aprire la conferenza le parole di Antonella Napoli, Presidente di Italians for Darfur, da anni impegnata in iniziative di sensibilizzazione su questa guerra per lungo tempo dimenticata . “E' un conflitto che ha dietro tanti interessi, perchè il Sudan, in particolare il Darfur, ha in se grandi risorse, di cui il mondo ha sempre più fame”. 


             

  Da tempo Russia, Cina e Stati Uniti giocano la loro partita in Africa. E, ad oggi, sembra che sarà la Russia a fare la mossa decisiva, come manifesta il suo sempre più forte interesse per la “questione Darfur”. Quando chiedo al Senatore Andreotti cosa ne pensa della presenza degli interessi di queste nazioni in Darfur mi risponde che bisognerebbe “ridare importanza alle Nazioni Unite per evitare disegni particolaristici”. Forse. Ma come frenare le “velleità colonialiste” di una Russia sempre più decisa a riprendere il suo posto nello scacchiere internazionale?


Che la situazione in Darfur stia peggiorando sensibilmente lo testimonia il "Rapporto 2008” sulla crisi nella regione sudanese, presentato da Italians for Darfur. Il quadro che ne emerge è quello di un disastro annunciato. La missione UNAMID, che doveva essere la più ampia forza di peacekeeping multilaterale mai dispiegata, prevedeva la presenza di ben 31.000 uomini nella regione, entro la fine del 2007. Ad oggi le truppe dispiegate sono poco più di 10.000. Mancano mezzi logistici e finanziamenti adeguati. Non ci sono elicotteri, mezzi indispensabili per spostarsi in una regione grande quanto la Francia. La situazione miserabile in cui vertono le truppe, che faticano a ricevere una retribuzione, è testimoniata dalla mancanza degli elmetti blu. Molti uomini usano buste di plastica del medesimo colore. Apposte su elmetti bianchi. Stefano Cera, di Italians for Darfur, lancia l'allarme: “In Darfur c'è il rischio che si ripeta ciò che è avvenuto a Srebrenica!”. E  Roberto Natale, presidente Fnsi, ricorda come nel 1995 l'Occidente ha assistito con “distrazione ipocrita” ad un “massacro annunciato”, ed invita la stampa a lavorare, affinchè un tale massacro non si ripeta in futuro. Suliman Hamed, rappresentante dei rifugiati del Darfur in Italia, parla di un “Rischio Somalia”. Il 4 marzo la Corte Penale Internazionale si pronuncerà sull'arresto di Omar Al Bashir, presidente sudanese, per il genocidio in Darfur, mentre l'effetto domino che questo conflitto potrebbe provocare è sempre più temuto.

Giulia

(Foto: Giulia Zanfino)


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